6 febbraio 2013

Cosa fa il commercialista-fiscalista negli Stati Uniti


Il Certificate Public Accountant (CPA) è in pratica il nostro commercialista, tiene la contabilità e prepara dichiarazioni per società e persone.

Le aziende più grandi si rivolgono a società specializzate che, oltre a occuparsi di problematiche fiscali relative agli Stati Uniti, hanno contatti con altre società simili a livello internazionale così da trattare i problemi fiscali in maniera globale. All'interno si parlano spesso molte lingue, incluso l'italiano.

Ma torniamo ai problemi che a volte sorgono nella scelta di un CPA. "Ne ho conosciuto uno ma è un ladro! Sai quanto voleva per tenermi i conti e fare le dichiarazioni?" Ecco una tipica reazione di un italiano venuto qui per aprire un'azienda.

Il CPA costa più che in Italia come tutto il resto a New York. La cosa migliore, se siete un'azienda o avete anche redditi dall'Italia, è di trovarne uno italiano o che comunque conosca il sistema fiscale italiano in modo da adottare una strategia fiscale che vi faccia pagare il minimo dovuto e vi eviti problemi sulle due sponde dell'oceano.

Alcuni CpA, oltre a parlare italiano sono italiani e hanno esperienza diretta del sistema fiscale italiano, conoscono le differenze con quello americano e le ricadute pratiche.

Uno di loro, Andreas Anrather di Ara Consultants mi dice: “Ci sono molte differenze tra i due sistemi: gli imprenditori italiani che vengono qui per esempio non sanno che le perdite societarie di fine anno non devono essere rifinanziate come avviene invece in Italia".

C'è chi consiglia di servirsi di un avvocato fiscalista invece di un CPA perché essendo avvocato può avvalersi del privilegio di segretezza che esiste tra avvocato e cliente. Insomma molto utile se i conti non sono proprio limpidi. Ma non fate I'errore di pensare che questo possa fermare il Fisco se fate imbrogli.

Molti consigliano di pagare sempre con assegni intestati direttamente alle Amministrazioni fiscali così avrete poi, quando l'assegno vi ritorna, la prova che le tasse sono state effettivamente pagate.

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Cosa fanno i notai negli Stati Uniti


Immaginate una ragazza italiana che chiama la madre in Italia: "Mamma, mamma. Ho incontrato un americano. Ci sposiamo!"

"Che lavora fa?" "Il notaio!"

Madre italiana che sviene dall'emozione e già vede la propria figlia su una Cadillac attraversare con tanto di pelliccia di visone le vie di Manhattan. Realtà: figlia in una piccola monocamera, con pelliccia ecologica usata che raggiunge il lavoro in metropolitana.

I notai a New York come in tutti gli Stati Uniti non sono assolutamente ricchi, il loro compito si limita infatti ad autenticare le firme sui più svariati atti, a New York (la legge varia in ogni stato con poteri più ampi ad esempio in Louisiana) non possono nemmeno autenticare una copia come conforme all'originale e la loro autentica di un testamento non ha nulla a che fare con quella in Italia dove il testamento diventa ufficiale. Qui servono invece due testimoni e un notaio.

Si tratta di una professione spesso fatta come secondo lavoro, o per servizio a clienti come fanno banche ed avvocati , per cui si guadagnano pochi dollari ad autenticazione, per la precisione 2 dollari a firma a New York.

Secondo svenimento della madre.

Di fatto il lavoro svolto dal notaio in Italia viene svolto qui dagli avvocati con livelli di compenso simili. In ogni caso potete trovare notai pubblici in quasi tutti gli edifici ad uso ufficio, basta chiedere al portiere, oppure presso le scuole guida, alcune banche o le innumerevoli agenzie di pratiche varie.

