31 gennaio 2013

Si può essere italiani, politici e onesti? Sì, se il tuo nome è Fiorello La Guardia


New York, 1935. Sotto gli occhi dei passanti un uomo basso, tarchiato, sta distruggendo a colpi di mazza alcune slot machine ammucchiate davanti a un saloon. Fatto apparentemente incredibile, anche i poliziotti lo lasciano fare, anzi sorridono.

L'uomo non è un cittadino qualsiasi colto da raptus, ma il sindaco di New York fotografato in una delle tante azioni punitive contro il "fronte del male", che egli identifica nella Tammany, la "macchina" politica del partito democratico nella contea di New York, centrale della corruzione con connivenze trasversali e stretti legami negli ambienti della mafia.

Quel sindaco si chiama Fiorello La Guardia e la sua vita è una realtà romanzesca. Un personaggio anomalo, straordinario, veramente unico nel pur ricco contesto della storia americana. Anomalo perché in una società dell'immagine La Guardia rappresenta l'esatto contrario dell'uomo di successo, dato che era piccolo di statura (un metro e 58 cm) per 56 chili. Una specie di “nano cresciuto”, non certo bello, con la mascella forte, i capelli mal tagliati e corti e l’abito spiegazzato. Straordinario perché riesce ad affermarsi nonostante sia figlio di immigrati italiani senza fortuna, ghettizzato anche per via della povertà del padre e del sangue ebreo della madre. Non bastasse, ha un pessimo carattere e un nome impossibile: buffo e difficile da pronunciare in inglese.


Fiorello è il primo italo-americano che riesce a diventare deputato e, dopo sette legislature, a farsi eleggere sindaco di New York. Nella capitale del Nuovo Mondo conduce per ben dodici anni una tenace e coraggiosa battaglia per eliminare dalla città la corruzione e le sacche di miseria.

Per Harry Truman è "l'uomo incorruttibile come il sole", De Gasperi lo definisce "il più importante italiano d'America, colui che ci ha salvato dalla fame nei giorni più drammatici della nostra storia". Sulla laurea honoris causa della Yale University, nella dedica c’è scritto che «aveva strappato la democrazia ai politici e l’aveva ridata al popolo».

Secondo gli storici è stato il più grande sindaco di New York e, per molti, anche degli Stati Uniti.

Il pugliese più famoso d'America, assieme al divo del cinema muto Rodolfo Valentino, era chiamato amichevolmente "the Little Flower", sia come traduzione inglese del suo nome che in riferimento alla sua bassa statura, ma per i suoi nemici era “That Little Napoleon in City Hall” (Quel piccolo Napoleone del Municipio), “Sombrero” per via del gran cappello che non abbandonava mai o, peggio” “Buch”, letteralmente “caprone” oppure, a scelta, “macellaio”, “villano”, “goffo”: insomma un concentrato di termini spregiativi.

Nell'America dei pioneri s'era fatto da sé, e dal nulla: inviato di un quotidiano a 16 anni, a ventidue addetto consolare a Fiume, poi interprete (sette lingue) a Ellis Island, l'isola della vergogna dov'erano costretti in quarantena gli immigranti prima di sbarcare negli Stati Uniti. Quindi avvocato, deputato, sindaco della più grande, moderna città del mondo. Sempre dalla parte della gente, degli emarginati. E sempre imprevedibile, impulsivo, per la gioia dei cronisti con cui aveva un rapporto di odio-amore perché faceva notizia ma non tollerava le critiche.

fumetto del 1939

A La Guardia sono stati dedicati strade, parchi, scuole, ponti, l'aeroporto (riservato al traffico interno), decine di biografie, francobolli, figurine, canzoni e persino un musical, “Fiorello!”, vincitore del Premio Pulitzer e di quattro Tony Awards. Il musical – che tenne cartellone a Broadway per tre anni dal 1959 – è stato il primo spettacolo leggero ad aver come protagonista un politico, interpretato in questo caso da Tom Bosley (poi diventato famoso in tutto il mondo per il ruolo di Mr. Cunningham in “Happy Days”).

Curiosamente Hollywood non ha mai realizzato un film su di lui, dedicando invece una biografia al suo predecessore corrotto e donnaiolo Jimmy Walker nel film “Giacomo il bello” (“Beau James” del 1957 con Bob Hope), forse perché i film si fanno con i “kiss kiss bang bang” e La Guardia era troppo puritano e onesto.

