28 marzo 2017

Tutta la storia di Ralph Minichiello, il marine italo-americano che dirottò il Boeing nel 1969 da Los Angeles a Roma





Nel 1969 tutti i giornali e le tv del mondo ne hanno parlato.

E’ stato forse l’unico italiano a fare la guerra in Vietnam ma non ha nulla a che a fare con John Rambo, il personaggio interpretato da Sylvester Stallone, al quale è stato spesso accostato.

A 19 anni era già un veterano di guerra, un marine pluridecorato con 5 medaglie al valore.

Robert De Niro convinse Giancarlo Giannini a fare un film su di lui ma poi il progetto saltò. Mel Gibson ci ha riprovato ma lui ha detto di no.

Divenne un eroe involontario per i pacifisti di tutto il mondo, che hanno visto nella sua impresa folle e temeraria un atto di sfida nei confronti del governo americano.

Nel 1985 progettò di vendicarsi dei medici che avevano fatto morire sua moglie incinta rimasta per 5 ore in sala travaglio ma desiste dopo che un amico lo avvicina alla lettura del Bibbia.

Ma chi è veramente e che cosa ha fatto Raffaele Minichiello?

Giovanni Minoli lo ha incontrato per farsi raccontare la sua incredibile storia in tre puntate, curate da Luca Martera, nel corso di Mix24 in onda da martedì 28 a giovedì 30 marzo 2017. L'occasione è data dall'uscita del libro "Il marine" (Mondadori) scritto dal giornalista Pier Luigi Vercesi.


Il 31 ottobre 1969 si è reso protagonista del più lungo dirottamento nella storia dell'aviazione civile, oltre 19 ore da Los Angeles a Roma per un totale di quasi 11 mila chilometri in aria.

Avvincente come la trama di un film, la sua è una storia che merita di essere raccontata.


Emigrato nel 1963 a 14 anni con i suoi genitori da Melito Irpino, in provincia di Avellino, per trasferirsi a Seattle, Minichiello si arruola qualche anno dopo come lance corporal, cioè soldato scelto, partendo volontario per la guerra del Vietnam.

Marine pluridecorato per le sue missioni – aveva sparato e ucciso ed era sopravvissuto  agli agguati dei cecchini nel delta del Mekong e alle bombe che ragazzini vietcong e prostitute sorridenti facevano esplodere nelle strade di Da Nang e nei bordelli di Saigon – Ralph entra in conflitto con i suoi capi, quando scopre un ammanco sul suo conto per un errore contabile dell’amministrazione. Così perde la testa e mette a soqquadro lo spaccio della base andandosene via con duecento dollari di viveri.



Il 29 ottobre lo aspetta la corte marziale ed a questo punto che decide di disertare e pagando un collega per farsi sostituire va a Sacramento a comprarsi un fucile e il 31 ottobre 1969, a  Los Angeles, sale a bordo del Boeing, con un mitra a canna corta e 350 pallottole nascoste nella borsa. Puntando il fucile contro una hostess, si fa accompagnare dal comandante e ordina di andare a New York.

L’aereo, con ottanta passeggeri a bordo, fa quattro scali intermedi (Denver, New York, Bangor nel Maine e Shannon in Irlanda) e il solo e unico colpo sparato finisce sul soffitto della cabina.  I suoi sei ostaggi, i quattro piloti, l'hostess e il motorista, non muovono un dito perché forse Ralph potrebbe avere altri armi addosso.



Atterrato a Roma, Ralph riesce ad evitare gli agguati delle teste di cuoio dell’Fbi e chiede una macchina per Napoli, ma quando si accorge di essere braccato, abbandona la vettura, rifugiandosi nel Santuario del Divino Amore sull’Ardeatina. Lì stanco viene catturato e consegnato alla giustizia italiana. In questura, circondato da giornalisti e cine-operatori, si difende in un italiano stentato: “Paisà, perché mi state arrestando?”.

Ralph fu condannato a sette anni di reclusione per aver introdotto e detenuto armi e munizioni da guerra (di cui soltanto 1 e mezzo realmente scontati). La giustizia italiana tenne in conto delle dovute attenuanti generiche (in primis il mancato indennizzo dovuto al marines Minichiello durante la guerra in Vietnam). La buona condotta lo liberò dopo diciotto mesi.



Oggi è un 67enne di bell’aspetto, modi gentili e raffinati, vive con la sua famiglia a Milano. I conti con la giustizia americana sono stati perdonati da tempo e Ralph è un cittadino libero anche in America.

da sinistra, Giovanni Minoli, Raffaele Minichiello, Luca Martera


Clicca sui seguenti link per ascoltare le tre parti dell'intervista di Giovanni Minoli a Raffaele Minichiello.

Prima parte (da 28 minuti) - Martedì, 28 marzo 2017

Seconda parte (da 26 minuti) - Mercoledì, 29 marzo 2017

Terza parte (da 27 minuti) - Giovedì, 30 marzo 2017







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3 commenti:

  1. Raffaele and I served together in Vietnam and are friends today. Yes, you are correct his story needs to be told. A big part of the story is the fact that the U.S. will not allow Raffaele to receive Veteran benefits for his Vietnam service. Also the real reason for the Skyjacking PTSD.

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  2. Thanks for your message, Otie. I'm currently trying to find a TV network in Italy and the US to make a doc on Ralph.

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  3. Interessante articolo. Certo, non è proprio un primato di cui andare orgogliosi, ma fa comunque parte della storia locale.

    Saluti

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