13 febbraio 2013

Modelli di lettere commerciali e documenti Italiano - American English


 
Per premiare quelli che già seguono con interesse i post di questo blog, ho pensato di mettere a disposizione una guida completa di facile e rapida consultazione per scrivere lettere e documenti commerciali con clienti o società straniere.

Per ogni lettera tipo (ce ne sono oltre 200 modelli) è indicata la rispettiva traduzione in inglese o inglese-americano (a seconda delle espressioni idiomatiche presenti nel testo) e l'indicazione se lo stile utilizzato è formale o più colloquiale.

Il volume è articolato in diverse parti:
  • un'introduzione generale spiega come deve essere strutturata graficamente una lettera d'affari e quali sono le forme più appropriate per iniziare e chiudere una lettera a seconda dei diversi destinatari e delle varie possibili esigenze stilistiche;
  • la prima parte dell'opera è dedicata alle lettere circolari e promozionali;
  • la seconda alle lettere commerciali: richieste di quotazioni, offerte, ordini, reclami;
  • nella terza parte sono considerati i comunicati del settore amministrazione e contabilità come disposizioni di pagamento, fatturazioni, lettere alle banche o solleciti legali;
  • la quarta parte descrive i comunicati di natura più varia dalle richieste di informazioni e referenze ai rapporti con collaboratori, dai modelli di curriculum vitae a lettere di inviti, ringraziamenti, partecipazioni, condoglianze ecc.;
  • sono infine raccolte in un'appendice un glossario dei termini commerciali più utilizzati nei rapporti con l'estero, la tabella degli incoterms (le condizioni commerciali per il trasporto delle merci), il testo bilingue di contratti tipo per le transazioni commerciali e altre informazioni utili (sistemi di unità di misura anglosassone, titoli professionali e cariche frequenti nelle società commerciali, sigle e abbreviazioni commerciali ricorrenti).

Clicca sui seguenti link per scaricare le varie sezioni in pdf:
introduzione
prima parte
seconda parte
terza parte
quarta parte
lettere di circostanza
appendice


Attenzione: i files sono sicuri e non contengono virus. Il peso eccessivo non permette di visionarli in anteprima, quindi dovrete cliccare sull'opzione download anyway.









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Equivoci e fraintendimenti quando italiani e americani fanno business


Spesso si dice che gli Americani sono un popolo giovane e per questo sono dei bambini, ma bisogna ricordarsi che spesso un bambino di l0 anni vi batte ai videogiochi. Inoltre che per fare affari con un bambino, per esempio per vendere giocattoli, bisogna ragionare come lui.

Il grande pittore Chagall diceva che aveva impiegato anni ad imparare a disegnare come un bambino, non so se sia vero o se semplicemente non sapesse dipingere in altro modo, comunque è una frase felice per esprimere ciò che dovete fare voi.

Se dovete fare business con gli Americani non dimenticatevi mai che prima dovete imparare il loro modo di pensare, altrimenti fate l'errore dei vecchi che, perché si sentono più maturi, non riescono più a comunicare con i giovani.

C'è un altro esempio molto utile per capire cosa accade trasferendosi in America. Con la tastiera italiana si può scrivere in inglese, con la tastiera inglese si fa molta più fatica a scrivere in italiano per via che mancano le vocali accentate e bisogna ottenerle premendo tasti opzionali.

Allo stesso modo funziona fra Italia e America, ma bisogna imparare che i tasti sono spostati e che alcuni tasti, come le vocali accentate, non vanno quasi mai premuti perché in inglese gli accenti sono rarissimi.

Nel fare affari è la stessa cosa: bisogna prima imparare dove sono i tasti spostati e poi capire che certi nostri accenti qui non servono. A quel punto la vostra "tastiera mentale" più completa vi porta notevoli vantaggi.

Spesso si può persino vendere senza sbarcare negli Stati Uniti, ma semplicemente vendendo ad una ditta americana. Semplice?

Non per gli italiani, a quanto dicono le aziende americane.

Il problema dei campioni pare infatti sia qualcosa di incomprensibile per la controparte americana. Infatti quando si chiede un campione ad un produttore in Italia, il più delle volte bisogna fare la guerra per ottenerlo perché l'azienda vorrebbe prima che si impegni ad acquisti futuri.

