28 luglio 2010

Ieri come oggi, Roma un'eterna caotica cloaca. Il racconto di Bill Bryson del 1990


Bill Bryson è nato a Des Moines, nell'Iowa, nel 1951. Dopo aver vissuto dal 1977 in Inghilterra, dove ha svolto attività di giornalista, è tornato negli Stati Uniti e risiede attualmente ad Hanover, nel New Hampshire. È uno degli autori di libri di viaggio di maggior successo internazionale. 

Bill Bryson 

"Una città o l'altra" (Neither here nor there), uscito nel 1991, racconta dei suoi viaggi e delle sue avventure in Europa. Questo passo è tratto dalla sua miniodissea a Roma nel 1990.


"Persino i rifiuti non mi disturbano eccessivamente. So che Roma è sporca e affollata e che il traffico è impossibile, ma in un certo senso fa parte dell'eccitazione. Roma è l'unica città che conosco, a parte New York, di cui si possa dire così. Sotto questo aspetto Roma, infatti, mi ricorda proprio New York: stesso rumore, stessa sporcizia, loquacità e colpi di clacson, gli stessi indolenti poliziotti che se ne stanno lì senza far nulla, lo stesso modo di parlare con le mani, l'identico ronzio elettrico di energia diffusa. L'unica differenza è che Roma è così meravigliosamente caotica, mentre New York è decisamente ordinata. La gente fa pazientemente la fila e per lo più osserva i segnali stradali e le convenzioni del vivere civile che fanno sì che tutto fili liscio.


Gli italiani non hanno idea di cosa sia l'ordine. Vivono le loro vite in una specie di pandemonio, che personalmente trovo molto affascinante. Non fanno la fila, non pagano le tasse, non arrivano in orario agli appuntamenti, non svolgono alcun incarico faticoso se non sono allettati a farlo, non credono nelle regole. Sui treni italiani ogni finestrino reca una targhetta su cui è scritto in tre lingue di non sporgersi. Le scritte in francese e in tedesco ingiungono perentoriamente di non farlo, ma quella in italiano si limita a suggerire che sporgersi potrebbe non essere una buona idea. Difficilmente potrebbe essere altrimenti.



All'epoca del mio viaggio, gli italiani erano alle prese con il loro 48mo governo in 45 anni. Il paese vanta la struttura sociale di una repubblica delle banane, eppure ciò che lascia stupefatti è che prospera. Ora è la quinta maggiore economia del mondo, il che costituisce un risultato straordinario sbalorditivo considerato questo disordine cronico. Se gli italiani possedessero l'etica del lavoro dei giapponesi, potrebbero essere i padroni del pianeta. Grazie al cielo non ce l'hanno. Sono troppo occupati a spendere le loro considerevoli energie nelle piacevoli minuzie della vita quotidiana - per i figli, per il buon cibo, per discutere nei caffè -, proprio come dovrebbe essere".

Peppino De Filippo e Totò






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23 luglio 2010

Memorie di Jeff Israely, un americano a Roma

"Roma sa essere gretta e volgare, con il suo inestimabile paesaggio urbano imbrattato dai graffiti degli ultrà di calcio. In attesa di un incontro casuale con il sublime, capita di essere inghiottiti dal cinismo diffuso, dallo sviluppo selvaggio e dal caos di una disorganizzata metropoli del Secondo Mondo nel ventunesimo secolo. Roma è una città piena di grazia, in un paese così legato ai secoli passati che la morte è appena più reale, appena meno spaventosa di quanto non sia in quell'America che promette una soluzione creativa per tutto, anche per la morte".


E' uno dei passaggi più tragicomici di "Stai a vedere che ho un figlio italiano - Tutto ciò che un padre americano ha imparato sull'Italia, meraviglioso paese da cui scappare" (Mondadori, 2009), disincantato racconto dell'esperienza italiana di Jeff Israely, ex corrispondente a Roma del settimanale americano "Time" e attualmente a Parigi con moglie italiana e due figli nati nel Belpaese.

Nato a New York nel 1968, Jeff ha lasciato l'Italia dopo 10 anni di corrispondenze con un bilancio amaro: "In dieci anni il paese è rimasto immobile, incapace di reagire al malcostume. E ha smesso di essere un posto fantastico dove far diventare grandi i propri figli".


Arrivato a Roma l'1 giugno 1998, Jeff racconta di essersi sentito come a Città del Messico "avevo l'impressione di essere finito in un paese straniero, di essere un gringo a tutti gli effetti". Durante il tragitto dall'aeroporto in città a bordo di una Cinquecento decappottabile bianca degli anni Settanta, Jeff confessa che l'eccitazione per la sua nuova vita aveva subito lasciato il posto alla paura: paura per la propria incolumità. "Sarebbe bastato che su quella strada fosse spuntato un dosso, pensavo cercando disperatamente qualche maniglia a cui aggrapparmi, e sarei stato scaraventato fuori dal tettuccio finendo sull'asfalto come in un film di James Bond e così fine della mia avventura italiana".