Che di lui gli italiani sappiano poco è in parte dovuto al fascismo che ordinò alla stampa di regime di ignorare il "gangster mezzo ebreo", oltretutto Gran Maestro della Massoneria (ma le logge americane sono sempre state associazioni pubbliche e mai segrete), e quando La Guardia morì di tumore a 65 anni nel 1946 in Italia mancava tutto, anche la carta per i giornali, e su di lui scese il silenzio.

Tutti buoni motivi per i quali ho avuto l'onore di dedicargli il documentario dal titolo "L'Incorruttibile" per il programma "La Storia siamo Noi" di Giovanni Minoli. Nello speciale, andato in onda nel settembre 2012,  si ripercorre la sua luminosa parabola di self-made-man interrotta a 65 anni a causa di un tumore al fegato.
 

Fiorello in versione pompiere e autista della subway

Fiorello seppe far notizia per tutta la sua vita, anche quando non riusciva a raggiungere gli obiettivi. Grazie alla sua amicizia con l’eccentrico miliardario Howard Hughes (“The Aviator” è il film che gli ha dedicato Martin Scorsese) cerca di convincere il costruttore Giuseppe Bellanca a finanziare la trasvolata di Charles Lindbergh. Fa di tutto per salvare dalla condanna a morte Sacco e Vanzetti, ma non riesce a convincere il governatore del Massachusetts Fuller a concedere la grazia. Frequenta il tenore Enrico Caruso, il pugile Primo Carnera, la stella del baseball Joe Di Maggio, il giovane Frank Sinatra e i comici Lou Costello (Pinotto) e Jimmy Durante. Lo si vede piangere ai funerali di Petrosino e Valentino. Battezza il neonato Michael Bongiorno (sì, proprio lui) e ha come rivale in campagna elettorale suo padre Philip, avvocato italo-americano di successo.
 
Ma è quando diventa sindaco che esplode la sua creatività improntata all’anti-politica. Scioperano i minatori e per sensibilizzare l’opinione pubblica e convincere i “padroni” a mollare, fa chiudere i termosifoni di tutti gli edifici pubblici, tranne scuole e ospedali. Scioperano i distributori di giornali e ai bambini legge le strisce di Dick Tracy alla radio. 

Ma la sua vera passione sono i pompieri. Sulla limousine oltre al dittafono si fa installare anche la radio a onde corte, sintonizzata su quella dei vigili del fuoco, per potersi precipitare dove scoppiavano gli incendi. Una volta entra in un palazzo avvolto dalle fiamme. Si teme il peggio ma dopo alcuni interminabili minuti ricompare sporco di fuliggine, gli abiti bruciacchiati: aveva voluto controllare se gli impianti  antincendio erano in regola. I pompieri li usa anche come esercito privato per guidarli a sfasciare e inondare d’acqua bische clandestine e locali equivoci (“Scusateci ma ci avevano detto che c’era del fuoco”). Faceva portare le slot-machine in strada e le distruggeva personalmente a mazzate.


Gioca a baseball e bowling per beneficenza, guida aerei, treni e vagoni della metropolitana. I suoi concittadini se lo ritrovano dappertutto, a volte sorpresi e divertiti da inopinate esibizioni, ad esempio quando sale sul podio del Metropolitan, offrendogli di esibirsi con la banda della Polizia e al direttore della Carnegie Hall, che gli chiede se ha bisogno di qualcosa, risponde: “Niente preferenze, mi tratti pure come Toscanini!”.

Fiorello La Guardia – ha scritto un suo biografo americano – “fu un eccezionale uomo politico e, paradossalmente, un anti-politico. Alla mancanza di astuzie diplomatiche, il sindaco di New York contrapponeva una spontaneità talvolta sgradevole, però sempre in grado di conquistare le simpatie delle masse popolari senza fare ricorso alla demagogia. Sanguigno, impulsivo, battagliero, talvolta un po' plateale, questo italo-americano di madre ebrea e padre pugliese incarnava tutto ciò che di più genuino offriva l'America nella prima metà del secolo: una forza morale che non arretrava davanti a nulla, nemmeno ai killer mandati da Cosa Nostra per eliminarlo”.

La Guardia si diminuiva lo stipendio per dare l'esempio e aveva fatto dell'onestà la sua bandiera per profonda e intima convinzione. Non si curò mai del denaro e morì in modeste condizioni.


 
Tony Lo Bianco, attore italo-americano vincitore di tre Tony Awards, ha interpretato più volte a Broadway La Guardia in un one-man-show dal titolo “Hizzoner!” (storpiatura di “His Onor”, suo onore).  


Tony Lo Bianco e Luca Martera

Tony Lo Bianco e il dop Marc Caruso



Clicca qui per leggere l'intervista a Luca Martera di Vincenzo Pascale per Il Corriere del Mezzogiorno.





















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