6 gennaio 2013

A New York per aprire un negozio basta mettere un'insegna



Giuseppe Luccardi, emigrato 32 anni fa a Brooklyn. "Capisco i cervelli in fuga". Creativo, ex fotografo, ha fondato molte piccole imprese. "Qui le cose accadono veramente. Per aprire un negozio basta mettere un'insegna. In Italia, troppa burocrazia. La nostra immagine? Molto migliorata"

Clicca qui per vedere il video a cura di G. Di Piazza per Corriere Tv.



PeriDigital Group è il nome dell'azienda di produzione di immagini digitali di proprietà di Luccardi con sede a New York. 














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Il sogno americano si è trasferito in Texas



  
Il Texas, e in particolare la sua capitale Houston, sta vivendo una fase di grande espansione economica e da qualche tempo comincia a "maturare" anche dal punto di vista intellettuale e artistico.

Se per molti la conoscenza del Texas è rimasta alle puntate del telefilm Dallas (quello originale degli anni ‘80, non il sequel di quest’anno), vale certo la pena farci aiutare da chi lo conosce bene per scardinare questo luogo comune e raccontare un po’ questo stato che rappresenta l’avanguardia per molte positive issues che fanno dell’America il primo paese al mondo. Noi de L’Opinione abbiamo in Texas un pezzetto di cuore, e per questo ringraziamo per questa chiacchierata il presidente della Camera di Commercio italiana a Houston, Brando Ballerini.

Clicca qui per leggere l'intervista integrale di Umberto Mucci per L'Opinione.

In questa lunga e divertente intervista Patrizia Figoli Turchetti racconta come si vive a Houston e del suo sito paguro.net che aiuta gli expats italiani sulla West Coast a trasferirsi e superare lo shock culturale a contatto con veri cowboys e wasp razzisti. Patrizia è autrice anche del libro "Vado a vivere all'estero", agile vademecum su tutto quello che c'è da sapere per diventare nomadi 2.0

Clicca qui per leggere l'intervista integrale a Patrizia Figoli Turchetti per Voglio Vivere Così.








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Gian Luca Rana: ponti d’oro a Chicago, solo intoppi in Italia




Per costruire un pastificio a Chicago ha impiegato 11 mesi; per fare lo stesso impianto a Verona 7 anni. Gian Luca Rana, sbalordito, racconta come troppe carte, firme e autorizzazioni da noi rischino di azzoppare le imprese. 

Sembra ancora incredulo, Gian Luca Rana: «Avevo calcolato che, per andare in produzione a Chicago, sarebbero bastati 3 anni. Mi sbagliavo. Dall’acquisto del terreno all’avvio delle prime linee produttive ci sono voluti appena 11 mesi».

«In America un tassista, immigrato dall’Etiopia, mi ha raccontato di essere riuscito a mettere su in pochi anni una piccola società di trasporti, con tre vetture e un piccolo bus. Ha confessato che all’inizio aveva pensato di venire in Italia. Poi ha cambiato idea. Si è spiegato con una grande verità. Ha detto: “Da voi, per fare fortuna, bisogna essere furbi. Qui negli Stati Uniti basta lavorare tanto».

Fonte: Maurizio Tortorella per Panorama.it 






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Come aprire una piccola e media impresa a New York


A New York si può aprire una società in meno di 24 ore.

Senza capitale minimo e con una spesa sotto i 3 mila euro.

E ora è più facile avere il permesso dell'immigrazione.

 
Se a un certo punto decidete che l'Italia vi sta stretta e se avete il classico sogno americano nel cassetto, dovete sapere che questa strada è percorribile ma bisogna essere informati su quello a cui si va incontro.
 