Insomma vuole trasformare l'invio del campione in un ordine.

"Ma lo pago, magari, un prezzo maggiore" dice l'americano. "Non è per voi sempre una vendita in più?".

No, l'italiano non ragiona così. Inviare un campione gli pesa.

Il consiglio è invece di farlo: non si può mai sapere cosa si può sviluppare in proposito.

Dal libro "Vado a Vivere di New York" di Stefano Spadoni. Clicca qui per comprare il libro.









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Da Chicago il Made in Italy parte alla conquista del Midwest


Dall'intervista di Umberto Mucci a Mauro Galli, presiedente della Camera di Commercio italiana a Chicago.

La Camera di Commercio da lei presieduta è quella del Midwest, con sede a Chicago: terza città degli USA per popolazione, seconda per giro di affari, ma prima per entrambe le caratteristiche tra le città che non sono su una delle due coste. Su quale territorio si estendono le vostre attività, e che importanza ricopre per l’economia americana?
La Camera di Chicago è un aggregatore di interessi economici e commerciali italiani in una vasta area. Ospitiamo un desk di Federlegno e anche la Promos, l’Azienda di promozione della Camera di Commercio di Milano e a breve una rappresentanza di altre Camere italiane tra cui Firenze, Modena e Salerno. Organizziamo missioni, partecipiamo a fiere, promuoviamo incontri ed eventi a vantaggio dei nostri associati e della collettività di quest’area, interessata ai prodotti italiani di diversi settori.
Il Midwest racchiude Illinois, Wisconsin, Minnesota, Michigan, Ohio, Missouri, Indiana e fino al Tennessee, ed è questa l’area sulla quali facciamo arrivare le nostre attività, anche se stiamo cercando di fare alleanze con le altre Camere di Commercio Italiane negli USA per collaborare. Questa zona produce una fetta enorme del PIL industriale ed agricolo americano; Chicago è il punto di snodo principale americano, se non addirittura mondiale, per il mercato di tutto ciò che riguarda il settore dei prodotti agricoli e del bestiame. Queste zone inoltre sono note per essere popolate da gran lavoratori, che molto fanno e poco chiacchierano: c’è qui il vero grande pragmatismo americano, si sta coi piedi per terra e questa solidità permette di affrontare i periodi di difficoltà, come questo, in maniera realistica e concreta. Anche gli emigrati qui hanno maturato il medesimo spirito: sono zone che forniscono al Paese molta ricchezza.

La Camera organizza ogni anno l’“Italian Expo”. Di che si tratta? Quali sono i settori del Made in Italy che maggiormente hanno successo nel Midwest?
E’ un appuntamento molto importante e seguito che si ripete ogni anno, uno showcase dei migliori prodotti che offre l’Italia. A fianco ad esso organizziamo anche un appuntamento specifico sul food and wine, con 40 aziende del nostro Paese, che è il punto di riferimento per l’enogastronomia italiana in queste zone. Quest’anno, ospiteremo anche contenuti riguardanti la cultura Italiana negli USA, e la manifestazione durerà una intera settimana, in settembre.
I settori del Made in Italy che principalmente interessano in questa parte di America sono sicuramente l’enogastronomia, il fashion, il design e più in generale tutto quello che l’Italia riesce a produrre in maniera artigianale, con quella piccola industria di grandissima qualità che è il vero valore aggiunto del nostro export. Compito di una istituzione come la Camera di Commercio è proprio quello di favorire l’affaccio sui mercati internazionali dei prodotti della piccola industria italiana, che senza una guida non lo può fare (soprattutto qui in America): i prodotti della piccola industria non sono  numericamente distribuibili a grandi piazze, e l’incontro tra piccoli (in termini numerici) produttori e piccoli mercati non può prescindere da un’istituzione che sia sul suolo americano e parli con le realtà italiane. L’Italian Expo nasce proprio per coinvolgere insieme industria, enogastronomia e turismo di qualità, permettendo ad ognuno di questi fattori di aiutare gli altri due.

Clicca qui per leggere la versione integrale dell'intervista di Umberto Mucci a Mauro Galli per L'Opinione.





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