31 gennaio 2013

Gli effetti comici degli acronimi in inglese



Non è chiaro perché, ma parliamo e scriviamo sempre di più per acronimi. Cioè con quelle paroline, generalmente composte di tre o quattro lettere, talvolta scritte tutte in caratteri maiuscoli, che sono formate con le lettere o le sillabe iniziali di determinate parole di una frase o di una definizione. Il fenomeno è universale. Impazza in tutte le lingue, ma soprattutto in inglese, idioma che ama la brevità e si presta al suono sincopato di una sigla. Il Ceo (Chief Executive Officer) ha ormai sostituito la definizione completa di capo dirigente di un'azienda, così come in Italia ormai si dice e si scrive sempre più spesso ad, piuttosto che amministratore delegato. L'acronimo ha invaso l'economia e la finanza, ma pure il sindacalismo, le forze armate, i servizi di sicurezza, il mondo accademico, lo sport, i media. Si va dall'At&t all'Ibm, dal Centcom (Central Command, il comando centrale delle forze armate americane) al Mad (Mutually Assured Destruction, la reciproca distruzione assicurata, formula che teneva il mondo in pace durante la guerra fredda ricordando a tutti quale sarebbe stato il risultato di una guerra termonucleare, "mad", folle appunto), dalla Cia all'Fbi, dal Kgb alla Stasi, dall'Eta basco all'Ira nord-irlandese, senza dimenticare Bbc, Ddt e Wc.


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Si può essere italiani, politici e onesti? Sì, se il tuo nome è Fiorello La Guardia


New York, 1935. Sotto gli occhi dei passanti un uomo basso, tarchiato, sta distruggendo a colpi di mazza alcune slot machine ammucchiate davanti a un saloon. Fatto apparentemente incredibile, anche i poliziotti lo lasciano fare, anzi sorridono.

L'uomo non è un cittadino qualsiasi colto da raptus, ma il sindaco di New York fotografato in una delle tante azioni punitive contro il "fronte del male", che egli identifica nella Tammany, la "macchina" politica del partito democratico nella contea di New York, centrale della corruzione con connivenze trasversali e stretti legami negli ambienti della mafia.

Quel sindaco si chiama Fiorello La Guardia e la sua vita è una realtà romanzesca. Un personaggio anomalo, straordinario, veramente unico nel pur ricco contesto della storia americana. Anomalo perché in una società dell'immagine La Guardia rappresenta l'esatto contrario dell'uomo di successo, dato che era piccolo di statura (un metro e 58 cm) per 56 chili. Una specie di “nano cresciuto”, non certo bello, con la mascella forte, i capelli mal tagliati e corti e l’abito spiegazzato. Straordinario perché riesce ad affermarsi nonostante sia figlio di immigrati italiani senza fortuna, ghettizzato anche per via della povertà del padre e del sangue ebreo della madre. Non bastasse, ha un pessimo carattere e un nome impossibile: buffo e difficile da pronunciare in inglese.


Fiorello è il primo italo-americano che riesce a diventare deputato e, dopo sette legislature, a farsi eleggere sindaco di New York. Nella capitale del Nuovo Mondo conduce per ben dodici anni una tenace e coraggiosa battaglia per eliminare dalla città la corruzione e le sacche di miseria.

Per Harry Truman è "l'uomo incorruttibile come il sole", De Gasperi lo definisce "il più importante italiano d'America, colui che ci ha salvato dalla fame nei giorni più drammatici della nostra storia". Sulla laurea honoris causa della Yale University, nella dedica c’è scritto che «aveva strappato la democrazia ai politici e l’aveva ridata al popolo».

Secondo gli storici è stato il più grande sindaco di New York e, per molti, anche degli Stati Uniti.

Il pugliese più famoso d'America, assieme al divo del cinema muto Rodolfo Valentino, era chiamato amichevolmente "the Little Flower", sia come traduzione inglese del suo nome che in riferimento alla sua bassa statura, ma per i suoi nemici era “That Little Napoleon in City Hall” (Quel piccolo Napoleone del Municipio), “Sombrero” per via del gran cappello che non abbandonava mai o, peggio” “Buch”, letteralmente “caprone” oppure, a scelta, “macellaio”, “villano”, “goffo”: insomma un concentrato di termini spregiativi.