Frank Ferrante, titolare di uno studio legale specializzato nell'avvio di attività imprenditoriali con soggetti esteri, racconta: "In 15 anni di attività a Manhattan ho visto camerieri diventare proprietari di ristoranti, investitori creare portafogli immobiliari e artisti sviluppare carriere gratificanti come attori, modelli, stilisti, designer, scrittori e chef. Non è stato certamente facile, ma il sistema è progettato per agevolare e incoraggiare l'imprenditorialità e ripagare il duro lavoro, per promuovere idee innovative, sperimentare metodi di lavoro e punti di vista diversi".
La chiave è iniziare con un'idea ben pensata e avere subito chiaro come sviluppare la nuova impresa. Anche se il business plan non è richiesto dalla legge americana, secondo Ferrante, risulta di grande aiuto nello sviluppo delle idee e aiuta a visualizzare gli obiettivi. L'avvocato spiega inoltre che "è di solito consigliabile dare vita a una società piuttosto che a una collaborazione, la cosiddetta partnership. Il processo è abbastanza veloce e relativamente non costoso. Nello Stato di New York una società può essere formata con l'assegnazione dell'equivalente del codice fiscale italiano di una giornata, permettendo così di iniziare le operazioni in meno di 24 ore. Non è richiesto un minimo di capitale sociale, né spese per il notaio, e la responssabilità è limitata".

Un nome e un indirizzo
Gli onorari legali possono variare in base al servizio, ma sono in genere compresi tra 1.500 e 3.500 dollari (tra 1.110 e 2.600 euro al cambio attuale). Le tasse d'iscrizione sono di solito intorno a 200-400 dollari (150-300 euro). Tutto il necessario per iniziare è solo un nome e un indirizzo. Di solito, è consigliabile scegliere tre nomi in ordine di preferenza nel caso in cui il primo (o il secondo) non dovesse essere disponibile. Riguardo all'indirizzo commerciale, per cominciare ci sono consulenti che possono offirre un servizio di domiciliazione permettendo di usare il loro indirizzo con una tassa aggiuntiva. Dopo la costituzione, si può decidere quale struttura organizzativa utilizzare, sapendo che la maggior parte delle informazioni, diversamente che in Italia, sono private (azionisti, amministratori, ricavi e così via) e non è richiesto che siano divulgate, eccetto che per le società pubbliche.

I visti
"Un'altra cosa importante è l'aspetto dell'immigrazione", precisa Ferrante. Come può essere legalmente permessi a un cittadino italiano vivere e lavorare in America? "Non si può nascondere che attualmente negli Usa si sta sviluappando un diffuso senso di ostilità verso l'immigrazione. Ma è soprattutto contro l'immigrazione clandestina. La legge statunitense è in realtà generosa sotto diversi punti di vista e molto di più che in altri paesi. Ci sono una miriade di visti che possono essere utilizzati, oltre che la famosa lotteria per la green card". La legge sull'immigrazione incoraggia, in linea di massima, investimento, commercio, imprenditoria, professioni intellettuali e mestieri in cui gli Stati Uniti sono carenti, specialmente i cuochi. Questo è anche molto più evidente oggi, con la crisi economica, dove c'è stata una rinascita e una proliferazione dei cosiddetti EB-5 green card program: programmi che prevedono l'investimento di 1 milione di dollari (quasi 750 mila euro) o 500 mila dollari (370 mila euro) più la creazione di dieci nuovi posti di lavoro. E pure la politica del governo di Barack Obama è attenta nei confronti di soggetti che dimostrano di portare un vantaggio all'economia americana. Di solito, un visto per lavorare può essere emesso entro due o tre mesi dalla richiesta.

Contratti e permessi
Una volta che gli elementi organizzativi della società sono stati stabiliti, si può essere in grado di partire operativamente, ma potrebbe essere necessario affrontare altre questioni legali, in base al ramo d'attività.
Per le imprese creative occorre considerare le questioni legate al diritto di proprietà. Per società di importazione ed esportazione, bisogna conoscere i vari tipi di contratti per stabilire e regolare i rapporti con i fornitori, clienti e terze parti. Generalmente, New York permette di intraprendere molte attività senza particolari licenze. Ma in qualche caso bisogna ottenere dei pemerssi. Per il commercio al dettaglio, per esempio, serve l'autorizzazione per l'imposta sulle vendite (la nostra Iva), mentre per i ristoranti sono necessari un permesso dal Dipartimento di Sanità e le licenze per la vendita di alcolici e per avere il posto all'aperto.


 








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