24 marzo 2013

Facilità di fare business: il confronto tra Italia e resto del mondo

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Stanco di una burocrazia irritante e di un sistema fiscale esoso? Prendi la tua azienda e trasportala nel Regno Unito. È quello che propone la Incoa (International company advisors) di Londra, una società nata per aiutare le piccole e medie imprese italiane che vogliono trasferirsi armi e bagagli oltremanica oppure desiderano aprire una sede all'estero. Ma converrà veramente?

Cominciamo col dire che una società che si sposta, per esempio, da Roma a Londra fa immediatamente un vertiginoso salto nella classifica (2012) di World Bank dei Paesi in cui è più facile fare business: si passa, infatti, dal 73esimo posto occupato dall'Italia (dopo Trinidad, Kirghizistan, Turchia e Romania) al settimo posto del Regno Unito. Se invece prendiamo in esame la possibilità di accedere al credito, dettaglio non secondario per chi mette su un'impresa, abbiamo un passaggio shock dal 104esimo posto dell'Italia al numero uno occupato dai britannici.

Alla luce di questi dati, ci facciamo raccontare da Riccardo Varrazza, Ceo e fondatore di Incoa e da 10 anni a Londra, quali sono le altre ragioni per le quali vale la pena fare business all'ombra del Big Ben. «Sono almeno due – spiega –: la possibilità di accedere in maniera molto più semplice e diretta al mercato internazionale e quella di usufruire di una tassazione molto più favorevole che in Italia».

Sul primo punto non ci possono essere molti dubbi, basta vedere il numero di corporation internazionali che hanno sedi qui: da Google ad Amazon passando per Starbucks. Per quel che riguarda il sistema fiscale, se si decide di registrare la propria società come Limited Company, la forma societaria scelta normalmente dalle Pmi straniere che aprono in Gran Bretagna (simile alla Srl italiana), si è soggetti al pagamento della cosiddetta Corporation tax.

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Scuole d'italiano per stranieri negli Usa in franchising con Learn Italy

   

Chissà se Massimo Veccia immaginava che un giorno avrebbe aperto una scuola di lingua e cultura  italiana New York. Che avrebbe stretto la mano ai giornalisti del New Yorker e del New York Times, e ricevuto 5-6 email al giorno di persone che vorrebbero insegnare italiano all’estero o aprire una scuola di italiano. “No - risponde - non lo immaginavo, ma ho trovato intorno a me gente appassionata che mi ha spinto a fare sempre meglio. Molti vogliono andare a vivere all’estero, e vogliono far conoscere la propria cultura, un binomio davvero bello, ma ancor più bello è che funziona”. 

Ma c’è davvero interesse nel mondo ad apprendere l’italiano?
Sì, più di quanto pensassi. Provengo da una famiglia di imprenditori nel ramo dell’educazione che,  già a partire dagli anni ’70, organizzava viaggi studio riuscendo a coinvolgere in esperienze formative gruppi di 150/200 studenti. L’idea di Learn Italy è nata cinque anni fa. In occasione di un viaggio a Toronto con la mia compagna Roberta,  sono entrato in contatto con una grande comunità di emigranti, innamoratissima dell’Italia. Lo ripeto: innamoratissima. I loro figli, spesso professionisti e cosmopoliti,  volevano imparare l’italiano sia per recuperare le loro radici, sia perché volevano accostarsi ad una lingua bella, musicale ed  allegra come la nostra. Inoltre, la repentina crescita dei viaggi studio e culturali fra Nord America ed Italia, esplosa negli ultimi anni, mi ha ulteriormente spronato a voler concorre nella straordinaria missione di diffondere la lingua e la cultura italiana oltre oceano.