Nell'America dei pioneri s'era fatto da sé, e dal nulla: inviato di un quotidiano a 16 anni, a ventidue addetto consolare a Fiume, poi interprete (sette lingue) a Ellis Island, l'isola della vergogna dov'erano costretti in quarantena gli immigranti prima di sbarcare negli Stati Uniti. Quindi avvocato, deputato, sindaco della più grande, moderna città del mondo. Sempre dalla parte della gente, degli emarginati. E sempre imprevedibile, impulsivo, per la gioia dei cronisti con cui aveva un rapporto di odio-amore perché faceva notizia ma non tollerava le critiche.

fumetto del 1939

A La Guardia sono stati dedicati strade, parchi, scuole, ponti, l'aeroporto (riservato al traffico interno), decine di biografie, francobolli, figurine, canzoni e persino un musical, “Fiorello!”, vincitore del Premio Pulitzer e di quattro Tony Awards. Il musical – che tenne cartellone a Broadway per tre anni dal 1959 – è stato il primo spettacolo leggero ad aver come protagonista un politico, interpretato in questo caso da Tom Bosley (poi diventato famoso in tutto il mondo per il ruolo di Mr. Cunningham in “Happy Days”).

Curiosamente Hollywood non ha mai realizzato un film su di lui, dedicando invece una biografia al suo predecessore corrotto e donnaiolo Jimmy Walker nel film “Giacomo il bello” (“Beau James” del 1957 con Bob Hope), forse perché i film si fanno con i “kiss kiss bang bang” e La Guardia era troppo puritano e onesto.

Che di lui gli italiani sappiano poco è in parte dovuto al fascismo che ordinò alla stampa di regime di ignorare il "gangster mezzo ebreo", oltretutto Gran Maestro della Massoneria (ma le logge americane sono sempre state associazioni pubbliche e mai segrete), e quando La Guardia morì di tumore a 65 anni nel 1946 in Italia mancava tutto, anche la carta per i giornali, e su di lui scese il silenzio.

Tutti buoni motivi per i quali ho avuto l'onore di dedicargli il documentario dal titolo "L'Incorruttibile" per il programma "La Storia siamo Noi" di Giovanni Minoli. Nello speciale, andato in onda nel settembre 2012,  si ripercorre la sua luminosa parabola di self-made-man interrotta a 65 anni a causa di un tumore al fegato.
 

Fiorello in versione pompiere e autista della subway

Fiorello seppe far notizia per tutta la sua vita, anche quando non riusciva a raggiungere gli obiettivi. Grazie alla sua amicizia con l’eccentrico miliardario Howard Hughes (“The Aviator” è il film che gli ha dedicato Martin Scorsese) cerca di convincere il costruttore Giuseppe Bellanca a finanziare la trasvolata di Charles Lindbergh. Fa di tutto per salvare dalla condanna a morte Sacco e Vanzetti, ma non riesce a convincere il governatore del Massachusetts Fuller a concedere la grazia. Frequenta il tenore Enrico Caruso, il pugile Primo Carnera, la stella del baseball Joe Di Maggio, il giovane Frank Sinatra e i comici Lou Costello (Pinotto) e Jimmy Durante. Lo si vede piangere ai funerali di Petrosino e Valentino. Battezza il neonato Michael Bongiorno (sì, proprio lui) e ha come rivale in campagna elettorale suo padre Philip, avvocato italo-americano di successo.
 
Ma è quando diventa sindaco che esplode la sua creatività improntata all’anti-politica. Scioperano i minatori e per sensibilizzare l’opinione pubblica e convincere i “padroni” a mollare, fa chiudere i termosifoni di tutti gli edifici pubblici, tranne scuole e ospedali. Scioperano i distributori di giornali e ai bambini legge le strisce di Dick Tracy alla radio. 

Ma la sua vera passione sono i pompieri. Sulla limousine oltre al dittafono si fa installare anche la radio a onde corte, sintonizzata su quella dei vigili del fuoco, per potersi precipitare dove scoppiavano gli incendi. Una volta entra in un palazzo avvolto dalle fiamme. Si teme il peggio ma dopo alcuni interminabili minuti ricompare sporco di fuliggine, gli abiti bruciacchiati: aveva voluto controllare se gli impianti  antincendio erano in regola. I pompieri li usa anche come esercito privato per guidarli a sfasciare e inondare d’acqua bische clandestine e locali equivoci (“Scusateci ma ci avevano detto che c’era del fuoco”). Faceva portare le slot-machine in strada e le distruggeva personalmente a mazzate.


Gioca a baseball e bowling per beneficenza, guida aerei, treni e vagoni della metropolitana. I suoi concittadini se lo ritrovano dappertutto, a volte sorpresi e divertiti da inopinate esibizioni, ad esempio quando sale sul podio del Metropolitan, offrendogli di esibirsi con la banda della Polizia e al direttore della Carnegie Hall, che gli chiede se ha bisogno di qualcosa, risponde: “Niente preferenze, mi tratti pure come Toscanini!”.

