17 febbraio 2013

Cos'è la "Manhattanite"? Essere disposti a tutto pur di vivere a New York



Isabella Rossellini racconta il Natale a Nyc nel 1978

New York è la capitale del turismo: 52 milioni di presenze ogni anno. Luci, grattacieli, quell’energia contagiosa, lo abbiamo sempre scritto. Di questi però quanti sono gli stranieri? 10 milioni! Un quinto, di cui gran parte arrivano dall’Europa, dal Canada, ma anche dall’America Latina. Il resto sono turisti che con un volo interno planano qui da un’altra città degli Stati Uniti, magari dal Texas o dall’Ohio, nomi che a un newyorkese dicono ben poco (al di fuori della politica), per non parlare al resto del mondo.

A subire il fascino della Grande Mela sono soprattutto gli americani, che vedono in questo mostro di cemento una città molto caotica e troppo costosa, ma pur sempre la sublimazione di quel mito americano che trova nella Statua della Libertà un simbolo abusato ma reale, rivelatorio. Città meno all’avanguardia di San Francisco, meno salutista della California intera, New York rimane pur sempre il centro da cui è possibile irradiare il resto del mondo, come vi fosse un faro capace di far arrivare la luce ovunque. E quell’ ovunque può essere a migliaia di chilometri di distanza, o dietro casa. Quel faro non è l’Empire State, che si accende di colori differenti  e rende Manhattan simile a Disneyland. E  non c’entrano neanche le emozioni che rapiscono il turista per quel sentirsi vivi, tornati al mondo, rigenerati.

Dove è finita la classe media di Manhattan? La domanda se la pone il New York Times. Può esistere una classe media a Manhattan? Questo luogo di irrealtà, scenografia naturale di ogni blockbuster, catalizzatore di sogni, è decisamente fuori portata per la classe media.

L’abbiamo raccontata, amata, adulata, ma ora prendiamo in mano la lente d’ingrandimento.

Nel 1997 era possibile comperare a Tribeca un appartamento stanza e cucina per 200 mila dollari, ora costerebbe almeno il triplo o forse più. Ovviamente parliamo di un quartiere particolare, molto cool della città.

Tribeca è diventata di moda dopo che è stato inaugurato il suo omonimo film festival, simbolo del rilancio dopo la tragedia delle Torri Gemelle. Questo in parte spiega il sovrapprezzo, ma non dobbiamo fermarci qui.

Il fenomeno riguarda tutta la city, in cui è più facile che vivano i (chiamamoli così) poveri, nelle numerose case popolari, che la classe media.

Per farvi capire di che cosa stiamo parlando, mentre ad Atlanta, che è pure carina, puoi comprare un appartamentino per 85 mila dollari, con quei soldi a Manhattan ci paghi l’affitto per un anno, o massimo un anno e mezzo. La media infatti è 3.973 dollari al mese, circa 2800 in più rispetto a quella nazionale.

Se l’affitto non deve incidere per oltre il 30% sul reddito mensile, il fortunato affituario “medio” dovrebbe guadagnare circa 12mila dollari al mese. Cifra che lo collocherebbe molto al di sopra della classe media in qualsiasi altra parte del mondo. Ma non qui.

Quella lente di ingrandimento allora ci mostra come vivono ad un isolato di distanza i ricchi e i poveri delle case popolari, con un reddito ineguale come fossimo in Sierra Leone.

Manhattan è sempre lo status symbol che tutti conosciamo, è la meta preferita di chi investe nel mattone, con un ritorno sull’investimento che può essere molto allettante. Ma senza avere una famiglia “importante alle spalle” chi se la può permettere davvero?

Per appartenere all’1% più ricco di Manhattan bisogna guadagnare 790mila dollari l’anno. La famosa classe media guadagna tra gli 80mila dollari e 235mila dollari l’anno, a seconda del nucleo familiare. Come ha messo in risalto Gothamist, un blog molto seguito a Brooklyn, con 235mila dollari l’anno in ogni altra parte del mondo si sarebbe piuttosto ricchi, solo a Manhattan invece si fa parte della classe medio-alta. Per fare un esempio è come guadagnare a Reggio Calabria 2500 euro al mese, un ottimo stipendio ma non si è di certo ricchi.

Non sorprende allora che una famiglia di quattro persone con un reddito di appena 68.700 dollari possa chiedere di avere addirittura una casa popolare, mentre altrove si comprerebbe senza spasmi una villetta a schiera.

Un insegnante di una scuola pubblica con cinque anni di esperienza guadagna tra i 64mila e i 75 mila dollari, una somma che viene percepita come insoddisfacente rispetto al costo della vita, ma che altrove sarebbe più che sufficiente. Mentre addirittura un professore della Columbia University, con i suoi 180 mila dollari l’anno, potrebbe dichiararsi insoddisfatto rispetto al lavoro e gli sforzi profusi per arrivare a quel punto, visto che un avvocato rampante percepisce quella somma ad inizio carriera, se sa muoversi con abilità.

Qual è il risultato di questo stress da reddito? Nella città dei sogni pochi decidono di fare figli, e quando li fanno se ne vanno altrove. Solo 17% delle famiglia continua a risiedere a Manhattan, dove un college privato costa 40mila dollari l’anno, che non sono pochi spiccioli, mentre entrare nelle scuole pubbliche di eccellenza (quindi low-cost) non è per niente facile.

Allora abbiamo fatto un disegno favoloso di Manhattan . Ci vive l’elite di mezzo mondo, con redditi da favola, al suo fianco c’ è chi ha avuto la fortuna di una casa popolare. Si vive in spazi stretti, si fanno pochi figli, molti sono single, e vi è la continua percezione di un reddito insufficiente per una vita dignitosa, ma contemporaneamente si vuole rimanere perché come on, è sempre terra di opportunità. Qualcosa che ti cambia la vita può sempre accadere (come nei film? Esatto, come nei film).

Ma forse, come conclude il New York Times, è solo una falsa percezione che a Manhattan stia scomparendo la classe media. In realtà è sempre successo. Sfogliando i reportage del passato, almeno a partire dal 1907 si parla di come la classe media sia sospinta lontano dalle mure cittadine. E dove se ne va? Benvenuti nell’altra New York. Queens, Brooklyn ed anche Bronx, per non parlare di Staten Island, o il New Jersey. La real New York vive qui, dove i prezzi sono comunque alti ma non folli. Follia, nel bene o nel male, è parola che appartiene solo a Manhattan.

Piero Armenti - Scopri New York















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