Però da Toronto sei arrivato a New York.
Non è New York la città in cui tutto può accadere?  Nel 2009 ho conosciuto una persona squisita: la Signora Barbara Dick proprietaria del New York Language Center, la più grande ed importante scuola di inglese di New York, attualmente scuola partner di Learn Italy. Barbara mi disse “Ma perché non prendi un’aula nella mia struttura e crei qui una scuola d’italiano?”. Avrei dovuto pensarci un po’, ma non l’ho fatto. Ho detto subito di sì, in maniera molto americana. Forse ero contagiato dall’energia di questa città meravigliosa. E così abbiamo iniziato, senza sapere come sarebbe andata. Inaugurammo la scuola di Midtown il 23 febbraio 2010, con una sola aula. Inizialmente avevamo solo 6 studenti, che in tre anni sono diventati oltre cinquecento. Sono sincero: non avrei mai immaginato una crescita del genere, ma il sempre efficace “passaparola” unito alla partecipazione di nuovi amici, italiani e non, che sempre più numerosi si sono avvicinati alla nostra scuola di New York, ha portato a questo incredibile risultato. Devo senz’altro gran parte  del mio successo al mio staff e alla professionalità e passione con cui hanno portato avanti insieme a me questo progetto ambizioso ed unico. Infatti Learn Italy è l’unica scuola privata di proprietà interamente italiana negli USA. Ho un mio cerchio magico fatto di donne preparate che mi aiutano, Cinzia coordinatrice di Learn Italy Group, Veronica coordinatrice di Learn Italy USA, Laura, coordinatrice Didattica e Federica, la nostra consulente per l’espansione di Learn Italy Group in nord america.

Ma non ci sono già tante scuole di italiano a New York?
Ci sono tante scuole d’italiano, ma la sfida è averla fatta con italiani che hanno studiato in Italia, e la differenza non è da poco! Noi, il “Made in Italy”, lo mettiamo tanto nella qualità delle nostre lezioni quanto nelle attività che promuoviamo! La lingua da sola non basta. Periodicamente, all’interno della scuola e nei ristoranti nostri partner,  organizziamo, tra le tante attività,  una serie di eventi culturali (con la partecipazione di  scrittori, artisti, musicisti per promuovere la loro immagine) ed enogastronomici. 

Ma chi sono questi studenti americani?
Abbiamo fatto un piccolo censimento: il 52% è di origine italiana, ma io prescinderei dal dato etnico, visto che l’altro 48% ama semplicemente l’Italia, la cultura, lo stile di vita. Un fascino assoluto che esercitiamo negli Usa più che in altri Paesi Europei nei quali, storicamente, incontriamo anche rivalità e pregiudizi. Sfido chiunque a presentarmi un americano che detesta l’Italia!  Non lo troverà mai. Noi rappresentiamo per loro il Paradiso in Terra, e lo saremo a lungo. Cibo, vino, bel canto, design, moda, belle macchine…. Mettiamoci anche uomini e donne belle ed eleganti. Non ci manca proprio nulla. E l’elenco potrebbe ancora allungarsi. Tu vai in America, e ti senti orgoglioso di essere italiano. E questa cosa non succede dappertutto, te lo garantisce  uno che ha viaggiato tanto.

Succede anche in America Latina
Esatto, e infatti ci estenderemo anche lì ben presto, con due sedi in due importanti città.

Learnitaly poi rilascia anche dei certificati che fanno molto gola?
Siamo la sola scuola negli Stati Uniti autorizzata e riconosciuta dall’ Università per Stranieri di Siena, per formare e certificare sia professori italiani, che possono sostenere da noi l’esame DITALS, che studenti che volessero conseguire il CILS, che certifica l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua. Ma, al di là del titolo, perché io non amo tanto le carte,  ciò che fa la differenza è il fatto che da noi si può contare sulla presenza di professori italiani competenti che si occupano della didattica con metodo e passione. Quindi, a chiunque abbia il sogno di entrare nel mondo della diffusione della lingua e della cultura italiana, io consiglio di puntare molto sulla qualità. Perché paga. Non solo sul lungo termine, ma anche nel breve.

Fonte: Voglio Vivere Così.









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23 marzo 2013

Appello di Obama agli imprenditori stranieri: se investite 500 mila $, la carta verde è vostra




Paolo Mastrolilli per "La Stampa"

Il sogno americano è in vendita. Nel miglior senso possibile della parola. Un programma speciale del governo consente agli stranieri di ottenere la carta verde, se investono 500.000 dollari in un'attività che genera almeno dieci posti di lavoro. Quando l'operazione funziona, il permesso di soggiorno diventa permanente e si trasforma nella piena cittadinanza degli Stati Uniti.

