24 agosto 2010

L'amore glocal raccontato da Tiziana Nenezic

Tiziana Nenezic

Una cosa che mi ha sempre stupito è il fatto paradossale che in questa città folle e trasgressiva il gioco dell'amore segua tappe ben strutturate. La prima manche suole aprirsi con quello che in inglese si chiama date e che in italiano non ha alcuna traduzione nell'accezione romantica del termine. Non a caso gli italiani che conosco e che come me vivono a New York da anni usano espressioni come: "Domani ho un date", "Il date ieri sera mi è andato da schifo", o come disse una volta una mia connazionale che ancora non aveva l'agognata assicurazione medica: "Il mio date fa il ginecologo. E vai! Mi risparmio anche $300 di visita!".

A parlare, anzi a picchiettare i tasti sul Mac, non è la Carrie Bradshaw di "Sex and the City" ma una vera sex-columnist o sexual-urban-anthropologist Tiziana Nenezic, autrice di "Come sopravvivere ai NewYorkesi" (Cooper 2008), una guida spasso per lo Zoo di New York alla scoperta di usi e costumi dell'homo perennemente erectus e della lady perennemente in fregola. 


Tarantina di nascita come il sottoscritto (ecche diamine, per una volta mi fa finalmente piacere sottolinearlo!), Tiziana Nenezic (all'anagrafe Caloro) ha vissuto 15 anni a New York dove sbarcò nel lontano 1991 e da allora ha svolto i lavori più disparati, approdando poi nel campo editoriale con articoli di costume e attualità in inglese e in italiano per diverse riviste, tra cui "Velvet" e "D la Repubblica delle Donne". E' stata spesso ospite delle ultime edizioni del "Maurizio Costanzo Show".

Nel libro Tiziana Sunshine (suo primo middle name americano) spiega perché New York viene chiamata con così tanti nomi, che cosa pensano i newyorkesi di noi italiani, cosa si mangia in un deli (dal tedesco delikatessen) lasciando una mancia senza perdere la faccia, come si sopravvive in un one-bedroom-apartment in compagnia di rats e bedbugs e come si supera lo shock di lavare i propri panni sporchi in una lavanderia pubblica a gettoni. Se non fosse scritto da un'italiana, questo libro sarebbe bollato irrimediabilmente come il solito "chick flick book" in stile Bridget Jones ma la Nenezic ha di suo oltre a un invidiabile uso dell'ironia e dell'autoironia una comprensione più globale delle dinamiche sociali che acuisce tutti i sensi quando ci si trova in presenza di un "cultural shock". Ecco la sua spiegazione di "date".

La parola date indica, come sostantivo, l'atto da parte di un uomo (o donna) di chiedere a una donna (o uomo) di uscire con lui (o lei... per gay e bisessuali riorganizzare la frase a piacere). Un altro significato è l'insieme di attività (cena, drinks, ballo, cinema) che si svolgono durante un date. Inoltre lo stesso termine indica ciascuna delle persone che partecipa al date: "I'm his date", e "He's my date". Come verbo, to date o dating, è l'atto di uscire con qualcuno regolarmente, ma senza impegni profondi come fidanzamento ufficiale o piani di convivenza. Per esempio, "I'm dating this great guy right now". La mancanza di una traduzione immediata di date nella nostra lingua non è svista, bensì un segno che per noi il gioco dell'amore non ha regole e non può essere messo in scatola come se fosse il Monopoli.

Una società rigida, razionale e gerarchica - e mettiamoci anche il solito prude che sta per puritano - come quella dei bianchi americani ha una passione smodata per le etichette. L'amore non è da meno e tra un blind date (appuntamento al buio) e una one-night stand (scopata di una notte con repentina fuga del maschio senza post-liminari) le relazioni seguono regole e dinamiche consumistiche: si va dagli innocui girlfriend e boyfriend al fiancé e fiancée (fidanzamento ufficiale con tanto di anello), dal friend-with-benefits (in italiano "trombamico") al fuckbuddy (persona con cui si fa sesso senza un minimo di relazione o amicizia) sino all'ultimo livello della scala gerarchica sessual-amorosa ovvero il booty call (fuckbuddy rimediato all'ultimo momento per telefono), senza dimenticare gli over50 sugar daddy e sugar mama (uomo o donna ricca con amante giovane "mantenuto" detto toyboy).

Precisa Tiziana. Gli uomini italiani a New York si lamentano tutti di una cosa: "Quando si esce con le donne americane, queste ci chiedono sempre se il nostro è un date, che cosa cerchiamo, che intenzioni abbiamo". Magari è perché le poveracce temono di essere considerate fuckbuddies, anziché girlfriends. Chi lo sa! Io, da brava mediterranea, sono più sanguigna e istintiva per quanto riguarda l'amore e le volte in cui mi sono sentita trasportata da una certa reazione chimica mentre ero fuori con uno, l'idea di chiedere se questo incontro lo si poteva catalogare come date non mi ha mai sfiorato il cervello. E per quello che gli uomini cercano quando portano fuori una donna, non ho bisogno di chiederlo perché conosco già la risposta. E no, non è il petrolio.


Al dating e alle sue mille sfaccettature, Tiziana ha dedicato il suo secondo libro intitolato "L'amore ai tempi del globale" (Cooper, 2009) nel quale racconta le sue esperienze dirette e indirette di chi l'International love l'ha vissuto nel cuore di Manhattan. Dalle coppie miste al mito della straniera, dal cyberstalking al cybersesso, al crack del single market, Tiziana spiega anche chi sono le "jaguards, pumas, cougars and milf" e discetta sull'italiano mammone all'estero ricercato nel vestire e forse pure dalla polizia, mettendolo a confronto con l'altrettanto stereotipato ma vero maschio americano bianco sulla quarantina ancora con sneakers, bermuda, t-shirt e cappellino da baseball.


Tiziana Nenezic vive a Miami in Florida, dove lavora nel settore delle pubbliche relazioni. A Miami - racconta Tiziana nel suo libro - ho notato che gli italiani, soprattutto le coppie, li si distingue facilmente anche se scalzi, mezzi nudi e fuori dal raggio uditivo. Perché gli italiani, più che dall'aspetto, li si riconosce dall'assetto, spesso così animato da risultare bellicoso. Fateci caso: non ha importanza se siamo d'accordo o meno con i nostri interlocutori, le nostre conversazioni sono sempre discussioni perché ci piace sottolineare, enfatizzare ed esprimere con veemenza le nostre idee. Durante i primi mesi della mia permanenza americana se i miei amici mi vedevano parlare con altri italiani per più di due minuti credevano che ci stessi litigando. "Ma che ti ha detto quello per farti incazzare così?" chiedeva sempre il mio ex marito. "Incazzare? Ma no!" gli facevo io, "parlavamo di politica e gli stavo dando ragione!". "Wow! Pensa se gli avessi dato torto!", commentava giustamente lui.

Per approfondimenti:
Blog di Tiziana Nenezic
Il sito di Tiziana Nenezic









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