12 gennaio 2013

I Newyorkesi e il difficile rapporto con l'igiene personale



To split significa in Italiano dividere. L’italianizzato splittare viene usato nel gergo del montaggio cinetelevisivo per indicare l’immagine divisa in due, come nelle scene romantiche dei film con i due piccioncini che parlano al telefono ognuno nel proprio appartamentino newyorkese.

To split traduce anche l’italiano fare la spola tra due luoghi e per estensione mi vien da pensare anche tra due stati mentali. Nel mio caso, quello italiano e quello americano.

Italiano perché sono nato nello stivale ma non l’ho scelto e americano perché non ci sono nato ma ho scelto di andarci. Rimanerci, si vedrà. Per il momento mi godo questo cambiamento totale di aria, lingua e continente per scrollarmi di dosso un po’ di cinismo romano e provare a dimenticare i piagnoni italici, eroi del “chiagni e fotti”.

Mi ci sono voluti due anni di preparazione per trasferirmi a New York perché non sono nato ricco.

Sicuramente è una cosa che ho agognato sin da ragazzino quando avevo non il semplice poster del ponte di Brooklyn ma l’intera parete ricoperta da un murale fotografico dello skyline di Manhattan. Adesso sono qui ma non è certamente il sogno che si realizza, preferisco chiamarlo obiettivo portato a termine.

Sono una persona molto concreta e credo anche un buon osservatore e quindi non considero la New York del 2011 come il migliore dei mondi possibili. Nei miei precedenti viaggi, le ho dedicato la mia attenzione da turista-viaggiatore-esploratore, ma adesso per me è diverso perché si tratta di lavorare e quindi viverla quotidianamente nei suoi pro e contro.

Il maggior pro è che gli Stati Uniti – nonostante sia il paese storicamente più pericoloso mai apparso sulla faccia della terra, se si tiene conto del numero di morti ammazzati in guerre, invasioni e colonizzazioni – ti permettono di affermare questa verità storica, senza timore di essere arrestato. Secondo: ci sono i banchieri cattivi, d’accordo, ma esiste anche la concorrenza vera e quindi la meritocrazia. Da freelance quale sono ho sempre sposato la massima “tanti padroni, nessun padrone” ma in Italia non è possibile perché i padroni si conoscono tutti e si mettono d’accordo per pagarti di meno.

Palma d’oro dei contro della mia speciale t-chart (così chiamano la lista qui negli USA) è l’impressionante mancanza di igiene di coloro che vivono a New York. E non sto parlando della solita nostalgia per il bidè che abbiamo solo noi italiani. Mi riferisco invece ai danni di una mancata educazione prolungata a casa dei genitori. Sì, perché se è figo andarsene di casa a 16-17 anni, non lo è altrettanto se non sei preparato alla vita nelle manifestazioni più elementari quando ti trovi in pubblico. Di cosa sto parlando? 

Clicca qui per continuare a leggere il racconto di Luca Martera per I-NewYork, il portale di informazioni creato da Luca Colnaghi e Cristina Villa che in questo video danno consigli per lavorare negli Stati Uniti.
   






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