Fiorello La Guardia – ha scritto un suo biografo americano – “fu un eccezionale uomo politico e, paradossalmente, un anti-politico. Alla mancanza di astuzie diplomatiche, il sindaco di New York contrapponeva una spontaneità talvolta sgradevole, però sempre in grado di conquistare le simpatie delle masse popolari senza fare ricorso alla demagogia. Sanguigno, impulsivo, battagliero, talvolta un po' plateale, questo italo-americano di madre ebrea e padre pugliese incarnava tutto ciò che di più genuino offriva l'America nella prima metà del secolo: una forza morale che non arretrava davanti a nulla, nemmeno ai killer mandati da Cosa Nostra per eliminarlo”.

La Guardia si diminuiva lo stipendio per dare l'esempio e aveva fatto dell'onestà la sua bandiera per profonda e intima convinzione. Non si curò mai del denaro e morì in modeste condizioni.


 
Tony Lo Bianco, attore italo-americano vincitore di tre Tony Awards, ha interpretato più volte a Broadway La Guardia in un one-man-show dal titolo “Hizzoner!” (storpiatura di “His Onor”, suo onore).  


Tony Lo Bianco e Luca Martera

Tony Lo Bianco e il dop Marc Caruso



Clicca qui per leggere l'intervista a Luca Martera di Vincenzo Pascale per Il Corriere del Mezzogiorno.





















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29 gennaio 2013

Asheville, la capitale americana dell'economia di scambio

Asheville, North Carolina
Se c’è una città in cui la condivisione di cibo, cultura, socialità e l’autorganizzazione di servizi e spazi di gratuità sono prassi diffuse, quella è Asheville, negli Stati uniti. Orti urbani liberamente accessibili, banca del tempo, spazi gratuiti per iniziative culturali, ciclofficine, negozi per lo scambio, bar/librerie dell’usato, ma anche escursioni tra montagne e torrenti, cene collettive, serate di danze popolari e buona musica, attività per bambini, assistenza sanitaria gratuita. In molti casi, qui, i dollari non sono un requisito indispensabile. Sul mutuo aiuto contro la recessione, spiega un cittadino di Asheville: «Ci aiutiamo a vicenda. Non è complicato».

Asheville, nella Carolina del Nord, si trova tra le montagne dell’Appalachi del Sud, una regione ricca di tradizioni di condivisione. Storicamente, il relativo isolamento delle montagne e la necessità di far le cose con poco hanno fatto diventare le relazioni di comunità un mezzo per sopravvivere. Insomma, condividere musica, cibo, storie e medicina non è una novità. Spiega un nativo di Ashevillian: «Ci aiutiamo a vicenda. Non è complicato». Oggi, la cultura di condivisione ad Asheville è un mix di tradizioni e cosmopolitismo. La recessione economica degli ultimi cinque anni ha stimolato una grande varietà di attività comunitarie e progetti per i quali i dollari non sono un requisito. 

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo di Amy Hamilton su Asheville.







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Consigli pratici su come avviare una web micro-impresa negli Stati Uniti


100Startup è il titolo di un manuale how-to su come fare impresa attraverso gli strumenti offerti dal web.

Più che di piccola e media impresa in questo libro si parla spesso di micro-impresa e sono diversi gli esempi di professionisti citati che hanno cominciato con appena 100 dollari di investimento (di qui il titolo) e un blog specifico dove convogliare una nicchia di lettori-utenti-spettatori-consumatori.

La lettura di questo utilissimo manuale, unitamente alla mia attività di job-watching nei soggiorni americani, mi ha fatto venire l'idea per esempio del workshop on line su come trasferirsi, vivere e lavorare a New York. Lanciato nel giugno 2012, il workshop è stato seguito da oltre 40 utenti che hanno pagato 25 euro per visionare gli 11 video da me realizzati. Da poco li ho resi visibili a tutti in occasione dell'avvio dell'Anno della Cultura Italiana  negli Stati Uniti.
 
Questo tipo di workshop low-cost è molto diffuso negli Stati Uniti e attiene alla prima regola del self-marketing: il tuo lavoro ha sempre e comunque un valore. In Italia questo tipo di consulenza viene sempre scambiato per una sorta di favore, ignorando o fingendo di non sapere che fornire informazioni è un lavoro come tutti gli altri.

L'autore di  100Startup, Chris Guillebeau, questa regola l'ha imparata benissimo al punto che offre gratuitamente dei preziosi contenuti sul suo sito su come muovere i primi passi per fare micro-impresa sul web. Clicca sui link per scaricare i sei documenti in pdf.







Il libro di Guillebeau è disponibile anche in versione italiana. Clicca qui per leggere la scheda.








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Tutte le parole della cucina per farsi capire in inglese



Ci sono tanti corsi che aiutano migliaia di italiani e centinaia di aziende a imparare l’inglese.

A loro volta i corsi sono tarati su qualsiasi necessità ed esigenza professionale al fine di contribuire concretamente a rendere i professionisti che vi partecipano maggiormente competitivi sui nuovi mercati internazionali e rispondere, dunque, efficacemente alle complesse sfide imposte dalla globalizzazione.

