15 febbraio 2013

La Hollywood napoletana degli anni '20


Il 16 dicembre 1796, in quello che era ancora il Regno delle due Sicilie, nasceva la più antica sede diplomatica degli Stati Uniti in Italia, e la settima in tutto il mondo.


Le relazioni commerciali tra Napoli e il Nuovo Mondo sono quindi di vecchissima data e furono anche culturali perché dalla Capitale del Sud partirono anche centinaia di artisti assieme ai milioni di emigranti meridionali che andarono alla volta della "Merica" tra il 1870 e il 1920. Musicisti, cantanti lirici, artiste di cafè chantant, e ancora impresari, maestri di canto e letterati sono alcune delle categorie di "skilled workers" che non ebbero problemi di visto per sbarcare a New York.

Ma questa infusione di napoletanità a New York non fu a senso unico.  Solo gli storici della settima arte sanno che il cinema italiano muto dei pionieri era un'industria affermata che non aveva niente da invidiare a Hollywood. Napoli e Torino erano le capitali del cinema italiano e curiosamente nel capoluogo partenopeo si sviluppò un filone particolare di film legati ai movimenti migratori, da e per gli Stati Uniti. Nel 1924, il regista Eugenio Perego realizzò Vedi Napule e po' mori!, facendo già del meta-cinema perché raccontava la storia di Billy, produttore cinematografico americano, che giunge a Napoli per le riprese del suo film e per la parte di protagonista sceglie Pupatella, figlia di un'umile famiglia di pescatori. Il film è un grande inno alla napoletanità, in cui il binomio muto/musica trae dalla trama particolare ragion d'essere. Si tratta, infatti, quasi di un musical italoamericano ante litteram, che racconta il "sogno americano" di una bella napoletana, la figlia del popolo Pupatella, interpretetata da Leda Gys (al secolo Giselda Lombardi), diva del muto della stessa caratura di Francesca Bertini, mentre suo fratello è interpretato da un ancora adolescente Nino Taranto. Amori, gelosie, equivoci, passione e musica, in un intreccio di ambientazioni tra America e Napoli: questa la ricetta del grande successo del film, che innalzò Leda Gys a stella di prima grandezza.



La pellicola, prodotta dalla Lombardo Film (la futura Titanus), è persino a colori, con una gran varietà di virati, e rimane importante anche per la commistione con il genere documentario perché mostra le immagini rarissime del Festival di Piedigrotta in versione fascista del 1924. A raccontare la storia del film e contestualizzarne il periodo, nella stessa clip, è la docente e storica del cinema Giuliana Muscio, autrice del libro Piccole Italia, grandi schermi sul cinema dei migranti italiani negli Stati Uniti, assieme a Vito Zagarrio, curatore del Roma Tre Festival, l'annuale rassegna dedicata alla ricerca scientifica sul cinema, il teatro, la musica e la videoarte.

La poiezione si è tenuta nel giugno 2012 al Palladium, teatro del popolare e vivacissimo quartiere romano della Garbatella, con sonorizzazione dal vivo dell'orchestra dell'Università di Parma diretta dal maestro Luca Aversano








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