27 febbraio 2013

Lost in translation: quando le differenze culturali possono rovinare gli affari - prima parte

Francesca Giannoni-Crystal

Francesca Giannoni-Crystal è un brillante avvocato che la focalizzato la sua carriera sul diritto commerciale e tecnologico. Socio fondatore dello studio legale con sede a New York e in South Carolina, Crystal & Giannoni-Crystal, LLC, Francesca è iscritta all'ordine degli Avvocati di Firenze, è attorney-at-law nello stato di New York e Foreign Legal Consultant (not a member of South Carolina Bar) in South Carolina.

La sua lunga esperienza, in Italia e negli Stati Uniti, l’ha ha messa di fronte a numerosi casi di equivoci  e malintesi dovuti alle differenze legali e culturali.
Di questi aspetti parla nel seguente articolo, tradotto in italiano con l'aiuto di Silvia Giannoni e Federica Romanelli e pubblicato in inglese sul sito della Italy-America Chamber of Commerce. 


Vi ricordate “L’amore tradotto” (titolo originale “Lost in Translation”) il film diretto da Sofia Coppola con protagonisti Bill Murray e Scarlet Johansson? Nel film Murray è un attore americano che si trova in Giappone per girare la pubblicità di un liquore mentre Scarlet Johansson, ... beh, la Johansson non c’entra qui: concentriamoci su Murray. La storia è ambientata a Tokyo, dove si svolgono le riprese della pubblicità di Murray. Nel corso delle riprese l’attore si trova faccia a faccia con peculiarità tutte nipponiche nell'affrontare le inevitabili differenze culturali tra America e Giappone. Molto divertente è quando Murray si trova ad utilizzare per la prima volta la doccia nella sua stanza di albergo constatando che è “leggermente” più bassa di ciò a cui è abituato. Il confronto diverte, anche se, a mio avviso, la scena più esilarante rimane quella in cui si gira la pubblicità. Ora, per i pochi che non hanno visto il film, dovete immaginare il regista giapponese che cerca di spiegare a Murray come muoversi davanti alla telecamera.
 
Il regista esprime quello che vuole da Murray con un lungo e articolato discorso, pieno di enfasi. L’interprete di Murray traduce la richiesta del regista con un sintetico “muovi la testa” e un “più intensamente”. Non sappiamo bene perché l’interprete si limiti a tradurre così; se lo faccia perché è tecnicamente poco capace oppure perché una traduzione dal giapponese non sia oggettivamente possibile. Sappiamo tuttavia il risultato: il povero Murray muove la testa con tutta l’intensità che può (e fa davvero ridere) ma …. il regista non è ne affatto contento. Evidentemente qualcosa è andato perso nella traduzione!

Situazioni simili accadono di frequente anche a clienti e avvocati coinvolti in transazioni e contenziosi internazionali.  In negoziazioni e procedimenti internazionali, si incontrano spesso ciò che io chiamo “lost in translation issues” (che ritengo di tradurre con problemi di “adattamento impossibile”); accade quando si devono spiegare concetti legali di impossibile traduzione, aspetti culturali e semantici nascosti, che - spesso all’insaputa delle parti e dei loro consulenti - minacciano l’esito delle transazioni in cui sono coinvolti. Quando questo accade, la cosa non è affatto divertente come nel caso di Murray.

Le “barriere” linguistiche si creano quando le parti (o i loro consulenti) non parlano la stessa lingua oppure quando la traduzione non è possibile, si pensi, per esempio, alla parola inglese “trust”, che in molte lingue è assolutamente intraducibile. A dire il vero, le barriere linguistiche non causano eccessivi problemi perché sono abbastanza semplici da identificare e da risolvere. Al contrario, le barriere insite nelle differenze culturali e nei sistemi legali sono assai più insidiose. Si hanno questo tipo di barriere quando, anche se le parti si intendono perfettamente e non vi sono problemi oggettivi di traduzione, i principi legali sottesi variano così tanto da un sistema all’altro che qualsiasi traduzione – ancorché possibile – è priva di senso. Si pensi, per esempio, al diverso significato della parola “ownership” (proprietà) nei sistemi di civil e di common law.

Per capire come e quando si presenta il problema dell’”adattamento”, immaginiamoci una negoziazione per l’acquisto di un bene immobile importante tra un acquirente americano, il “signor Byr”, ed una venditrice italiana, la “signora Cellar”. La signora Cellar e il suo avvocato italiano sono a New York per concludere l’affare. Venditrice e acquirente si mettono d’accordo sul prezzo (diciamo 12 milioni di euro), da corrispondersi in 4 rate: la prima al momento della sottoscrizione del contratto di compravendita per scrittura privata, la seconda al momento del rogito e la terza e quarta, rispettivamente, 6 e 12 mesi dopo il rogito. L’avvocato della signora Cellar afferma (in italiano): “il rogito si farà per atto pubblico dinanzi ad un notaio”. Il Signor Byr si gira verso il suo avvocato (americano) e chiede che cosa abbia inteso dire la controparte italiana. L’avvocato, che parla bene l’italiano perché durante l’università è stato per un periodo di tempo a Firenze a studiare l’arte rinascimentale, gli risponde (in inglese): “Ha detto che il contratto sarà concluso dinanzi ad un notaio italiano con un atto notarizzato (“notarized instrument”) e poi subito: “Lo so che è preoccupato, signor Byr, del fatto che Lei non puo’ andare Italia a sottoscrivere il rogito, ma non si preoccupi, basterà conferire una procura”.

