12 gennaio 2013

Cosa pensano gli americani degli italiani?



“Fastidioso” è il termine più ricorrente che è stato usato per commentare questo video da me realizzato, stando al quasi centinaio di messaggi tra post privati e pubblici che ho letto sui maggiori social network.   

Se la normalità è un fatto statistico – cioé la maggior parte della gente fa una certa cosa – si può affermare allora che gli italiani sono un popolo di furbacchioni, la cui reputazione è rovinata da un pugno di onesti. Pecco di qualunquismo? Facciamo un confronto. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che il mondo perfetto ma banalmente sono “larger than life”, ovvero mostruosamente grandi. Quella dello spazio non è solo una metafora ma una realtà concreta perché significa che c’è spazio per tutti e non c’è bisogno di sgomitare. Sarò più preciso. In paesi più evoluti e piccoli come la Svezia o la Danimarca quanti saranno gli architetti, scienziati, registi e scrittori affermati e non necessariamente famosi? Diciamo dieci. Per lo stesso motivo, calcolando questa cifra rapportata al numero di abitanti, in Italia saranno più o meno cinquanta. Tradotto: per tutti gli altri che sgomitano non c’è spazio perché vuoi l’allungamento della vita, vuoi la tutela della corporazione di riferimento e vuoi – in Italia soprattutto – l’eredità di censo (i figli di avvocati sono avvocati e così via per giornalisti, parlamentari, registi, notai ecc.) non c’è spazio e quindi concorrenza vera che funziona grazie e soprattutto a leggi che premiano la meritocrazia e il pluralismo.

Negli Stati Uniti è esattamente l’opposto: ci sono pesi e contrappesi che bilanciano i poteri e il sogno americano, almeno sulla carta, continua a essere il programma elettorale più forte da loro mai realizzato.   Sarà sufficiente indicare un provvedimento su tutti: il Giving Pledge. Si tratta della richiesta fatta ai ricchi del pianeta – quasi tutti americani, of course – di donare almeno metà del loro patrimonio in fondazioni filantropiche. Attenzione: il significato di donazione è profondamente diverso negli Stati Uniti, non si tratta di fare il Babbo Natale ma di creare posti di lavori attraverso le imprese e il finanziamento della ricerca scientifica e universitaria. Bene, in base a questo Giving Pledge, lo stesso Bill Gates ha precisato il suo scopo: “Non lasciare che l’ingente ricchezza accumulata venga trasmessa in via ereditaria ai figli, perché non sarebbe bene né per loro né per la società”. Un altro milionario Bernard Marcus ha aggiunto:  “Sono sempre stato convinto che lasciare grandi ricchezze ai nostri figli impedisce di stimolare la loro capacità di farcela da soli”.

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