Il programma di cui parliamo si chiama EB-5, e negli ultimi anni ha ottenuto un successo sempre crescente. I motivi sono due: primo, la crisi economica ha moltiplicato il numero delle imprese che cercano finanziamenti fuori dai canali convenzionali; secondo, in questo clima sono aumentati anche gli stranieri facoltosi che cercano rifugio nella relativa stabilità degli Stati Uniti.

Parliamo soprattutto di ricchi cinesi, indiani, sudcoreani, taiwanesi, arabi, canadesi, ma anche europei. Dal 1992 - anno in cui il programma EB-5 fu lanciato - ad oggi, le persone che hanno ottenuto la carta verde sono state 29.000. In totale hanno investito 6,8 miliardi di dollari, creando 50.000 posti di lavoro. Tre quarti di questi visti sono stati concessi dopo il 2008, cioé dopo l'inizio della crisi economica globale, a conferma che questo è stato l'effetto scatenante del fenomeno.

L'operazione è relativamente semplice. Gli stranieri interessati si rivolgono ad un ufficio apposito, che spiega quali sono le opportunità di investimento disponibili: si va dal finanziamento per la costruzione di alberghi o centri commerciali, fino all'acquisto di fattorie. Una volta che i candidati scelgono la loro opzione preferita, il governo comincia i propri controlli a tappeto, per garantire di non mettersi in casa le persone sbagliate. Si va dallo studio dei precedenti penali, fino agli esami medici per le malattie veneree. Se i vari test risultano tutti positivi, nel senso che non ci sono impedimenti all'ingresso nel paese, il processo viene avviato.

I candidati versano i capitali e ricevono un permesso temporaneo di residenza per due anni. Alla fine di questo periodo si tirano le somme: se i soldi sono ancora investiti, il progetto procede, e crea almeno dieci posti di lavoro, la carta verde diventa permanente.






 





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La ricerca scientifica e umanistica dei "dottori italiani" in Nord America


Intervista di Umberto Mucci per L'Opinione

Vito Campese è il presidente di ISSNAF - Italian Scientists and Scholars in North America Foundation,  fondazione promossa da 37 eminenti accademici  Italiani - tra cui 4 premi Nobel - con l'obiettivo di promuovere la cooperazione scientifica, accademica e tecnologica tra il mondo della ricerca in Italia e ricercatori e studiosi italiani che esercitano la loro professione in Nord America.  

