14 gennaio 2013

La legge anti-trust negli Stati Uniti


 

Negli Stati Uniti vige un regime di libero mercato che, attraverso l'ideale liberal democratico, fonda la propria ragione d'essere sul principio che il movimento dei capitali e delle cose produce ricchezza.

In un simile contesto è necessario dover minimizzare all'indispensabile vincoli e difficoltà all'azione imprenditoriale introducendo però una "regulation", atta a stabilire le regole del gioco. Pena: un mercato "Far West" dove in regime di totale anarchia l'operatore commerciale spregiudicato può compiere operazioni piratesche a danno della concorrenza, può monopolizzare i settori, può impunemente uccidere o stravolgere i mercati. Per far sì che il diritto all'iniziativa e all'espansione imprenditoriale fosse salvo, nel rispetto di regole e limiti comuni, nel 1890 venne promulgato lo "Sherman Act", un insieme di norme che regolava comportamenti e usi ritenuti negativi per la concorrenza.

Lo Sherman Act, che venne integrato ma non modificato da due nuove leggi nel 1914, "Clayton Act" e "Federal Trade Commission Act", è tutt'oggi esistente, applicato e rispettato in tutti gli Stati Uniti. In Italia lo Sherman Act è conosciuto come "Legge Anti-Trust", come del resto viene comunemente chiamato in America.


La legge anti-trust americana ha il potere di valicare i confini territoriali nazionali quando azioni commerciali, condotte all'estero da operatori americani e non, alterano negativamente i movimenti dei mercati interni, recando danno all'economia e a talune aziende. L'applicabilità all'estero della legge anti-trust Usa trova fondamento nei trattati commerciali internazionali e grazie a significativi strumenti messi a disposizione dal Governo americano per scoraggiare fenomeni esterni di concorrelza sleale a danno del Paese. Ma torniamo allo Sherman Act, il quale nella sostanza proibisce:

- accordi concertati irragionevolmente e restrittivi quali: la ripartizione del mercato o della clientela, la fissazione dei prezzi, la disponibilità dei prodotti vincolata all'acquisto di un altro prodotto o servizio, i boicottaggi; 

- il potere monopolistico di beni e/o di servizi. La concentrazione, la fusione e l'accorpamento di aziende, l'acquisizione spregiudicata di beni e servizi allo scopo di restringere la concorrerrza creando un monopolio, non devono superare le quote di mercato, espresse in percentuali, stabilite dalla legge per i diversi settori;

- le pratiche diprezzi discriminatori. È evidente che le grandi aziende e i grandi gruppi hanno potenzialmente la possibilità di uccidere la concorrenza delle piccole/medie imprese nella negoziazione dei prezzi con distributori e dettaglianti. Tale pratica è proibita quando lede volutamente la competitività di talune aziende: tutti hanno il diritto di giocare con pari opportunità e lo svantaggio competitivo delle piccole/medie imprese deve essere riequilibrato.

Le violazioni alla legge anti-trust americana rappresentano un reato. Il Ministero della Giustizia Usa applica pene che possono raggiungere i tre anni di reclusione e/o multe fino a dieci milioni di dollari. Dal 1980 la Federal Trade Commission, owero l'autorità anti-trust americana, controlla e giudica, oltre alle corporations, anche ogni altro soggetto giuridico o singolo imprenditore sospettato di attuare pratiche monopolistiche.

Dal libro "Fare Business negli Usa" di Maurizio Dovigi.



 




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