In un paese litigioso come gli Stati Uniti è però molto importante utilizzarli, specie se un contatto o un altro atto viene fatto senza testimoni o senza il tramite di un avvocato. Davanti al notaio infatti ciascuno deve provare la propria e in un paese dove dichiarare un nome diverso o creare una nuova identità è abbastanza semplice, è sempre meglio cautelarsi.

Se però volete veramente tutelarvi in un contratto firmatelo davanti ad un avvocato (quasi tutti sono anche notai pubblici) e chiedete che assista anche l'avvocato della controparte.

C’è anche chi consiglia di riprendere l’intera cerimonia con una videocamera così la controparte non potrà dire che era ubriaca, minacciata o comunque non in grado di intendere e di volere.

Questo non vale certo per contratti commerciali, ma piuttosto per atti che coinvolgono persone, ad esempio contratti prematrimoniali su come andrà diviso il patrimonio in caso di divorzio, liberatorie da parte di modelle (specie se non professioniste), ecc. La litigiosità negli Stati Uniti può portare anche a queste follie.

In Italia potete trovare i notai pubblici americani presso i consolati americani, o meglio i consoli possono autenticare firme con validità per agenzie statunitensi come l’Immigration (INS). Il costo però solitamente è più altro dei due dollari richiesti a New York.

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Gli avvocati che si occupano d'impresa negli Stati Uniti

L'America è il paese al mondo con la più alta percentuale di avvocati. Di fatto sono molto poche le cose che si possono fare qui senza la presenza di un avvocato, c'è chi dice compreso il sesso, visto che si può essere denunciati per molestie o violenza con molta facilità.

Di fatto sostituiscono completamente le funzioni dei notai italiani e ne assumono spesso altre molto diverse, come quella di agente, consulente fiscale, ecc.

Gli avvocati sono in genere superspecializzati e sono pagati ad ore: dai 150 ai 500 e oltre dollari l'ora (direi circa 350 per un avvocato di business), incluso anche il tempo in cui vanno a mangiare ma continuano a pensare al vostro caso, questo almeno sancisce l'etica professionale.

Di solito vi chiedono un “retainer", in pratica una cifra in deposito corrispondente a due o più ore e poi a fine mese vi mandano il conto.

Non risparmiate mai su un avvocato: un avvocato sbagliato può essere fonte di molti guai e viceversa, ma trattate tutte le commissioni prima di servirvene, calcolando che una fotocopia vi può essere addebitata un dollaro o più per non parlare dell'invio di un semplice fax che può costarvi oltre 100 dollari.

La struttura di base del lavoro è lo studio o “firm”, composto da avvocati soci e avvocati associati, che sono in lizza per diventare soci e dividere così a fine anno gli utili dello studio in aggiunta allo stipendio.

Per passare di grado si ricorre ad un complicato sistema di punteggi che valuta i guadagni, i clienti portati allo studio, ecc. Niente criteri di anzianità, così ci sono trentenni che guadagnano oltre un milione di dollari l'anno mentre loro colleghi cinquantenni sono ancora associati e prendono una frazione di quello.

Una categoria particolare è costituita dagli avvocati cosiddetti di "litigation". Sono loro che chiedono risarcimenti folli perché un cameriere ha versato un caffè sulla giacca di un cliente o perché un'impiegata ha ricevuto un complimento da un collega. Il bello è che nella maggior parte dei casi non vi chiedono nemmeno un anticipo e se perdono la causa non si fanno pagare.

Benefattori?

No. Se infatti vincete la causa si prendono un terzo di quanto ottenuto più le spese che possono essere notevoli. E se perdete dovete pagare le spese che in un processo americano possono essere pesanti in quanto difesa e accusa si debbono scambiare tutti i documenti in fotocopia in un gioco a carte scoperte che costa parecchio.

Si spiega così perché dopo un disastro o un incidente primi ad arrivare non sono spesso i soccorsi, ma gli avvocati e i loro assistenti che cercano di farsi firmare dalle vittime un mandato a rappresentarle.