Cosa è ISSNAF, come nasce e quali programmi ed attività porta avanti?
ISSNAF è una fondazione che nasce per sopperire un bisogno sentitissimo dalle Istituzioni Italiane di creare una organizzazione per e di tutti gli scienziati e uomini di cultura italiani, che operano nel Nord America. Ne fanno parte oltre duemila italiani che lavorano, studiano, insegnano, fanno ricerca negli Stati Uniti e Canada in tutti i settori delle scienze e delle facoltà umanistiche. E’ un patrimonio umano di valore inestimabile, ignorato anche se (quando necessario) apprezzato in Italia ma che potrebbe certamente costituire un punto di riferimento e di forza per potenziare il livello scientifico e culturale del nostro paese di origine. L’Italia sta vivendo una fase di involuzione, causata anche dalla scarsa attenzione prestata al nesso che esiste tra ricerca scientifica, innovazione e sviluppo economico. E una società che non comprende ed ignora l’importanza di questo trinomio scienze-innovazione-sviluppo è una società destinata al declino. ISSNAF si propone di infrangere questa barriera culturale intraprendendo iniziative intese ad incrementare gli accordi e progetti scientifici tra l’Italia ed il Nord America e cercando di influenzare un cambiamento culturale in tal senso. Tutto ciò è raggiungibile se in Italia si incrementa il supporto per la ricerca; se si effettuano modifiche sostanziali nella distribuzione dei fondi per la ricerca utilizzando criteri e sistemi esclusivamente meritocratici; se si ristrutturano le università, se si incentivano i rapporti tra accademia, mondo imprenditoriale ed istituzioni. Un tentativo in tal senso è rappresentato dal Modello Marche, una regione che, attraverso l’utilizzo di fondi stanziati dalla Fondazione Marche, sta cercando di attuare questi principi con iniziative pratiche molto efficienti ed encomiabili. Attraverso l’istituzione di Young ISSNAF, infine ci proponiamo di facilitare lo sviluppo scientifico e culturale di giovani promesse italiane che operano nel Nord America tramite cooperazioni scientifiche, programmi di mentorship, fellowships e supporto di vario genere. E' importante sottolineare due aspetti fondamentali che caratterizzano ISSNAF: innanzitutto è il più grande network scientifico negli Stati Uniti e Canada con un esteso data base contenente i riferimenti diretti di tutti i nostri affiliati delle diverse discipline che, come ho detto, sono più di duemila. Questo aspetto è evidentemente di grande rilievo in quanto, in un ambito dove la connessione, lo scambio di idee e l'aggiornamento continuo sugli sviluppi dei vari progetti, come è la ricerca scientifica, avere la possibilità di interagire direttamente con i propri colleghi e' uno strumento utilissimo. Il secondo aspetto è invece la capillarità di ISSNAF sul territorio. Trattandosi di un'organizzazione no profit e non governativa non possiamo avere sedi fisiche in tutto il territorio Nord Americano. In questo senso il nostro portale, con le sue numerose applicazioni, diventa un luogo di incontro fondamentale per i nostri associati perché, seppur virtualmente, è quello lo spazio in cui nascono i progetti di ISSNAF. Abbiamo però anche dato vita a dei momenti di incontro reali, coordinati da quelli che abbiamo chiamato i nostri “Chapter”. Al momento ne sono attivi 7: Chicago, Minnesota, Seattle, Florida, New York, Ontario e Sud Ovest degli Stati Uniti. Ognuno di questi Chapter, il cui coordinamento è affidato ad uno dei nostri associati della zona di competenza, si occupa di organizzare e promuovere le attività che ISSNAF realizza nel territorio: dal semplice meeting a una delle nostre mentorship lecture, ad un evento importante o un appuntamento interessante per la comunità scientifica italiana. Cosa da non trascurare nella gestione di queste attività, il ruolo fondamentale dei nostri associati che partecipano attivamente in forma totalmente volontaria.

Quella degli ultimi anni negli USA è un’emigrazione profondamente diversa da quella di una volta: chi sono i nuovi emigrati italiani in America?
L’emigrazione italiana, negli ultimi venti anni, è cambiata in senso negativo per l’Italia e positivo per le nazioni che invece aprono le loro porte. E’ certamente una migrazione più qualificata ma fatta anche di giovani “desperados” convinti che in Italia si vada avanti solo con l’appoggio politico o familiare e senza regole meritocratiche ben precise. Gli emigrati italiani, e parlo particolarmente dei giovani, vengono in Nord America anche spinti dalla convinzione di farcela in un mercato aperto, dove intelligenza, determinazione, e voglia di fare sono gli ingredienti determinanti. Questo è valido non solo nel settore delle scienze e della cultura, ma in tutti i campi. Il cameriere italiano che arriva oggi negli Stati Uniti è più capace a svolgere questo lavoro di ogni cameriere americano. E lo stesso può dirsi degli addetti al settore alimentare, il Made in Italy, etc. E’ la “crema” della nostra società che sta scappando via dall’Italia. Il futuro dei giovani che restano in Italia è un grossissimo problema di cui si parla, continuamente, ma per cui non si prendono ancora dei provvedimenti seri.

Clicca qui per leggere l'intervista integrale di Umberto Mucci a Vito Campese per L'Opinione 







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13 marzo 2013

Quali sono le lingue più importanti per fare affari nel mondo?





A tutti prima o poi è venuta voglia di imparare una lingua straniera e, si sa, una delle cose più difficili (a meno che non si parta già con le idee chiarissime) è scegliere quale sarà la nostra II lingua. Sono circa 6000 le lingue parlate oggi al mondo, ed il 30% circa di queste sono parlate da poco più di 1000 persone. Ecco perchè, per rendere forse più facile la scelta a chi è ancora indeciso, pubblichiamo la lista delle 25 lingue più influenti al mondo. È bene però ricordare però che questa lista non è stata stilata solo secondo il numero di parlanti, ma tenendo presente anche fattori più importanti, come l'uso della stessa come seconda lingua, il suo utilizzo nel mondo economico e commerciale e, soprattutto, il suo status di Lingua Franca (una lingua Franca è quella lingua – straniera - usata come mezzo di comunicazione da persone che hanno come lingua madre lingue diverse, ndr).

