3 febbraio 2013

Coffee Italian style



How to: Order Coffee in Italy
This country is known for its coffee, however, if you don’t know how to ask for what you want, don’t blame the barista. Here’s a quick guide to getting your dream caffé in Italy. (Yeah, I’m talking the kind that can upstage even the most buttery, chocolate-laden of cornetti!)

Caffé (also known as Espresso or Caffé Normale)
The classic. The one you can quaff in one shot. By far the most popular in Italy and your first step to become less of a straniero (foreigner). Toughen up. Leave your filthy froth, your ice, milk, choc chip swirls and vanilla bean tendencies back in your franchise-fraught Anglo-Saxon hometown. We’re in Italy. It’s elegant, it’s fast, you can have another six throughout the day. Italians love their sugar but I advocate going pure and taking it ‘amaro‘ - without milk or sugar. It comes in a petite little espresso cup and generally you can ask for ‘un bicchiere d’acqua‘ (a glass of water), which will be thrown in for the same glorious price of around 80centesimi standing up at the bar. Rinse and repeat. Literally.

Click here to continue reading this article written by Kylie Flavell for Romeing.


Oggi il cappuccino scuro non è stato un successo. Il barista non mi conosceva, ho avuto un attimo di distrazione e prima che riuscissi a fermarlo la tazza era colma di latte quasi fino all’orlo. L’ho bevuto comunque, per non offenderlo. Ma no, decisamente non andava bene. C’è sempre questo rischio quando sono in giro.

Nei miei due bar di fiducia vado sul sicuro. Nel primo, in Umbria, i baristi hanno imparato a fare il cappuccino scuro come piace a me: stessa dose di caffè ma meno latte, in modo che arrivi a un centimetro dall’orlo. Nel secondo, a Roma, hanno i bicchieri di vetro romani, senza manico, che sono un po’ meno capienti delle tazze di ceramica: se chiedo un cappuccino al vetro, so che mi arriverà già scuro. Ma guai ad applicare questa regola altrove: con il bicchiere sbagliato, rischi di sconfinare verso il caffellatte.

Quando sono a Venezia tutto fila liscio: là esiste il macchiatone, una via di mezzo tra caffè macchiato e cappuccino. Anche il prezzo è calibrato di conseguenza (devo ammettere che ignoro la diffusione regionale del macchiatone: si trova in tutto il nordest? Arriva fino a Milano? Qualcuno mi sa aiutare?).

Nei primi anni di permanenza in Italia ci ho messo un po’ a capire che era questa la mia bevanda mattutina. A volte chiedevo il cappuccino, a volte il caffè macchiato. Ma nel primo l’impatto del caffè era troppo diluito, mentre nel secondo (almeno per il primo caffè della giornata) era troppo forte. Poi ho scoperto, un po’ alla volta, che in Italia il caffè, anche se sembra avere solo tre-quattro declinazioni (come la pizza di Michele a Napoli: “Come la vuoi: marinara o margherita?”), in realtà si presta a una serie di variazioni componibili e accumulabili. Al vetro. Senza schiuma. Tiepido, bollente. Lungo, ristretto. Macchiato caldo, macchiato freddo. Poi le variazioni regionali: marocchino, bicerin, caffè alla nocciola.

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