Sono chiamati "ambulance chaser" cioè inseguitori di ambulanze perché stazionano negli ospedali e cercano di rappresentare le vittime di incidenti. Pratica vietatissima, ma come spesso accade in America, molto diffusa.

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Il ruolo dei consulenti e delle public relations


C'è chi dice che con le Aziende italiane agli inizi l'unico modo di essere pagati è dare fregature. Non è proprio così, ma l'italiano non è abituato a pagare consulenti e crede di saper fare tutto da solo.

D'altra parte trovare il consulente giusto è la chiave del successo, perché spesso questo avvocato, commercialista, esperto di marketing o semplicemente “l’'amico" che si occupa di voi rappresenta il vostro tramite con il mercato nella prima fase, quella più difficile.

Ricordatevi che parlare la stessa lingua non vuol dire pensare allo stesso modo, per cui cercate sempre di capire cosa vi sta dicendo veramente e prima di pensare che sia pazzo o stupido, valutate se non cerca invece di'comunicarvi regole di un mercato che funziona diversamente.

Di solito il rapporto che l'azienda medio piccola vuole creare è quello della cosiddetta amicizia, per cui il consulente dovrebbe lavorare gratis o quasi, perché crede nel prodotto o nel servizio e nel suo sviluppo.

L'America non funziona così: se uno è bravo si fa pagare.

Tipico è il caso della media azienda che va dallo studio professionale che gli sforna un piano marketing preventivo (costo qualche decina di migliaia di euro) dal quale sembra che si possa fatturare decine di milioni di dollari in pochi anni e con investimenti limitati se non nulli.

Tutto bene. Non proprio. Nella maggioranza dei casi, dopo aver conquistato una piccolissima nicchia (o addirittura non aver combinato nulla) ci si accorge che un conto sono le potenzialità di un mercato e un altro ciò che si riesce a fare veramente.

Le pubbliche relazioni "PR" sono importanti in tutto il mondo, ma a New York sono fondamentali per ogni azienda a qualsiasi livello. E' infatti già molto difficile far sì che normali cittadini partecipino ad un evento anche se gratuito, non parliamo poi se si tratta di far intervenire decision makers o celebrità. Ci sono, infatti, ogni giorno centinaia di eventi importanti in città e la battaglia per accaparrarsi la gente che conta o anche sola una "bella" audience è spietata e incessante. Questo non è purtroppo sempre capito dalle aziende italiane, spesso con risultati disastrosi.

Una caratteristica delle PR a New York è la predominanza di donne che ci lavora, non solo come persone che invitano e accolgono gli ospiti o interagiscono con loro, ma anche a livelli dirigenziali.

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Come avviare una startup



Paul Graham è un saggista, programmatore e investitore. Nel 2005 ha scritto un breve saggio dal titolo come avviare una startup che contiene molti suggerimenti utili anche a 8 anni di distanza. Il saggio è tratto da una sua conferenza tenuta presso la Harvard Computer Society ed è stato tradotto in italiano con la sua autorizzazione dal sito Codeido in collaborazione con Chiara De Liberato.

Servono tre cose per creare una startup di successo: persone valide, dare ai clienti ciò che vogliono davvero, spendere il meno possibile. La maggior parte delle startup che non hanno avuto successo hanno mancato uno di questi tre punti. La startup che possiede tutti e tre questi punti di forza probabilmente riuscirà nell’intento.

Ed è una cosa entusiasmante, se ci pensate, perché sono tutti e tre dei punti fattibili. Difficili, ma fattibili. E poiché una startup che sfonda, di solito fa arricchire i suoi fondatori, questo implica che diventare ricchi è fattibile.
 
Difficile, ma fattibile.

Inizierò dicendovi questo, sulle startup: non vi è alcun passaggio così difficile da richiedere una mente particolarmente brillante per essere risolto.

Clicca qui per continuare a leggere il saggio di Paul Graham sul sito Codeido. 

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