8 gennaio 2013

Classifica delle città americane dove gli italiani fanno impresa


New York decadente? Mai, la città che è sgorgata dal sottosuolo, ha sputato in aria cemento, vetro, ferro, travi, asfalto fino ad altezze inverosimili e cosi’ ha imprigionato, divorato e lanciato verso le vette i propri sogni di gloria. Ed ora è irraggiungibile, da almeno 50 anni. Secondo lo studio Cities of Opportunity 2012 della firma Pwc, condotto per il quinto anno consecutivo a livello globale, è ancora New York la capitale indiscussa del mondo, la terra delle opportunità, del benessere.

E’ la prima in classifica anche se seguita ala fotofinish da Londra. Seguono dietro le capitali dei paesi emergenti come Shangai e Pechino, con quest’ultima che è prima in classifica per peso economico. Di curioso c’è che in nessuna categoria si classifica al primo posto, ma è prima a livello globale.


Per capitale intellettuale e innovazione
Stoccolma, Toronto, Parigi

Per sviluppo tecnologico  
Seoul, San Francisco, New York

Per trasporti e infrastrutture
Singapore, Seoul e Toronto a pari merito, e infine Tokyo

Per sanità e sicurezza
Stoccolma, Toronto, Sydney

Per sostenibilità ambientale
Sydney, San Francisco e Toronto a pari merito, Berlino

Per peso economico
Pechino, Parigi, Londra e New York a pari merito

Facilità negli affari
Singapore, Hong Kong, New York

Costi
Berlino, Seoul, Kuala Lampure

Vivibilità
Parigi, Hong Kong e Sidney a pari posto, San Francisco

Cose da fare fuoricittà
Londra, Parigi, Pechino

Fonte: Piero Armenti per Scopri New York.

 
Questa è, invece, la classifica delle città americane dove gli italiani si trasferiscono per vivere e fare affari:

- New York
- Los Angeles
- Washington
- San Francisco
- Chicago
- San Diego
- Boston
- Miami
- Philadelphia

Fonte: Aldo Mencaraglia, sito Italiansinfuga.




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Come funziona il sistema fiscale negli Stati Uniti


Quando si parla di soldi e Stati Uniti, bisogna sempre tener presente le radici idelogiche e religiose alla base dei loro miti di fondazione. Come tutti i paesi di matrice protestante, gli Stati Uniti hanno mantenuto quella componente calvinista che, per tradizione e per convinzione, considera la ricchezza onestamente raggiunta come il frutto della virtù, della superiorità di chi spende il proprio talento, il proprio rischio, la propria determinazione, per creare e godere della ricchezza costruita. Questa componente calvinista, o anche giansenista, in Italia manca del tutto e purtroppo vince ancora il rozzo pauperismo per cui un povero è per definizione un buono e un ricco è per definizione malvagio, il denaro è sterco del diavolo e in definitiva impiccare il ricco e fargli vuotare le tasche a testa in giù è uno sport non solo lecito, ma virtuoso.


Fare business negli Usa comporta, nella maggior parte dei casi, l'obbligo di assoggettamento al sistema fiscale americano. Come tutti i sistemi fiscali del mondo, anche quello americano, visto nella globalità della sua casistica, è una macchina amministrativa abbastanza complessa. Negli Stati Uniti il regime fiscale è suddiviso in tre livelli: federale, statale, locale.

Stiamo parlando di una nazione costituita su un regime politico-amministrativo federalista e che di conseguenza applica il principio del federalismo fiscale. Il sistema fiscale federale applica un'imposta sui redditi individuali e d'impresa. Il sistema statale applica, in misura minore rispetto a quello federale, un'altra imposta sui redditi di individui ed imprese, nonché l'imposta sulle vendite e sui consumi. Il sistema locale applica una piccola imposta sulle vendite e sui consumi e l'imposta sulla proprietà degli immobili. In ambito fiscale il potere impositivo di ogni singolo Stato è assolutamente autonomo, quello locale deriva invece dalla legislazione dello Stato di appartenenza.

Il governo federale, che si avvale di un regime di tassazione complesso e in continuo cambiamento, impone le seguenti tasse:
  • sul reddito (definito in modo generico e comprendente anche i redditi da capitale) delle persone fisiche, delle società, dei patrimoni fiduciari, dei beni patrimoniali (i redditi societari sono tassati direttamente ai soci);
  • sulla proprietà (in caso di successione);
  • sulla donazione;
  • contributi sociali, come la previdenza sociale, pagabile sia dal datore di lavoro che dal dipendente, e l'assicurazione contro la disoccupazione;
  • sui consumi di benzina, di pneumatici, servizi di comunicazione, armi, olii lubrificanti, aerei, autocarri, combustibile per aerei, biglietti aerei; 
  • dazi e imposte doganali;
  • di bollo sugli alcolici, sulle sigarette e il gioco d'azzardo.

L'aliquota di queste tasse e i metodi utlizzati per calcolarle possono cambiare in qualsiasi momento.

Il sistema fiscale americano ha generalmente adottato quei criteri che l'economista Adam Smith, nella sua opera "La ricchezza delle nazioni", ha identificato come "i princìpi della tassazione".

Uguaglianza
Pagare le tasse in proporzione ai propri redditi (capacità di pagamento). Sulla base di questo principio le tasse negli Stati Uniti sono generalmente progressive.

Convenienza
Le tasse dovrebbero essere facilmente determinate e riscosse in modo da tenere bassi i costi amministrativi. L'autodeterminazione e la compilazione delle dichiarazioni da parte dei contribuenti, sulla base del metodo "pay-as-you-go", ha permesso di realizzare il principio della convenienza.

Certezza
I contribuenti dovrebbero essere in grado di capire senza dubbi quante tasse pagare, come pagarle, quando pagarle. In passato gli Stati Uniti hanno rispettato ampiamente questo principio, ma recentemente, a causa dei continui e sostanziali cambiamenti apportati quasi ogni anno alla normativa fiscale, la certezza sulla materia fiscale è venuta meno. 

Economicità 
Il governo per riscuotere le tasse dovrebbe sostenere solo costi nominali e i contribuenti costi minimi per l'ottemperanza dei propri doveri. I costi del Governo Usa, in effetti, sono sempre stati accettabili, la stessa cosa non si può dire per certi contribuenti che, a causa di norme che nel tempo diventano sempre più complesse, sono ormai costretti ad avvalersi dell'aiuto dei professionisti per rispettare la normativa fiscale vigente attualmente negli Stati Uniti.

Dal libro  "Fare Business negli Usa" di Maurizio Dovigi








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