24 giugno 2020

Hai mai discusso o litigato a causa di divergenze cuturali?





GUSTI IN CADUTA
Storie d’amore e d’amicizia
cominciate bene e finite male 
per divergenze culturali


Un programma di Luca Martera 



Un amore e un'amicizia possono nascere e finire anche per questioni di gusto.

Chi di noi non ha mai discusso – si spera nei limiti della civiltà – a causa di una divergenza di vedute?

Si litiga quasi sempre per questioni di principio, pratiche o ideologiche, ma molto spesso anche perché di una persona non sopportiamo i gusti in fatto di libri, film, canzoni, personaggi tv, regali e passioni sportive.

Oppure capita spesso di ridere, piangere e arrabbiarsi per le stesse cose e  questo può sicuramente allungare la durata di una storia d'amore o d'amicizia.

Ci sono poi gusti e gusti. Quante probabilità ci sono che una persona a cui piacciono Gigi D'Alessio, Fabio Volo e Christian De Sica incontri uno, ad esempio come me, a cui piacciono Houellebecq, Cronenberg, Lynch, Wilder, Marcuse, Kubrick, Sade, Bacon, Byrne? Direi nessuna, ma mai dire mai.

E ancora quali conseguenze hanno comportato i divieti di leggere, vedere o ascoltare imposti dai vostri nonni, genitori o fratelli maggiori quando eravate piccoli? Io ancora non mi sono ripreso dalla passione di mia madre per le canzoni napoletane di Merola e Gigione. L'ascolto a palla di Zappatore o 'A Campagnola ogni domenica mattina mi ha impedito per anni di imparare 10 ragazze di Lucio Battisti e Alba Chiara di Vasco Rossi, cosa che forse mi sarebbe stata utile a cuccare durante le gite scolastiche.

E vogliamo parlare poi delle prove d'amore? Ho un amico appassionato di horror che ha fatto vedere alla moglie incinta Il millepiedi umano (The Human Centipede). Se non sapete di cosa sto parlando, non azzardatevi a digitare il titolo su Google!

Per non parlare dei litigi per il possesso del telecomando. A quanti di voi è capitato di tenere il broncio perché lui voleva vedere la partita o giocare con la console o perché lei non voleva perdersi l'ultima puntata del Segreto o di Amici con Maria"?

Di tutto questo si parlerà in GUSTI IN CADUTA, il primo programma basato interamente sui gusti culturali degli italiani dagli anni '70 ad oggi.

In ogni puntata le litigate più divertenti e memorabili per questione di gusto – anche quelle che hanno rafforzato il rapporto d'amore o d'amicizia o di lavoro, s'intende – saranno raccontate direttamente dai protagonisti attraverso i video da tutta Italia.


I video devono rispettare i seguenti requisiti narrativi:
  1. Apertura con descrizione "oggetto della litigata/discussione";
  2. Svolgimento con spiegazione delle due posizioni delle persone in disaccordo;
  3. Finale con rivelazione dell'esito (rottura rapporto, saluto tolto, cancellazione amicizia da Facebook, rappacificazione dopo anni e così via).

Di grande importanza è anche il grado di dettaglio nello spiegare il motivo che ha causato la discussione. Evitare di essere generici con frasi: "Non gli piaceva Jovanotti". Meglio: "Mi diceva che una canzone come L'ombelico del mondo è una cosa delle cose più finte da lui sentite".

I video, della durata di minimo 30 secondi e massimo 1 minuto, vanno inviati all'email:

gustincaduta@gmail.com

Sarete poi chiamati dalla redazione per la firma della liberatoria e per essere avvisati quando andrà in onda il programma, al momento in preparazione, che è ideato da Luca Martera e dallo stesso staff di Voxpopuli di Raitre. 

Per una maggiore comprensione delle varie tipologie di storie sui gusti culturali che devono riguardare SOLO PERSONAGGI e OPERE ITALIANE, ecco qui una rassegna di casi che sono capitati a tutti:

LE NOSTRE CANZONI / LIBRI / FILM
Quando un amore nasce o finisce rispettivamente grazie e per causa di una canzone, un libro, un film ecc.

QUESTA L'ABBIAMO CAPITA SOLO NOI
Ho detto "è lui/è lei" quando abbiamo riso assieme alle stesse battute di... oppure nonostante lui/lei ridesse alle battute di…

T'ODIO EMPIA VACCA
Non perdonerò mai il mio prof delle superiori per avermi fatto studiare…

CARA, STASERA SONO DI CHAMPIONS!
Litigare per il possesso del telecomando. Il calcio per lui e le soap o i reality per lei.

PENSIERINI
Caro/Cara, ti amo tanto ma quel regalo che mi hai fatto quella volta fa veramente pena.