Stupito dallo scarso uso delle cinture di sicurezza e del casco, Jeff impara così che il senso della legalità e dell'incolumità personale hanno una declinazione diversa nella Capitale d'Italia. "I romani mi hanno insegnato che sono di più le probabilità di cavarsela e che comunque la vita è breve. Quel distacco, quel senso innato della relatività, quell'idea che ogni situazione ha tanti aspetti e che conta più il destino della volontà personale, insomma tutti i lati positivi del tipico fatalismo italiano sono stati un'ottima medicina per un americano educato nella convinzione che nella vita puoi sempre fare le scelte necessarie a controllare il corso degli eventi".


Ma romano Jeff non lo è mai diventato, confessando un piccolo segreto: "Noi stranieri prima critichiamo i vostri comportamenti, poi li limitiamo con la scusa del detto "When in Rome do as the romans to" (Quando sei a Roma fai come i romani). Però non smettiamo mai di giudicare male i romani perché fanno come i romani". Ad esempio, giustificare le trasgressioni che qui è una forma d'arte. Spiega Jeff: "Ho sentito definire "piccole scorrettezze" l'inversione a U quando nessuno ti guarda o andare contromano in motorino per cercare un parcheggio".

Il relativismo porta però con sé anche una visione negativa perché impedisce a molti italiani di non comprendere che tutto è collegato: i grandi problemi e le banalità, le questioni nazionali e quelle locali, le infrazioni stradali e il politico corrotto, quello che non rispetta le fila e il vicino che evade le tasse. "Non sono sorprendenti le cattive abitudini - commenta Jeff - ma il fatto che tanti italiani accettino di subirle".

Nel 2008, Jeff ha imparato molto su Roma e come funziona il Belpaese. Se all'inizio l'amore per la bella vita, il calore e la sicurezza della famiglia e degli amici compensavano i lati negativi, col passare del tempo gli stereotipi sono diventati realtà e fuggire dall'Italia con moglie e due figli è stata una scelta matura alla ricerca di qualcosa di meglio fuori dai confini di un paese bellissimo ma impossibile.

Jeff Israely








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7 luglio 2010

How To Become An Italian



There is a country in the world where

It never rains,

people eat like gods

and where you can do whatever you fucking want.

soccer fans

This country is called Italy.

The country where democracy was born,

which fortunately isn't equal for all.

Silvio Berlusconi, the Italian Prime Minister

EVERYBODY WOULD LIKE TO BE ITALIAN!

Because in Italy a guy like Madoff would not be sentenced.

Because in Italy women don't wear burqas, and they earn less than men.

velina col burqa

Because we don’t have Queen Elizabeth or Oprah.

Because in Italy we are the last to suffer from heart attacks, but the first to die 
from violent deaths.

The Mafia Widow

Because in Italy Madonna grandparent's already did it better.

Pet aren't human beings but things to throw for fun.

We have the best gay stylists.

Pope Joseph Ratzinger 

There are more holidays than working days during the year.

We have the most beautiful lakes, mountains, countryside and seasides.

The garbage of Naples, July 2008

SOME THINGS IN ITALY, HOWEVER, 
COULD SEEM A BIT STRANGE

If you get sick, we take care of you for free.

There are bidets everywhere and we don’t have wall-to-wall carpeting in the bathroom.

We don’t have the death penalty, but we’re getting close.

 Carlo Giuliani, G8 Geneva, July 2001

We don't fine people even if they order a cappuccino 
at the end of lunch.

We use bad language and not weapons to solve 
our problems.

We drink only during meals because 
we prefer fighting sober.

Ultras 

We don't cut spaghetti with a knife.
The cleanest public toilets are the ones in the librairy because no one goes there.

Italian trains - the usual out-of-order toilets 

Neighbors won't sue you if you don't separate 
your recycling.

Our houses won't burn, but they will collapse 
if it rains too hard.

 Earthquake L'Aquila, april 2009

SO, DO YOU STILL WANT TO BECOME AN ITALIAN?

There’s only way to make this dream come true!

Here, dear American, you will have to prove that you know our customs. How? 
Try to answer to these questions.

Q1: Why do people in Italy make love instead of war?

Q2: Why do Italian people have fewer and fewer babies?

Q3: What did Materazzi say that pissed off Zidane?

Zidane headbutts Materazzi (2006)

Q4: Why are there are more funerals than christenings, and more divorces than weddings?

Q5: Why have Dunkin' Donuts, Planet Hollywood, Blockbuster 
and even McDonald's failed in Italy?

A1: Because men aren't circumcised.

A2: To avoid having them baptized by priests.

A3: “You are a man now, it's time to tell you who your mother was”.

A4: Because men prefer to kill themselves rather than pay alimony.

A5: Because it is more profitable to gamble, doing business with on line porn, 
and to traffic in organs.

Do you have well-chosen?

YEAH! YOU ARE FINALLY ONE OF US! 
YOU ARE ITALIAN!

Join us in Italy, the country where people are happy and living, 
working and studying here is really beautiful.

And remember that we don't jump into the subway just because we are running late,

in our outlets you’ll find the best copies of products 
made in China,

and finally, you will feel safe because 
you will have our Protection.