28 febbraio 2013

La morte ti fa bella: la cripta dei cappuccini di Roma



Dei numerosi film americani che raccontano l'Italia Angeli e Demoni di Ron Howard potrebbe sicuramente aggiudicarsi l'Oscar per la peggior pellicola a pari merito con Mangia Prega Ama con Julia Roberts e To Rome with Love di Woody Allen, boiate davvero inguardabili per l'accozzaglia di luoghi comuni sul Belpaese. Se solo questi registi e sceneggiatori strapagati da Hollywood avessero studiato un po' di più, forse avrebbero scoperto che esiste anche una Roma "anglosassone" impregnata di atmosfere gotiche, esoteriche con tanto di fantasmi e case stregate. Del resto il primo romanzo gotico ufficiale Il castello di Otranto di Horace Walpole non è mica ambientato nella bruma ma proprio nel Salento, la culla del Mediterraneo. Il sole fa abbronzare ma costringe anche a ripararsi all'ombra e quindi a "tramare", "complottare" e decidere delle vite altrui. Ora è cosa tristemente nota che il Meridione d'Italia abbia prodotto tre industrie criminali per le quali siamo tuttora conosciuti nel globo terracqueo: la Mafia in Sicilia, la Camorra in Campania e la 'Ndrangheta in Calabria. Mafiosi e camorristi, in particolare, hanno anche affinato nei secoli l'arte di far sparire i cadaveri, riponendoli nella bara a doppio fondo oppure accatastandoli, una volta diventati ossa, in fosse anonime. Se non si aveva tempo o voglia di scavare, c'era un'altra e più ingegnosa soluzione: piazzare i resti del reo nel giustamente celebre Cimitero dei Cappuccini di Via Veneto. Così lo descrive Fulvio Abbate nel suo volume "Roma - Guida non conformista alla città" edito da Cooper nel 2007:


Agli spagnoli, i siciliani, i leccesi, i messicani, gli amanti di Halloween e di Dario Argento che magnificano le meraviglie del proprio barocco raccapricciante, i romani sono autorizzali a controbattere con lo spettacolo della cripta dei Cappuccini in via Veneto, compreso il sacello dove riposa Padre Mariano (1906-1972), il frate che parlava in televisione al tempo monocolore e monocanale, chiudendo i propri discorsi con l'inamovibile: "Pace e bene a tutti".
La cripta è infatti cosa davvero unica, forse nascosta rispetto all'occhio del visitatore ignaro o accecato soltanto dal binomio Via Veneto-Dolce vita, e dunque mignotte, cocaina e attori famosi, ma comunque degna di ogni possibile attenzione. Se le catacombe palermitane, dove i morti si trovano attaccati alle nicchie con gli abiti del proprio mestiere, già viste nel film di Francesco Rosi Cadaveri eccellenti, vanno associate alla teatralità espressionistica per la loro ridondanza scenografica, nel caso della sede romana bisogna pensare piuttosto all'astrazione pura, Mondrian piuttosto che Munch, lì infatti le ossa umane sono utilizzate, come nel Lego, per realizzare una decorazione parietale. Ai Cappuccini di via Veneto le vertebre, i bacini, le costole, i femori e quant'altro, cartilagini comprese, selvono a comporre l'ornato delle cripte. Qualcuno infatti, a suo tempo, pensò a incollare, uno dopo l'altro, tanti pezzelti d'ossa alle pareti. Il discorso profondo che se ne deduce riguarda il libro dell'Ecclesiaste, serve anzi a smentire i capisaldi di quel testo: non è vero che tu, da morto, non servi più a nulla, guarda bene qui e scoprirai che non si butta niente nella versione più gagliarda del barocco.
 


Nell'ordine, troviamo la cripta della resurrezione, Ia cripta dei teschi, la cripta dei bacini con un grande baldacchino (di bacini, ovviamente) dal quale pende un fregio di vertebre più il rosone centrale della volta formato da sette scapole con pendagli di altrettante vertebre. La cripta delle tibie e dei femori con un tondo di mandibole ornato di nuove vertebre e due grandi fiori laterali formati da scapole con pendagli sempre di vertebre. La cripta dei tre scheletri, dove alcuni piccoli scheletri (amati defunti di casa Barberini) sorreggono con una mano un cranio alato. Nel sito ufficiale, www.cappucciniviaveneto.it, è possibile leggere: "Verso ia metà" del 1700, con interventi successivi fino al 1870, questo luogo di sepoltura, di preghiera e di riflessione per i cappuccini - che vi scendevano ogni sera prima di andare a riposare - è stato trasformato in un'opera d'arte, per trasmettere il messaggio che la morte ferma Ie porte del tempo e apre quelle dell'eternità".

A raccontare il fascino misterioso della cripta, a uso dei forestieri, ci ha provato anche il giornalista americano Alan Epstein, autore nel 1995 del libro "Do as the Romans do: An American Family's Italian Odyssey".
On the left side of the Via Veneto there is a small church, Santa Maria della Concezione, attached to which is a crypt of Capuchin monks (who, unbeknownst to themselves, lent their name to the famous coffee drink, which resembles the brown hood worn by the members of the order). The burial ground consists of a few small chapels, the pilasters, arches, and vaults profusely decorated with the bones of four thousand ex-humed monks that were brought to the church in 1631. The designs are ubiquitous, creative, and macabre, once again pointing up the contradictory nature of Rome, and the Romans.
Nothing is only what it is; it is that, and more. While outside on the street millions of lire are being spent each day in the shops, hotels, and restaurants, in a quite successful attempt to convince oneself of one's immortaliry, inside the crypt, in one of the chapels, among the vertebrae, skulls, tibias, and patellae, a sign dangles from one of the iong-deceased monks that most succinctly sums up everything one needs to know about the city-or about life, for that matter. It says, " Quello che voi siete noi eravamo; quello che noi siamo voi sarete'" "That which you are, we were; that which we are, you will be."
Benvenuti a Roma, where everyone, even those who have long since passed away, has something to say.



"Alcuni secoli fa  i monaci vollero forse dare a questo ambiente di morte il senso dell'immortalità. Al di là del suo macabro risultato c'è infatti in questo paziente lavoro di secoli  un'ingenua ricerca del bello che è sempre opera dell'amore: amore che sopravvive alla morte, morte che sopravvive all'amore". Autore di questa poesia per immagini è Gualtiero Jacopetti, il vero protagonista della Dolce Vita di Via Veneto, che così volle immortalare la Cripta  dei Cappuccini nel suo film manifesto Mondo Cane.






Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come imparare l'American English per gli italiani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post del workshop su come trasferirsi, vivere e lavorare a New York.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su come fare piccola e media impresa negli Stati Uniti.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post sulle differenze culturali tra italiani e americani.

Clicca qui per vedere l'indice di tutti i post su temi di storia e cultura legati a Italia e Stati Uniti.


Nessun commento:

Posta un commento