SOLO PER COPPIE MISTE
Del mio partner italiano, non sopporto…

TRA VIRGOLETTE E' ASSOLUTAMENTE UN ATTIMINO
Quando lui/lei ti ha lasciato perché sbagliavi i congiuntivi e altre regole grammaticali e la pronuncia di parole straniere.

FAMOLO STRANO
Solo perché l'abbiamo visto su Youporn, non vuol dire che bisogna farlo per forza. Litigare perché non si è d'accordo sulle pratiche erotiche alternative.

DIVERTIAMOCI A TUTTI I COSTI
Litigi perché lui/lei impone divertimenti alternativi per la serata o mete strampalate per le vacanze.

E CHE MI DISEGNANO COSI'!
Litigi causati dalla bava di lui/lei per un personaggio sexy del mondo dello spettacolo o dello sport.

CHI NON CAMBIA MAI IDEA E' UN IMBECILLE
Litigare per quei personaggi che hanno cambiato più volte idee e stile.

MEGLIO GLI AVANZI
Plagiate dai cuochi superstar dei reality a tema culinario, chi glielo dice adesso che quel suo piatto quella volta faceva veramente orrore …

LO CHIAMEREMO KEVIN
Lamentazioni di quei figli ormai adulti che hanno avuto la sventura di chiamarsi Kevin, Michael, Samantha ecc.

CHINA IL CAPO
Quella volta che sono stato costretto a ridere alle orribili battute o barzellette del capo…

FINCHE' VIVI IN QUESTA CASA...
Quella volta che mi sono presentato ai miei col tatuaggio raffigurante... con i capelli... oppure conciato come…

SONO FATTO COSI'
Quali conseguenze hanno avuto sulla mia psiche i divieti imposti dai genitori o i gusti dei fratelli/sorelle maggiori quando ero piccolo?

SELVAGGIO E' CHI SELVAGGIO LO FA
Lasciare una bottiglia vuota di birra accanto allo shampoo nella doccia è un comportamento classico da coinquilino zozzone. Ne avete avuto qualcuno così?








30 maggio 2020

Sei stato intervistato dalla Rai 20, 30 o 40 anni fa? Allora rivediti e commenta!




Sei stato intervistato al lavoro, a casa o nel tempo libero in un programma della Rai negli anni Settanta, Ottanta, Novanta, Duemiila e vorresti rivederti? 

Se la risposta è sì, invia un messaggio a voxpopuli@rai.it indicando le tue generalità, il nome e l'anno in cui è andato in onda il programma. Aggiungi anche, se lo ricordi, l'argomento di cui hai parlato. 

Potresti essere contattato per commentare quello che hai detto 20-30-40 anni fa da bambino, adolescente o adulto e rivederti in Voxpopuli, programma di Raitre in onda per la terza stagione da lunedì 1 giugno 2020.

Il programma, della durata di 20 minuti, racconterà come sono cambiati gli stili di vita degli italiani dal 1978 fino ad oggi.

Sarà una sorta di videobox-amarcord di taglio sociologico che ri-darà voce a quegli italiani intervistati dalla Rai in centinaia di programmi di attualità, dai servizi dei tg ai programmi dell'accesso, dalle rubriche del dipartimento scuola educazione agli approfondimenti giornalistici.


VOXPOPULI
Un programma ideato da Luca Martera
e realizzato con 
Riccardo Pintori, Marta Ferranti, Cristina Mecci 
in collaborazione con Ginevra De Grassi Di Pianura
a cura di Vanessa Pallara e Maria Laura Ballesio
ricerche Simone Mancini, Serena Pallotto, Tullia De Cataldo
produttore esecutivo Mercuzio Mencucci
regia Max Di Nicola

PROGRAMMAZIONE
Le puntate della terza stagione andranno in onda
alle ore 20.50 su Raitre
da lunedì 29 giugno a venerdì 3 luglio alle ore 12.50,
e da lunedì 3 agosto a venerdì 4 settembre 2020
 alle ore 20.20.









3 novembre 2019

Maximum John - The Judge Who Knocked Out Nixon



       In an infamous Oval Office conversation with senior advisor  Charles Colson and secretly recorded in February 1973, the 37th President of the United States, Richard Milhous Nixon, had some harsh words about the Irish, Jews, Mexicans and Blacks. He added that Italians “don’t have their heads screwed on right”. Unfortunately for him, Nixon met an Italian American who did have his head screwed on right: his name was John Sirica, the US District Judge of the Court for the District of Columbia. Judge Sirica is known for having ordered President Nixon to turn over his White House tape recordings to the House Judiciary Committee and to order that a grand jury report on the President be sent to the House Judiciary Committee. For anyone who watched the hearings, Sirica was an American folk hero. How can one forget when he demanded loudly, angrily and repeatedly, through more than two years of trials and hearings, that he and the American people be told the "T.R.U.T.H." as he once spelled it out to the jurors at the cover-up trial. The Watergate Judge was an Immigrant’s Son, a poor boy who made good, a man taking on the larger forces of evil alone.

