11 febbraio 2013

Mussolini a stelle e strisce



Il fascismo italiano, per le sue caratteristiche proprie che lo distinsero nettamente da altre esperienze verificatesi altrove, apparve sin dagli anni Venti a politici, intellettuali ed economisti di altri paesi come un “modello” cui guardare con molta attenzione. Negli Stati Uniti questo atteggiamento era favorito, senza dubbio, dall’illusione di trovare soluzioni nuove e originali a una serie di problemi economico-sociali che la lunga crisi che va dal dopoguerra al ’29 aveva sollevato.

Sono tante le reazioni che i vari settori dell’opinione pubblica statunitense ebbero di fronte al fascismo: gli italo-americani e gli esuli italiani, Wall Street e gli uomini d’affari, i giornalisti e gli intellettuali, gli scrittori e i poeti (particolarmente Ezra Pound e T.S. Eliot), i sindacalisti e gli universitari, Hollywood, le Chiese cattolica e protestante, gli ebrei, i diplomatici, i funzionari del dipartimento di Stato, i quattro presidenti che si succedettero alla Casa Bianca (Harding, Coolidge, Hoover e Roosevelt).


Se l’ammirazione che gli italo-americani avevano per il fascismo era motivata, come è già noto, da fattori sentimentali e nazionalistici, la viva attenzione per Mussolini e il suo regime mostrata da molti ambienti statunitensi nasceva dall’interesse per un esperimento di società corporativa e totalitaria che sembrava possibile importare. 

Da metà anni ’30 si va però incontro a un progressivo deterioramento delle simpatie fasciste in America di fronte alle iniziative belliche di Mussolini, dalla guerra d’Etiopia a quella di Spagna, sino al conflitto mondiale che segna il tramonto definitivo del mito mussoliniano in America.

E' interessante al riguardo rivedersi l'enorme mole di cinegiornali americani che hanno mostrato, prima con ammirazione e leggerezza e poi con sdegno e disprezzo, l’Italia fascista al popolo a stelle e strisce. Tuttavia solo in alcuni saggi storici scritti da accademici è possibile ricostruire tutti gli snodi storico-sociali di questa relazione, facendo luce in particolare su alcuni episodi controversi:

  • l’analisi dei frammenti di tessuto cerebrale di Mussolini effettuata nell’istituto psichiatrico di Washington dopo la guerra per stabilire se avesse avuto una paresi, cioè uno stato di paralisi causato dalla sifilide; 
  • il prestito di oltre 100 milioni di dollari richiesto e ottenuto nel 1926 da Mussolini da parte della compagnia J.P. Morgan in polemica con il governo americano;
  • la testimonianza di Cornelius Vanderbilt (dell’omonima dinastia di costruttori americani) sulla morte di un bambino investito dall’auto in cui era a bordo accanto a Mussolini durante un viaggio in Italia. Secondo Vanderbilt, Mussolini ordinò all’autista di non fermarsi; 
  • i rapporti di sudditanza della comunità italo-americana nei confronti del fascismo sino alla promulgazione delle leggi razziali e in particolare i rapporti tra Mussolini e l’imprenditore Generoso Pope, fondatore del Columbus Day, e principale portatore di voti italo-americani al partito democratico, all’epoca famoso per il livello di corruzione, dello stato di New York; 
  • l’imbarazzo di Mussolini per la vittoria del nero Joe Louis contro il gigante italiano Primo Carnera nel leggendario match di pugilato avvenuto nel 1936; 
  • tutti i retroscena sulla celebre intervista a Mussolini di Ernest Hemingway che provocò un incidente diplomatico; 
  • il ruolo dell’amante ebrea di Mussolini Margherita Sarfatti che soggiornò a lungo negli Stati Uniti come ambasciatrice culturale a contatto con ambienti che volevano morto il Duce; 
  • i cambiamenti nell’organizzazione mafiosa, fortemente ridimensionata in Italia dal prefetto Mori ma già diventata industria negli Stati Uniti, grazie a capi carismatici come Al Capone e Lucky Luciano.




Per approfondimenti, clicca qui per leggere l'intervista allo studioso Matteo Pretelli sul rapporto tra Mussolini e gli Stati Uniti.   






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