4 febbraio 2013

Makers, i tecno-artigiani del XXI secolo


Direttamente dagli Stati Uniti sbarca a Roma Makers, fiera dell'artigianato tecnologico del XXI secolo. Promossa da Codemotion e curata da Riccardo Luna e Massimo Banzi, la fiera si terrà da 3 al 6 ottobre nella capitale ed è la prima edizione europea di questa nuova forma di artigianato.

Ma chi sono e cosa fanno i Makers? Ce lo spiega il giornalista Luca Tremolada raccontando come è nato e si è sviluppato questo fenomeno a cavallo tra piccola imprenditoria hi-tech e creatività artigianale.

Luigi Anzivino è simpatico quanto il suo nome. Vive a San Francisco, di formazione è neuroscienziato ma lavora come educatore all'Exploratorium, museo della scienza, arte, e percezione umana, e più specificamente in uno spazio chiamato Tinkering Studio, dedicato a offrire esperienze che passano per la manipolazione di materiali. «Dalle mani passa una conoscenza che resta - racconta il giovane scienziato che si diletta anche di magia -. Usiamo materiali comuni come tubi di rame, pezzi di legno, elastici, imbuti. E li combiniamo anche con l'elettronica e il digitale». Anzivino racconta che quello dei makers è un movimento nato a San Jose nella California che si è imposto in tutta l'America. Dalla Maker Faire, la fiera del Do It Yourself (Diy) organizzata dalla rivista «Make» con tanto di banchetti zeppi di oggetti meccanici stravaganti fino a Scratch, l'ambiente di programmazione con il quale centinaia di migliaia di bambini imparano a creare animazioni e giochi un neanche tanto sottile filo rosso tiene insieme esperienze e pratiche che hanno in comune il concetto del fare. Dalla meccanica al digitale. «Dentro al Techshop di San Francisco (sono cinque negli Stati Uniti) sembra di essere in una officina meccanica. Torni, saldatrici, martelli, macchine per tagliare il ferro.  

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Luca Tremolada per Il Sole 24 Ore.

Clicca qui per leggere l'articolo di Riccardo Luna per Repubblica. 




 


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Porcovino ovvero come raccontare il cibo made in Italy


  
 
Per anni ha fatto la spola tra Asia e Stati Uniti. Più che manager giramondo, preferisce definirsi “zingaro”. Passato da un continente all’altro, dall’IT alla logistica, dall’e-commerce all’alimentare, alla fine ha deciso che queste competenze eterogenee poteva metterle assieme, in un unico filo, per un progetto imprenditoriale internazionale che vende prodotti alimentari ma è basato… sul racconto.

Sì, perchè è la narrazione la chiave vincente con cui Porcovino propone vini e prodotti alimentari italiani ai consumatori oltreoceano, dice Giovanni Segni, che dalla Sardegna ha costituito una squadra di specialisti, per lanciare un’ambiziosa piattaforma di e-commerce proiettata su Giappone e Stati Uniti.

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo sul portale Italiani di Frontiera di Roberto Bonzio.








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Brevetti: Italia assente nel ranking mondiale


Il 7 dicembre 2012, mentre in Italia eravamo intenti a capire le intenzioni di un ex primo ministro e a consolarci con X Factor, Patrick Thomas e Anthony Breitman hanno rilasciato in Spectrum, la rivista online dell’Institute of electrical and electronics engineers, la loro “annual analysis of who’s who in patenting innovation”. Le notizie sul numero di brevetti nel mondo sono state ottenute da università, enti pubblici e imprese dei più svariati settori, aerospazio e tecnologie dell’informazione, biotecnologie e strumenti medici. 

Il numero di brevetti depositati nell’anno e la loro percentuale sulla popolazione sono buoni indicatori non solo della potenza tecnologica e industriale di un pae­se. In filigrana si legge lo stato di una cultura: il sapere e il saper fare, il grado di competenze operative, intellettuali e organizzative di un paese, il funzionamento, in definitiva, dell’apparato scuola-università-ricerca. Altre stime disponibili sono poco aggiornate e assemblate con criteri non sempre chiari. Quelle di Spectrum sono aggiornate e ben presentate.

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Tullio De Mauro per Internazionale.








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Come funzionano le job fairs negli States



Le Job Fair, queste sconosciute.

Il termine indica le cosi’ dette “fiere del lavoro” che si svolgono in tutto il mondo e raccolgono i “recruiters” di moltissime imprese.

Molti di voi probabilmente, almeno una volta nella vita, si saranno trovati ad andare a uno o piu’ di questi eventi in cerca di lavoro e c’e’ chi avra’ avuto piu’ o meno successo nel poi trovarlo veramente.

Ma come si svolgono queste job fairs?
  • Generalmente sono ospitate nei campus universitari, in palazzetti o grandi spazi;
  • Ogni impresa avra’ un suo stand, con 1 o piu’ recruiters pronti a parlare con i candidati interessati;
  • Bisognera’ quindi girare per questi stand e mettersi pazientemente in fila aspettando il proprio turno per parlare con il recruiter.
In pratica è come una catena di montaggio, senza privacy, veloce e davvero poco efficace, a meno che non si seguano alcuni importanti accorgimenti:

Ecco quindi una lista di consigli su come prepararsi per qualsiasi Job Fairs, e, in particolare, per avere successo negli USA.
 
Fonte: Vivere in Usa. 








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