7 gennaio 2013

Che cosa fa la Camera di Commercio Americana a Milano



La American Chamber of Commerce in Italy è nata a Milano nel 1915, quindi ormai quasi 100 anni fa, come una sorta di ambasciata economica degli Stati Uniti d’America, anche se non è un organo del Governo federale ma rappresenta più quella che qui da noi è la Confindustria, che negli Usa rappresenta oltre 5 milioni di piccole, medie e grandi industrie. Da allora la Camera ha aiutato centinaia di aziende americane per l’ingresso nel mercato italiano. Oggi siamo ancora il punto di riferimento per le aziende americane presenti in Italia, che sono circa 1.800 tra le partecipazioni ed i veri e propri brand presenti qui da noi, ma aiutiamo anche gli imprenditori italiani che vogliono esportare o insediarsi negli Usa, visto che gli investimenti americani verso il nostro Paese sono in una fase di sensibile calo. Abbiamo circa 500 aziende iscritte e il nostro Presidente Onorario è l’Ambasciatore americano pro-tempore, oggi S.E. David H. Thorne.  

Fonte: Umberto Mucci per "L'Opinione".






Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come fare impresa negli Stati Uniti.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come imparare l'American English per gli italiani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post sulle differenze culturali tra italiani e americani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su temi di storia e cultura legati a Italia e Stati Uniti.  

Sette buone ragioni per investire negli Stati Uniti




In un regime economico di libero mercato come quello statunitense diventa indubbiamente più facile trovare il modo di intraprendere una qualsiasi attività commerciale o business. Stiamo ovviamente considerando un modello che non è esattamente quello, ormai considerato utopico, paventato da Adam Smith nell'opera "La ricchezza delle nazioni"; ma è comunque un modello che, pur nella sua imperfezione e nei suoi limiti, produce ottimi risultati nell'ambito dello sviluppo della libera impresa. È il risultato di un insieme di leggi, regole, iniziative e progetti nati da una precisa e continua volontà politica che, nel corso della storia americana, ha sempre creduto nell'ideale liberal-democratico applicato alla gestione dell'economia. Un sistema che gira attorno ad un principio fondamentale: il benessere e il progresso della nazione nascono dalla libertà che viene data all'essere umano di "intraprendere". 

Per vivificare questo sacro comandamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America è necessario minimizzare all'indispensabile vincoli e difficoltà all'azione imprenditoriale, introducendo però una "regulation", atta a stabilire delle regole del gioco dove, in linea di massima, prevalgono principi di garanzia e difesa del diritto all'azione commerciale, con i limiti dell'anti-trust e della sicurezza e del benessere nazionale.

Se il principio basilare su cui si fonda il sistema economico americano è la "libertà di intraprendere" devono, per forza di cose, esserci delle buone possibilità di "doing business" anche per gli operatori commerciali stranieri.

Attraverso un'analisi dei fatti troviamo 7 valide ragioni per giustificare l'investimento negli Usa come facile. Vediamole nel dettaglio.

1. Costituire una società negli Stati Uniti è un'operazione elementare. In genere, la legge non prevede un capitale minimo per la società di capitali. I pochi Stati della Federazione che prevedono un capitale minimo, Io prevedono davvero in minimi termini: 1.000/2.000 dollari. Uniche eccezioni i settori finanziari, assicurativi e bancari. La costituzione avviene tramite la semplice compilazione e sottoscrizione di un formulario presentato al "secretary of State" competente, con l'indicazione dei dati relativi alla società costituenda, e cioè sede, capitale, scopi sociali, tipo e numero di azioni a\torizzate per l'emissione. Con il deposito di detto formulario e dello statuto si esauriscono le formalità e la società nasce di fatto. Non vi è obbligo di omologazione da parte dell'autofità. La costituzione della società avviene, dipendentemente d,alle regulation dei vari Stati, in modo rapidissimo, addirittura nel giro di poche ore, mai oltre i due giorni, e con costi ridottissimi rispetto a quelli sostenibili per la costituzione di una società di capitali in Italia. Non è in genere richiesta la cittadinanza o la residenza americana per gli amministratori di società di capitali.