Così rassicurato, il signor Byr annuisce e la signora Cellar e il suo avvocato appaiono soddisfatti. Le parti si stringono la mano e si precipitano a prenotare un tavolo al ristorante preferito della signora Cellar a New York, senza che nessuno si renda conto di avere un problema. Cioè quale? Be', il problema è che i notai americani non hanno il potere di emettere atti pubblici e invece, per la legge italiana, il signor Byr, a tempo debito, dovrà conferire procura nella stessa forma dell’atto da compiersi, cioè proprio un atto pubblico.

Facciamo un passo indietro: i notai di civil law, quali sono i notai in Italia e in altri 87 paesi, sono molto diversi dai notai di common law e in particolare da quelli americani (c.d. “public notaries” or “notaries public”). Infatti, in America (diverso è in altri paesi di common law) i notai non sono dei professionisti del diritto; sono semplicemente dei pubblici ufficiali a cui lo Stato ha delegato per un certo periodo (la c.d. “commission”) degli specifici poteri di autenticazione. Tanto per capirci, i “public notaries” possono ricevere giuramenti e dichiarazioni, presenziare a certe dichiarazioni ed autenticare documenti, possono ricevere atti e svolgere qualche altra funzioni, a seconda della giurisdizione in cui operano. E’ loro vietato prestare consulenza legale, a meno che, ovviamente, non siano anche avvocati. Al contrario, nei paesi di civil law i notai sono certamente pubblici ufficiali, ma sono anche professionisti del diritto altamente preparati. Sono figure centrali dell’ordinamento con compiti importantissimi; in linea di massima devono essere presenti e autenticare i passaggi di proprietà, la costituzione e fusione di società, i prestiti bancari, le donazioni, i testamenti e presenziare a svariate operazioni commerciali.

Nei paesi di civil law i notai possono redigere un atto pubblico, mentre negli Stati Uniti, i notai non possono, ad eccezione degli Stati della Louisiana, Florida e Alabama.  Com’è noto, l’atto pubblico è un documento redatto interamente dal notaio che costituisce piena prova fino a querela di falso circa la provenienza del documento, le dichiarazioni delle parti e gli altri atti o fatti che il notaio attesta avvenuti in sua presenza. Per spiegare ai lettori americani la valenza dell’atto pubblico, si può dire che l’atto pubblico è simile - dal punto di vista dell’esecuzione - ad un “definitive judgment”, ossia ad una sentenza definitiva: in caso di inadempimento di una delle obbligazioni in esso contenute, la parte non inadempiente può iniziare direttamente la procedura esecutiva, senza ottenere una pronuncia giudiziale circa l’inadempimento.


Clicca qui per leggere la seconda parte.
 
Avv. Francesca Giannoni-Crystal, Esq.










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Elenco di tutte le aziende che esportano il Made in Italy negli Usa


Il Made in Italy, definizione inglese con cui sono indicati in tutto il mondo i prodotti realizzati nel nostro paese, ha assunto negli anni il significato di eccellenza creativa e qualitativa, affidabilità, bellezza ed eleganza.

Aziende italiane hanno conquistato i mercati internazionali nei settori più vari, dalla moda all'industria alimentare, dal ramo manifatturiero a quello del turismo e dei servizi, fino ai media. Ma chi sono gli imprenditori che le hanno create? Come è nata l'idea che ha portato alla loro fondazione? Quali ostacoli hanno dovuto superare all'inizio della loro attività, e come sono riuscite ad arrivare alla consacrazione commerciale?

A spiegarlo è Angela Cristofaro, traduttrice e editor specializzata in tematiche economico-finanziarie, in un agile volume edito da Gremese nel quale si racconta la  storia di oltre 30 marchi italiani che si sono contraddistinti nel paese e nel mondo per l'idea dalla quale sono partiti, nonché per la qualità che hanno offerto e continuano a offrire. Per ciascuno di essi sono riportati i dati essenziali relativi alla produzione e al fatturato, seguiti da una dettagliata ricostruzione delle origini, dei principali momenti di sviluppo e delle strategie adottate per superare la crisi, i problemi e gli ostacoli incontrati durante il cammino. Particolare attenzione viene rivolta alle vicende personali dei fondatori che, dando ascolto alle proprie aspirazioni, hanno avviato le loro imprese dal nulla e le hanno guidate con pochi mezzi sino all'affermazione internazionale.

Ecco l'elenco delle aziende divise per settore:

Moda, abbigliamento e accessori
Acqua di Parma

Armani
Benetton

Biagiotti
Bulgari
Geox
Gucci
Luxottica
Missoni
Morellato
Valentino

Cibo e bevande 

Barilla
Caffarel cioccolato
Cantine Ferrari
Mozzarella di bufala
Ferrero
Illycaffè
Parmareggio

Industria manifatturiera
 

Bialetti
Ducati
Ferrari
Itama vivere il mare
Maserati
Natuzzi
Piaggio
Pininfarina
Pirelli
Poltrona Frau
Riva nautica
Technogym

Media

Raimbow
 

Turismo e servizi 
Autogrill
Flammini Group
MSC Crociere

Il libro è un utile strumento per far tesoro delle informazioni da chi ce l'ha fatta e prendere l'ispirazione per il prossimo successo targato Made in Italy. Clicca qui per acquistare il libro. 


L'elenco delle aziende italiane negli Usa divise per settore e stato (ultimo censimento disponibile sino al 2013) lo potete scaricare cliccando qui.













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