Al 25° posto troviamo il Coreano: parlato da circa 80 milioni di persone (tra Nord e Sud Corea e la Cina), non ha ancora raggiunto un livello di influenza che superi i confini territoriali della Corea. È anche una delle lingue più difficili da apprendere per uno straniero, tanto che il Governo Americano l'ha classificata come lingua di IV categoria (con Arabo e Giapponese), per la quale cioè sono necessarie più di 63 settimane di studio per raggiungere un livello parlato "accettabile" (contro le 25 di Francese e Spagnolo, per esempio).

Con solo 1/20 di parlanti rispetto il suo principale rivale (il Mandarino), il Cinese Cantonese occupa il 24° posto. Questa posizione si deve al fatto che la lingua non solo viene parlata nel sud della Cina e ad Hong Kong, ma anche da molte comunità Cinesi sparse nel mondo.

Tecnicamente parlato da circa 25 milioni di persone, il Tailandese (al 23° posto) ha un numero vastissimo di dialetti diversi tra loro, che alza il numero di parlanti a circa 60 milioni.

Al 22° e 21° posto, due lingue asiatiche, parlate da ben 90 milioni di persone: il Punjabi (lingua ufficiale del Punjab) una delle 10 lingue più parlate al mondo, ed il Giavanese, lingua ufficiale dell'isola di Giava.

Al 20° posto la seconda lingua slava più parlata al mondo dopo il Russo: il Polacco. Parlato da circa 46 milioni di persone, molte delle quali residenti al di fuori del territorio polacco, la lingua non è tanto influente a livello mondiale come invece lo è il Russo.

Sebbene siano poco più di 90 milioni i parlanti Vietnamita, la lingua non ottiene posizioni più elevate, soprattutto perchè parlata quasi esclusivamente in Vietnam. Da qualche tempo, però, la lingua ha iniziato a diffondersi in Europa e Sud america, con l'emigrazione della popolazione.

Al 18° posto troviamo la lingua "del potere" storico del Medio Oriente: il Turco, simbolo ormai di una delle maggiori potenze economiche orientali. Nel 2010 il Governo Americano ha classificato la Turchia come uno dei paesi più sviluppati al mondo. Il Turco è parlato da 83 milioni di persone in Turchia ed in Asia Centrale.

Ben 200 milioni di parlanti fanno del Bengalese la sesta lingua più parlata al mondo. Lingua ufficiale del Bangladesh il Bengalese è purtroppo "relegato" alle regioni asiatiche (Bangladesh, Arabia Saudita ed Emirati Arabi), e viene ben presto abbandonato da chi decide di emigrare ed adottare la lingua del nuovo paese.

Olandese ed Afrikaans sono divenute lingue mutualmente comprensibili (essendo l' Afrikaans una lingua figlia dei dialetti Olandesi), parlate da ben 50 milioni di persone dall' Europa al Sud Africa, all'Indonesia ed al Sud America.

Al 15° posto troviamo l'Italiano, parlato in Europa da 65 milioni di persone, che diventano però poco più di 90 milioni se contiamo i parlanti che la usano fuori Europa come seconda lingua. La posizione è giustificata dal fatto di essere lingua ufficiale dello Stato Vaticano, dall'importanza artistica a livello mondiale (dall'opera alla moda) e da quella sportiva.

Ci precede la lingua Tamil, lingua ufficiale dello Sri Lanka, parlata soprattutto nelle regioni del Sud dell'India e di Singapore. È una delle più antiche lingue al mondo, parlata da circa 80 milioni di persone.

Lo Swahili è largamente diffuso lungo le coste occidentali dell'Africa, dove è riconosciuta come "lingua del commercio". Parlata da oltre 100 milioni di persone, è lingua ufficiale di diversi Stati, e la sua importanza va crescendo a livello internazionale grazie a pubblicazioni, e uso nei media.

