6 febbraio 2013

Il ruolo dei consulenti e delle public relations


C'è chi dice che con le Aziende italiane agli inizi l'unico modo di essere pagati è dare fregature. Non è proprio così, ma l'italiano non è abituato a pagare consulenti e crede di saper fare tutto da solo.

D'altra parte trovare il consulente giusto è la chiave del successo, perché spesso questo avvocato, commercialista, esperto di marketing o semplicemente “l’'amico" che si occupa di voi rappresenta il vostro tramite con il mercato nella prima fase, quella più difficile.

Ricordatevi che parlare la stessa lingua non vuol dire pensare allo stesso modo, per cui cercate sempre di capire cosa vi sta dicendo veramente e prima di pensare che sia pazzo o stupido, valutate se non cerca invece di'comunicarvi regole di un mercato che funziona diversamente.

Di solito il rapporto che l'azienda medio piccola vuole creare è quello della cosiddetta amicizia, per cui il consulente dovrebbe lavorare gratis o quasi, perché crede nel prodotto o nel servizio e nel suo sviluppo.

L'America non funziona così: se uno è bravo si fa pagare.

Tipico è il caso della media azienda che va dallo studio professionale che gli sforna un piano marketing preventivo (costo qualche decina di migliaia di euro) dal quale sembra che si possa fatturare decine di milioni di dollari in pochi anni e con investimenti limitati se non nulli.

Tutto bene. Non proprio. Nella maggioranza dei casi, dopo aver conquistato una piccolissima nicchia (o addirittura non aver combinato nulla) ci si accorge che un conto sono le potenzialità di un mercato e un altro ciò che si riesce a fare veramente.

Le pubbliche relazioni "PR" sono importanti in tutto il mondo, ma a New York sono fondamentali per ogni azienda a qualsiasi livello. E' infatti già molto difficile far sì che normali cittadini partecipino ad un evento anche se gratuito, non parliamo poi se si tratta di far intervenire decision makers o celebrità. Ci sono, infatti, ogni giorno centinaia di eventi importanti in città e la battaglia per accaparrarsi la gente che conta o anche sola una "bella" audience è spietata e incessante. Questo non è purtroppo sempre capito dalle aziende italiane, spesso con risultati disastrosi.

Una caratteristica delle PR a New York è la predominanza di donne che ci lavora, non solo come persone che invitano e accolgono gli ospiti o interagiscono con loro, ma anche a livelli dirigenziali.

Da "Vado a Vivere a New York" di Stefano Spadoni. Clicca qui per comprare il libro.




 






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