27 ottobre 2017

Americanismo e Antiamericanismo nel cinema italiano: Il Caso Mattei e la morte di Pasolini



                                                                                  Al centro, Furio Colombo e Gian Maria Volonté


“Io faccio affari con petrolieri, non venditori di petrolio”. La frase-lapide è del miliardario texano dal volto pingue e roseo (vagamente maialesco) che così sprezzantemente liquida Enrico Mattei durante una colazione di lavoro. Piccato, il fondatore dell’Eni, attraverso il suo interprete, gli ordina di tradurre in inglese alla lettera: ”Questo colloquio se lo ricorderà per tutta la vita, parola di Enrico Mattei”. L’interprete, diplomatico, saluta il petroliere e il suo assistente, dicendo: “Temo che l’affare sia saltato. Arrivederci signori”.

Questa scena è tratta dal film del 1972 di Francesco Rosi “Il caso Mattei” dedicato alla vita di Mattei, interpretato con la solita abilità mimetica da Gian Maria Volonté. A far da attore-traduttore nel film fu Furio Colombo, giornalista, scrittore, americanista e parlamentare della Repubblica, presente alla conferenza-show "Chi vuò fà l’Amerikano? - Un secolo di Stati Uniti attraverso il Cinema Italiano” che si è tenuta lunedì 23 ottobre al Centro Studi Americani di Roma.


Colpi di stato, opposti estremismi, servizi deviati, cadaveri eccellenti e la solita CIA che manipola tutto e tutti. Il film di Rosi, col senno di poi, si presta a tante, forse troppe, letture ex-post. Alla domanda, rivolta dal curatore dell’evento Luca Martera all’ex direttore dell’Unità Colombo, sul perché Rosi abbia scelto di realizzare un film che - visto oggi - sembra finanziato dall’Eni per raccontare la lotta di uno uomo solo contro tutti, Colombo ha precisato: “La storia di Mattei riguardava un pezzo di Italia contro un altro pezzo d’Italia e l’omicidio del giornalista De Mauro (che aiutò Rosi nelle ricerche per il film) non può essere collegato all’omicidio Pasolini. A Rosi piaceva curare più l’aspetto formale costruendo un puzzle che doveva lasciare volutamente molti punti interrogativi”. Come molti ricorderanno, Pasolini aveva da poco finito di girare “Salò” nel 1975 e da qualche anno stava lavorando al romanzo uscito postumo “Petrolio” che, per molti, sarebbe la vera ragione della sua morte poiché in alcune pagine - all’inizio ritenute perse ma poi rese note dal senatore ora in galera Marcello Dell’Utri - Pasolini parlò di P2, quando ancora non si sapeva cosa fosse, indicando nel successore di Mattei all’Eni, Eugenio Cefis, il fondatore della loggia massonica nonché il mandante dell'omicidio Mattei in combutta con i servizi segreti americani.

Ma, oltre a Rosi, come hanno raccontato gli Stati Uniti quei registi, produttori e sceneggiatori che hanno fatto grande il cinema italiano? Così Martera: In Italia, siamo sempre stati divisi su tutto e quindi anche in questo ambito si sono sviluppate correnti filo-americane e anti-americane di centro, destra e sinistra. Poi, a guardare bene, ci fu molta cautela da parte di molti “maestri” perché nel periodo d’oro i film italiani facevano il giro del mondo ma la distribuzione restava in mano agli americani. Ad inquadrare bene il fenomeno con il suo proverbiale cinismo fu Alberto Sordi, che così volle rassicurare quel giovane Sottosegretario allo Spettacolo di nome Giulio Andreotti sulle sorti del nostro cinema negli anni di Scelba e del Piano Marshall: “Vanno ai comizi dei metalmeccanici, ma se poi i produttori non li pagano in nero e in Svizzera, i film non li fanno”. Come dire, cuore a sinistra e portafoglio a destra, ieri, oggi e domani.


E ancora: l’interpretazione nei panni di un simil-Cupido di Benito Mussolini nel film muto americano “La città eterna”, il film su Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo che fa riaprire l’inchiesta negli Stati Uniti sui due anarchici che riescono ad ottenere la riabilitazione nel 1977, il finale del film del 1975 di Giuseppe Ferrara “Faccia di spia” che mostra le due Torri Gemelle coperte da un fiume di sangue a significare la commistione tra gli affari di Wall Street e gli eccidi nel mondo made in CIA.

Di questo e molto altro ancora si è parlato nella conferenza-show ideata da Martera e promossa nell’ambito del Festival Diplomacy diretto da Giorgio Bartolomucci, in collaborazione con la rivista di cinema Sentieri Selvaggi. Qui di seguito la playlist con alcuni estratti dalla conferenza durante la quale l'autore, in base all'art. 70 della legge sul diritto d'autore, ha fatto uso di citazioni cinematografiche per finalità di critica, analisi e discussione.


Al termine della conferenza il critico cinematografico Simone Emiliani ha chiacchierato con Martera su come i registi italiani hanno raccontato gli Stati Uniti negli ultimi anni e il discorso non è potuto che cadere sul produttore americano Harvey Weinstein, il cui ruolo è stato fondamentale per far ottenere gli Oscar ai film italiani “Nuovo Cinema Paradiso”, “Il postino”, “Mediterraneo” e “La vita è bella”. A proposito del film di Benigni, all’epoca del tour promozionale negli Stati Uniti, il regista toscano fu preso in giro dal programma satirico di Mtv “Celebrity Deathmatch” che vedeva scontrarsi in una lotta all’ultimo sangue personaggi famosi riprodotti in plastilina. Come avversario di Benigni, Mtv scelse Benito Mussolini, definito nella scheda di presentazione come colui che mandò al macello gli italiani, invase l’Etiopia e fu amico di Hitler. Descrizione di Benigni: massacratore di lingua inglese, invasore di spazio personale altrui e amico personale di Harvey Weinstein...


Per richiedere il racconto-show sugli Americani nel Cinema Italiano per scuole, università, aziende, associazioni, fondazioni e abitazioni private, leggi qui.