2. Negli Stati Uniti i vincoli di carattere urbanistico per l'uso di edifici e terreni per attività commerciali e industriali sono quasi inesistenti, e comunque l'attenersi a questi blandi vincoli è cosa veramente praticabile.

3. Per l'esercizio di molte attività commerciali non è richiesta alcuna licenza amministrativa, al contrario di quanto accade in Italia dove la cosiddetta Ticenza di vendita è obbligatoria in tutti i casi, senza distinzione.

4. La legislazione americana tende, come abbiamo già detto, a minimizzare ogni sorta di vincolo e difficoltà all'azione di impresa, sia a livello federale che locale. E questo lo si vede molto bene nel campo del diritto del lavoro dove, nonostante la presenza del sindacato, l'imprenditore ha piena libertà di assumere o licenziare il personale, seguendo la configurazione, le strategie e le necessità contingenti dell'azienda, elementi mutabili nel corso del tempo a seconda delle condizioni di mercato e delle innovazioni tecnologiche. Si ottiene in questo modo la costante possibilità di operare in modo libero e flessibile nell'adeguare le politiche di gestione dell'organico lavorativo conformandosi alle reali esigenze aziendali.

5. L'imprenditore è libero di gestire in modo completamente autonomo il contratto di assunzione di ogni singolo lavoratore. Non si è quindi obbligati a sottostare alle ferree disposizioni dei contratti collettivi. Pur mantenendo ferme le dovute garanzie previdenziali e assistenziali, la legislazione americana non consente quegli eccessi di sindacalismo, atti a proteggere indistintamente tutti i diritti del lavoratore, tralasciando particolari "inutili" come i doveri dello stesso lavoratore, i diritti dell'imprenditore e soprattutto la salute dell'azienda. Gli americani pensano che la salute delle aziende determini la ricchezza di un Paese.

6. Politica fiscale. Il Presidente Bill Clinton ha, negli ultimi anni, rafforzato una politica fiscale che si è ormai consolidata da diverso tempo negli Usa: meno prelievo fiscale alle società è uguale a più investimenti da parte delle stesse. A livello federale, la pressione fiscale sulle aziende si attesta mediamente su un'aliquota oscillante attorno al 30% totale. L'imprenditore italiano, se paga tutte le tasse previste dalla legge, è in grado di stabilire i giusti raffronti con una situazione italiana, che andando a corrente contraria, ha visto, specie nell'ultimo decennio, aumentare a dismisura tale aliquota.

7. I singoli Stati americani sono in competizione e concorrenza tra loro. Il sistema federale genera, all'interno di ogni Stato, la necessità di istituire una serie di agevolazioni finanziarie, fiscali e amministrative per incentivare le imprese straniere investitrici a scegliere come base, per operare il proprio business, lo Stato che offre condizioni più vantaggiose. Il principio che regola la strategia di promozione delle agevolazioni per l'imprenditore straniero è semplice: la presenza di più attività commerciali nel territorio determina una maggiore ricchezza per il territorio stesso.

Dal libro  "Fare Business negli Usa" di Maurizio Dovigi




Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come fare impresa negli Stati Uniti.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come imparare l'American English per gli italiani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post sulle differenze culturali tra italiani e americani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su temi di storia e cultura legati a Italia e Stati Uniti.   

I preconcetti degli italiani sul fare impresa negli Stati Uniti




Un detto popolare afferma che si può comprare parlando qualsiasi lingua ma per vendere bisogna parlare quella del compratore. Nel caso degli Stati Uniti non si tratta solo di parlare di inglese, ma di capire ed adeguarsi al modo di fare affari e alla mentalità che c'è dietro.

Il fatto è che l'Italia è in fondo un paese a reddito fisso, ivi inclusi gli imprenditori. Voglio dire chi penserebbe di poter decuplicare il proprio fatturato in un anno o di chiudere in tre mesi per l'arrivo di un concorrente? Tutto questo può invece accadere negli Stati Uniti.

