20 gennaio 2013

Come conquistare gli Usa con la cucina italiana

 Tony May e sua figlia Marisa nella cucina del loro ristorante a New York

In America si trovano migliaia di ristoranti “italiani”: non tutti potrebbero fregiarsi rigorosamente del titolo, ed è per questo che è importante preservare l’eccellenza della cucina italiana. Uno dei più importanti artefici di questo compito è Tony May, che quest’anno celebra il suo cinquantesimo anno di America. Premiato molte volte da istituzioni sia americane che italiane per il suo talento ed il suo impegno nell’imprenditoria culinaria, papà di diversi ristoranti a New York (compresi Gemelli e Pasta Break, che erano nel World Trade Center e andarono distrutti l’11 settembre del 2001, quando Tony si adoperò in prima persona per nutrire e sostenere coloro che prestarono soccorso), autore di un libro di successo dal titolo “Italian Cuisine: Basic Cooking Techniques”, Tony May è a tutti gli effetti un ambasciatore della cucina italiana negli Usa. Un perfetto ponte di collegamento fra Italia e Stati Uniti.

Mister May, lei è il proprietario di uno dei migliori e più famosi ristoranti italiani di New York, il SD26, dove le istituzioni Italiane invitarono il presidente Napolitano in visita ufficiale a gustare quanto bene si mangiasse italiano anche nella Grande Mela. Qual è la chiavfe del suo successo come imprenditore, e quale pensa che sia il suo contributo al miglioramento della percezione della cucina italiana in America?

Quando sono arrivato in America nel 1963 ho trovato un tipo di cucina che non riconoscevo e, talvolta, una lingua che non capivo. La cucina italiana era ancora conosciuta come “eyetalian”, il cibo del massimo comfort definito “buono, abbondante e a buon mercato”. Ho promesso a me stesso di fare qualcosa a tal riguardo. Così nel 1979 ho fondato il Gruppo Ristoratori Italiani, che ancora oggi presiedo. Nel 1984 con il Gri ho istituito il Catherine De Medici Restaurant presso il Culinary Institute of America, mentre nel 1991 ho dato vita all’Italian Culinary Institute for Foreign Professionals in Piemonte. Durante la mia permanenza nel board del Culinary Institute of America a Hyde Park a NY, la scuola ha costituito il Colavita Center for Italian food and wine, nel 2001. Infine, nel 2004 ho fondato la Italian Culinary Foundation, per realizzare programmi di insegnamento nelle istituzioni culinarie di tutta l’America. Credo che il modo migliore per cambiare la vecchia percezione della cucina italiana sia l’istruzione: è per questo che ho creato le istituzioni incoraggiando programmi per la nuova generazione di professionisti.

Clicca qui per continuare a leggere l'intervista di Umberto Mucci per l'Opinione a Tony May.







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