A farla da padrone sono i corsi di inglese giuridico, a seguire quelli nei settore dell'hi-tech e del marketing. Un settore curiosamente scoperto è quello della cucina ma il motivo c'è. Nei paesi anglosassoni, Stati Uniti e Gran Bretagna su tutti, mangiare è una necessità e non anche un piacere. 

Gli italiani, si sa, sono i maestri della tavola e molti di questi che decidono di aprire un ristorante o lavorare come cameriere hanno di contro un problema: la scarsa conoscenza dell'inglese in generale e del gergo specifico del loro lavoro.

Di qui l'esigenza di studiare e approfondire l'argomento. Clicca qui per scaricare il documento in pdf del manuale in lingua inglese con tutte le parole per lavorare nei settori food & beverage. 






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La fantametropolitana nella Grande Mela del 1870

Nel 1912 gli operai della Degnon Contracting Company, mentre scavavano il nuovo tunnel della metropolitana sotto Broadway, a New York, videro crollare la parete che stavano forando, e di fronte a loro si aprì una vasta oscurità. Una volta entrati attraverso il grande buco, le loro torce illuminarono un’enorme sala decorata sfarzosamente: lampadari a gas, divanetti e poltrone, dipinti alle pareti e pannelli affrescati erano ormai ingrigiti da uno spesso strato di polvere. Poco più in là, uno strano vagone cilindrico era poggiato sui binari che sparivano in un buio tunnel. Era la stazione della metropolitana pneumatica di Beach, ancora intatta dopo più di 40 anni. 

Oggi Beach è una figura quasi dimenticata dalla storia ufficiale, destino tipico di chi è troppo avanti rispetto ai suoi tempi. Nella seconda metà dell’800 il traffico a New York era divenuto congestionato ed invivibile; la città era in mano al corrotto sindaco William "Boss" Tweed, che essendo ammanicato con tutte le maggiori compagnie ferroviarie del tempo non aveva alcun interesse a cambiare lo stato delle cose. Più il traffico aumentava e diventava caotico, più gente avrebbe preso il treno per spostarsi.

 
Fonte: blog "Bizzarro Bazar".






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28 gennaio 2013

Oscar Farinetti: "Tutto il mondo vuole mangiare e vestire italiano"


Oscar Farinetti è l'inventore di Eataly con sedi a New York, Tokyo, Roma e Torino, quest'ultima la città dove è nato questo particolare paradiso delle eccellenze culinarie di tutte le regioni italiane proposte e aggiornate ai tempi moderni secondo i ritmi dello slow food e dell'eco sviluppo sostenibile. Secondo Farinetti, mai come ora tutto il mondo è interessato e vuole "mangiare e vestire italiano", solo che gli italiani - soprattutto i politici - non hanno voglia di lavorare per fare in modo che ciò diventi realtà e quindi creare più turismo e più occupazione con un contestuale abbassamento del costo del lavoro.

Clicca qui per ascoltare l'intervento di Farinetti. 

A proposito di campagne marketing per il cibo made in Italy, Foodbus non è certo da meno a Eataly. Si tratta di un road show di degustazioni culinarie nelle maggiori città americane ideato dal pastificio abruzzese Delverde, presente negli Stati Uniti da trent'anni. Gli aspetti interessanti sono due: la sinergia con altri brand italiani e il focus della campagna promozionale incentrato sull'insegnare a cucinare partendo dalla scelta degli ingriedenti giusti. Si replicherà l'esperimento a metà 2013.

    Il Foodbus Delverde

Ecco il resoconto dell'esperienza nel 2012. In viaggio da New York a Washington per promuovere il gusto italiano. Il road show a bordo di un bus lungo oltre 12 metri ha preso il via da New York sotto l'egida dello storico pastificio abruzzese 'Delverde' in collaborazione con altre aziende italiane del settore food e bevarage come Zonin, Auricchio, Caffè Vergnano, Ferrarelle, Fratelli Beretta, Lucini, Montosco. 

Il 'Foodbus' - a cui anche il prestigioso New York Times ha dedicato una pagina - è stato attrezzato con una cucina professionale e un'area lounge dove degustare le specialità 'Made in Italy' e promuovere la cultura culinaria italiana attraverso una formula itinerante. Il bus farà tappa nelle principali città del nord est degli Stati Uniti e terminerà il suo viaggio nella capitale Washington, in tempo per il 'Fancy Food' dal 17 al 19 aprile, durante quella che è definita la più grande fiera del 'food' che si tiene negli Stati Uniti. Nel corso del tragitto, nel bus, dipinto di verde e giallo come i colori delle confezioni dei prodotti Delverde, saranno serviti oltre 15 mila piatti assaggio e distribuiti buoni sconto per un valore di 50 mila dollari.

Clicca qui per continuare a leggere l'articolo de "Il Sole 24 Ore"






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