E il fatto che un consumatore possa fare la guerra a grossa azienda e vincere? E che il Fisco poi può colpirvi, persino mandarvi in galera. anche se siete ricchi e famosi?

Sono cose talmente strane per gli imprenditori italiani che quando sbarcano a New York e gliene parli ti guardano sorridenti come a dire "Non sai chi sono io in Italia?" oppure "Io ho filiali in tutto il mondo", poi magari dopo un annetto non sorridono più pensando a quanto gli è costato sottovalutare il mercato.

Il ragionamento di molte aziende, stranamente anche medio grandi, per sbarcare negli USA è semplice: contattiamo una persona introdotta nel mercato e gli proponiamo di "lavorare assieme". "Tu mi trovi i primi clienti su cui ti pago una percentuale", questo il concetto. "Niente anticipi o investimenti finché non ho visto i risultati". In pratica si vuole cominciare a fare un guadagno non avendo rischiato nulla e reinvestire un eventuale utile, o parte di esso, solo dopo in azioni di marketing e pubblicità per allargare il mercato.

Purtroppo in America non funziona così.

Cercare garanzie di successo in un paese che non ha per costituzione garanzie, è veramente tempo perso. Se non si è disposti a rischiare meglio restare a casa. Come dicono gli Americani: se tu non credi nel tuo prodotto e non ci investi perché dovrei farlo io?

Ma l'azienda italiana prima vuole vedere i risultati, poi investire. E' un po' come dire: invito fuori una ragazza e non le offro niente, solo la mia compagnia (tanto son tanto intelligente e simpatico), anzi chiedo a lei di venirmi a prendere in macchina e riportarmi a casa, poi se ci sta allora la volta dopo la porto in pizzeria e sempre se continua a starci dopo un altro po' di tempo le regalo magari dei fiori.

Tutti sappiamo che non è la strategia migliore, ma molte aziende italiane sembrano pensarla diversamente. Loro vogliono che sia la persona qui ad investire tempo avvalendosi anche dei contatti personali costruiti in anni e pretendono "risultati" prima di investire loro, insomma per tornare all'esempio, o la ragazza comincia a fare concessioni o niente, nemmeno un caffè.

Questo può magari funzionare con una ragazza in uno sperduto paese che non ha corteggiatori, ma se volete conquistare una ragazza in una grande città che tutti desiderano, inclusi corteggiatori con qualità e mezzi superiori ai vostri, buona fortuna! E il mercato americano è sicuramente una "donna" molto corteggiata per cui o siete disposti ad investire o non riuscirete ad averla.

Inoltre chi viene qui e si costruisce contatti e credibilità lo fa sputando sangue, per cui non è disposto a fornire tutto questo solo sulla base di compensi futuri in una città dove solo sopravvivere costa moltissimo. In questo contesto, se ci si vuole conquistare una fetta di mercato, anche piccola. bisogna essere disposti ad investire preventivamente perché tutti gli altri lo fanno e quindi nessuno in America, viste le paghe che girano per chi vale, è disposto a lavorare gratis per un'azienda per aprirgli il mercato.

Forse per questo molte aziende italiane vengono negli Stati Uniti e prendono fregature perché gli unici che sembrano accettare le loro idee sono spesso solo gli approfittatori che finiscono per fare soldi in maniera indiretta. magari facendosi mandare il prodotto in consegna, vendendolo e poi sparendo, oppure caricando l'azienda di spese indirette inesistenti.


Dal libro "Vado a Vivere di New York" di Stefano Spadoni.

Clicca qui per comprare il libro.




Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come fare impresa negli Stati Uniti.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come imparare l'American English per gli italiani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post sulle differenze culturali tra italiani e americani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su temi di storia e cultura legati a Italia e Stati Uniti.    

Qual è la forma societaria migliore per aprire un'azienda negli States?



Come investire negli Stati Uniti?

Qual è la forma societaria migliore?

Su quali basi legali si fondano i rapporti commerciali tra Italia e Stati Uniti?

Ce lo spiega in questo documento Andrea Lovisatti, MBA dottore commercialista con studio a New York e Verona per gli italiani che fanno impresa negli Stati Uniti.