Al 12° posto il Farsi (la lingua Persiana), ufficiale in Iran, Afghanistan e Tajikistan. E parlata da oltre 100 milioni di persone. Una lingua di prestigio, considerata nell'antichità come "la lingua della cultura e del sapere".

Il Malese - conosciuto come Malese in Malesia ed Indonesiano in Indonesia - è parlato da centinaia di milioni di persone in diversi Stati tra cui Indonesia, Brunei, Singapore e Filippine.

Hindi e Hurdu sono considerate lingue sorelle perchè molto simili tra loro a livello parlato, e di dissimili solo nello scritto: l'Hurdu è la lingua ufficiale del Pakistan e si scrive in caratteri arabi, mentre l'Hindi – lingua ufficiale dell'India – è scritto in caratteri devanagari (un'antica lingua sillabica, ndr). Nessuna delle due è di particolare rilevanza all'infuori del subcontinente Indiano, ma contano oltre 200 milioni di parlanti nativi e altrettanti che le usano come seconda lingua. Proprio per questo è importante notare che in alcune regioni meridionali l'Inglese è considerato "lingua co-ufficiale".

Con oltre 120 milioni di parlanti, il 9° posto spetta al Giapponese. Notoriamente una delle lingue più difficili da apprendere, ha difficoltà a diffondersi nel resto del mondo. Il peso, però, del Giappone all'interno dell'economia e dei commerci mondiali ne fa una della lingue più influenti e di rilievo.

120 milioni sono anche i parlanti del Tedesco, una lingua che negli ultimi secoli ha subìto diverse oscillazioni, fino ad attestarsi come lingua delle scienze e dell'industria. In tutto il mondo giovani studenti di meccanica o ingegneria lo studiano come una delle basi su cui costruire la propria carriera. Sebbene abbia perso influenza dopo la II Guerra Mondiale, il Tedesco è oggi la lingua che rappresenta una della economie più forti ed influenti in Europa.

La lingua più diffusa nell'emisfero meridionale è il Portoghese. Con i suoi 200 milioni di parlanti diffusi nei cinque continenti (Sud America, Sud africa, India, Europa ed Indonesia) è considerata una "lingua universale", grazie anche alla grandiosa crescita che il Brasile sta avendo in previsione degli appuntamenti sportivi che lo vedranno protagonista per i prossimi 10 anni.

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Diletta Fraizzoli per Voglioviverecosiworld.com

 













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11 marzo 2013

New York: quali sono le opportunità di investimento per le aziende italiane?



Lo Stato di NY è al centro del più ampio, ricco e attivo mercato del mondo. L’unicità della sua posizione geografica al centro dell’area Mid-Atlantic, lo rende un punto di snodo centrale per i mercati internazionali.

Le eccellenti infrastrutture e servizi per distribuzione e logistica di cui è dotato, ne fanno un punto di accesso strategico dal quale è possibile, al massimo nell’arco di una giornata, consegnare prodotti al 20% della popolazione americana, con un potere d’acquisto valutato oltre i 1000 miliardi di dollari.

La rete d’infrastrutture e risorse industriali, tecnologiche, accademiche e finanziarie di cui dispone, lo rende attrattivo per effettuarvi investimenti e per avviare attività in numerosi settori produttivi e oltre 1000 società non statunitensi hanno stabilito una presenza in questo Stato.

New York offre delle ottime opportunità alle aziende italiane interessate ad entrare nel mercato americano per la prima volta oad espandere le loro operazioni negli USA.

Innanzitutto nei settori dell’High tech - i più dinamici dell’economia di New York - sui quali lo stato punta per il suo futuro economico. New York si distingue per il dinamico mix di partnership tra industria e università, il facile accesso ai capitali di rischio, una forza lavoro altamente qualificata e le risorse messe a disposizione per il continuo sviluppo di società e imprenditori, che possano contribuire alla crescita del settore.

Nell’High Tech le aziende italiane possono valutare insediamenti diretti e/o accordi di ricerche congiunte, joint-venture o altri tipi di collaborazione, con società e centri di ricerca locali, e usufruire del sostegno delle sofisticate strutture destinate alla ricerca e sviluppo e della rete di programmi di finanziamento pubblico e privato, in particolare nelle biotecnologie e nella farmaceutica.