Lineamenti generali del sistema fiscale americano:

- imposizione articolata su un sistema federale, un sistema statale e, talvolta, un sistema comunale;
- federal tax a scaglioni 34% - 35% e alternative minimum tax;
- perdite fiscali: carryforward (20) e carryback (2);
- interessi passivi (3:1);
- imposta statale (scaglioni / flat), deducibile in quegli Stati dove ci sia un nexus;
- irrilevanza del risultato civilistico di bilancio;
- sales tax.

Continua a leggere qui il documento pdf di Andrea Lovisatti.

Per capire perché negli stati Uniti sia così facile fare affari bisogna pensare che per esempio nello Stato di New York aprire l'equivalente di una società per azioni costa, se lo fate da soli, 300 dollari, cui bisogna aggiungere 25 dollari se si vuole essere pienamente operativi in sole 24 ore, 75 dollari se si vuole operare in 12 ore e ben 150 dollari se si vuole che società sia attiva in 2 ore. Insomma vi potete incontrare per pranzo con qualcuno, prendete la decisione di fare una società assieme e due ore dopo siete in business. E la società può avere un solo socio.

Vi manca solo il codice fiscale che va chiesto all'IRS federale e siete a posto. In aggiunta dovete pagare una tassa annuale per lo stato di New York e una per la città di New York per un totale di circa 700 dollari di base.

Perché mi sono riferito allo Stato di New York? Perché le società non sono mai aperte a livello nazionale, ma a livello statale e, ad esempio, molti pur operando a New York preferiscono aprire la società in Delaware per motivi di risparmio fiscale e problemi legali che si riconducono soprattutto al fatto che essendoci tante società aperte in Delaware la legislazione scaturita (negli Stati uniti la legge è fatta dalle sentenze) è più articolata e definita.

La forma societaria usata può essere la corporation, con società che dopo il nome hanno Inc. o Corp. Per evitare la doppia imposizione, prima sulla società poi sul reddito all'azionista, si può chiedere di essere trattati come una Corporation S, in questo caso i redditi vanno direttamente nei redditi dei soci che vengono tassati come individui.

Ma se anche uno solo dei soci non è residente non si può ottenere questo speciale status. Ecco allora la LLC. che però ha una gestione più complessa. che è simile ad una Corporation, ha un più diretto coinvolgimento decisionale dei soci e permette di evitare la doppia tassazione come per la corporation S.

Le ditte individuali o le altre forme di società a responsabilità personale sono da evitare vista la litigiosità del mercato e gli enormi risarcimenti concessi dalle giurie in caso di danni provocati dal prodotto. Se ad esempio qualcuno muore per essersi tagliato le vene con il rasoio che voi commercializzate, potreste trovarvi prima o poi a dormire in mezzo a una strada.

Ci si può rivolgere per creare la società a speciali centri servizi che fanno tutto per voi ad un costo aggiuntivo di 100/300 dollari.

Di solito quasi nessuno costituisce una filiale dell'azienda italiana per una serie di problemi fiscali e giuridici, meglio invece una nuova ditta con il nome di quella italiana seguito da Inc. o Corp. (vogliono dire la stessa cosa è cioè che si tratta di una società di capitali). La ditta può avere poi come socia l'azienda italiana, ma su questi schemi consultatevi con un avvocato per i pro e contro.

Se si usa un avvocato per creare la società (i notai qui autenticano solo la firma) il costo può arrivare a 2.000/3.000 dollari o più per casi complessi ma può valere la pena per i consigli che vi può dare sulla forma societaria che fa per voi e, più in generale, perché se operate negli States dovete abituarvi ad usare consulenti, ed in particolare avvocati, se non volete rischiare di finire in guai legali senza nemmeno rendervene conto. 


Da "Vado a Vivere a New York" di Stefano Spadoni. Clicca qui per comprare il libro.
  




 




Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come fare impresa negli Stati Uniti.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come imparare l'American English per gli italiani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post sulle differenze culturali tra italiani e americani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su temi di storia e cultura legati a Italia e Stati Uniti.