Anche nei settori manifatturieri, NYS, uno dei più industrializzati dell’Unione, offre interessanti opportunità per insediamenti produttivi, sia per prodotti industriali che di consumo, in particolare nei settori dell’High Tech, della Meccanica, Elettronica, Agro-alimentare e Equipaggiamenti per trasporti.

Infine, la vasta gamma di agevolazioni che offre e la presenza della più importante concentrazione mondiale di servizi finanziari fanno di New York un ottimo mercato di accesso e base operativa per attività in svariati settori. 

Clicca qui per scaricare il documento in pdf sul profilo economico e commerciale di New York dell'Italian Trade Commission. 








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8 marzo 2013

Conflitto di interessi tra politica e affari: il questionario di Obama del 2008

Nel novembre 2008, pochi giorni dopo la prima vittoria alle elezioni di Barack Obama, un questionario di 63 domande fu spedito agli aspiranti 8 mila collaboratori che sarebbero andati ad occupare i posti nella futura amministrazione nelle varie mansioni: da quelli considerati top jobs, come i vertici dei ministeri o quelli alla Casa Bianca, a quelli più impiegatizi.  

La lista di domande era talmente invasiva, approfondita e indiscreta che qualcuno sarà stato sicuramente spinto (o costretto) a rinunciare. Sette pagine, 63 domande, che non lasciano fuori nulla della vita privata, professionale, virtuale e in un caso perfino dei pensieri dei candidati all'assunzione e delle loro famiglie. La lista dei quesiti è stata mandata per email a tutti coloro che il Transition team guidato da John Podesta vuole considerare per gli incarichi di alto e medio livello. 

Si tratta dunque di un documento mirato a scandagliare a fondo ogni possibile conflitto d'interesse del candidato ed è particolarmente utile andarselo a rileggere a distanza di 5 anni per capire come funziona la mentalità americana quando si fanno affari e politica. Un pericoloso mix che in Italia ha prodotto commistioni patologiche tra pubblico e privato e che suona di particolare attualità per l'esperimento di democrazia diretta attraverso il web del Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Il "questionario di Obama" è diviso in otto capitoli: esperienza professionale, scritti e pubblicazioni, rapporti e affiliazioni, situazione finanziaria, informazioni fiscali, procedimenti legali o giudiziari, aiuti domestici, varie. C'è di tutto, di più: possedete una pistola? Avete mai scritto una email che possa imbarazzare il presidente-eletto? La vostra donna delle pulizie, l'autista, la baby-sitter sono in regola con il permesso di soggiorno? Avete pagato tutti i loro contributi? Voi o vostra moglie siete in regola col fisco? Avete mai fatto parte di un'organizzazione o associazione di qualsiasi tipo, che discrimina sulla base di genere, razza, tendenza sessuale, religione o è sospettata di farlo? Siete mai stato arrestato o indagato da un'autorità federale, locale, militare, straniera? Lo è stato un vostro partner d'affari? In quali vicende controverse siete stati coinvolti? 

«Il presidente eletto Obama ha promesso di cambiare il modo in cui funziona Washington e il processo di selezione esemplifica questa esigenza», ha spiegato al New York Times la portavoce del Transition team, Stephanie Cutter. Nel mirino sono soprattutto i rapporti con le lobby. I candidati devono rivelare ed eventualmente documentare (quesito 5) se loro o le loro spose abbiano lavorato per un gruppo di pressione o ricevuto da questi pagamenti. E devono rendere conto (domanda 18) se hanno mai avuto rapporti di qualsiasi genere (mutui, depositi, portafogli, azionari etc.) con banche o istituti che beneficiano del piano di salvataggio pubblico approvato dal Congresso, compresi Fannie Mae, Freddie Mac, Aig e Washington Mutual, quelli cioè salvati dalla bancarotta. E se pensate che i pensieri più intimi siano fuori, andate al quesito 14: «Se tenete o avete mai tenuto un diario, che potrebbe suggerire un conflitto di interesse o una possibile fonte di imbarazzo per voi, la vostra famiglia o il presidente eletto, per favore descrivetelo».

Clicca qui per scaricare il questionario in lingua inglese dell'amministrazione Obama.








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