       Maximum John - The Judge Who Knocked Nixon is the title of a documentary film that tells the story of this historical and significant figure to American audiences.  He was born John Joseph Sirica in 1904 in Waterbury, Connecticut, to Ferdinando (Fred) Sirica, an immigrant from Italy, and Rose (Zinno) Sirica, whose parents were also from Italy. “My father was a barber and my mother, my brother and we lived in the backroom. In those days there were signs that read: No Irish or Italians Need Apply”. In 1918 he moved to Washington, D.C. where he attended Emerson Preparatory School and eventually transferred to Columbia Preparatory School. After graduating from high school, he entered directly in law school, and received a Bachelor of Law in 1926. President Dwight D. Eisenhower nominated him on February 25, 1957, to a seat on the United States District Court for the District of Columbia. He served as Chief Judge and a member of the Judicial Conference of the United States from 1971 to 1974 and assumed senior status on October 31, 1977. His service terminated on August 14, 1992 when he died of a massive heart attack.

       A liberal Democrat and Nixon's political opponent, Arthur M. Schlesinger Jr., once said: ”If it had not been for the Washington Post and Judge Sirica, the Watergate scandal would have stopped in front of the presidential privileges." But how did an obscure federal judge challenge the most powerful man in the world? This is how he explained it: "I am a Republican. At the beginning of the trial, I did not believe Nixon could be guilty. Such a thought would have depressed me, humiliated me, since I have always been a Republican and twice I participated in the Nixon campaign. But one thing is politics, one thing is justice and I didn’t wait for a moment to order Nixon to turn out the incriminating tapes." After his conviction, Sirica continued to vote Republican and was nicknamed "Maximum John." This portrait highlights a positive image of an Italian-American on the right side of the law, unlike the traditional image of the Mafia which has tainted Italian-American heritage.

     Trailblazers like John Sirica made a significant contribution to break down ugly stereotypes about Italian-Americans. Much progress has been made but today targets of discrimination have shifted to other ethnic groups, and some groups are still discriminated against. Sirica’s success was founded on exactly the opposite qualities of how Italian-Americans were viewed. The challenge is to remind viewers not to be complacent and to rest on their laurels: those who ignore history are doomed to repeat it as the saying goes. The Nixon camp's expert appraiser, Steve Johnson, listened to more than 100 hours of selected Nixon White House tapes that were declassified years later after the Watergate scandal thanks to Justice Department trial attorney Anthony J. Coppolino- another Italian-American. In one of these inflammatory, clear and audible conversations, recorded in the Oval Office on March 8, 1971, after expressing his low expectations vis à vis Mexicans, Nixon added: "That's the problem, finding a Mexican that is honest. And Italians have somewhat the same problem."  Little did Nixon realize that men like Sirica paved the way to break down the stereotypes that he was clearly a victim of.

MAXIMUM JOHN
The Judge Who Knocked Out Nixon

Written, Produced and Narrated  by
Sim Smiley

Edited by
Carla Brandolini

Co-Written and Directed by
Luca Martera

Finalist in the Russo Brothers Italian Film Forum 2019







14 ottobre 2018

200 years of Musical Clashes between Italy and the United States



From the ancient Italian tradition of the Great Opera Houses to the Neapolitan melodies of 20’s in New York; from Harry Warren’s (real name: Salvatore Antonio Guaragna) musicals to Louis Prima’s swing; from the "Voices" Frank Sinatra and Liza Minnelli to the Rock-Pop age by Frank Zappa, Bruce Springsteen, Bon Jovi, Madonna and Lady Gaga, there are hundreds of artists with Italian ancestry, without whom the history of American music would not be, as we know it. In the Mood in Our Own Way tells all about this along two centuries of music clashes between Italy and the United States. The documentary got the Honorable Mention by the National Italian American Foundation (NIAF) and Italian Sons and Daughters of America (ISDA) at The Russo Brothers Italian American Film Forum 2018.



Italy is home to the center of the world's largest religious body - the Roman Catholic Church. From the rich and mysterious gregorian chants of the middle ages, to the newer hymns and praise music found in your local church down the street, the Italian culture continues to have a strong influence. Lorenzo da Ponte, Mozart’s playwright was the key figure, who moved to Philadelphia with his expertise in Italian classic and sacred music in a critical moment. 


America, a land of immigration and an extraordinary laboratory for ideas, was a cultural melting pot in which great figures in Italian artists succeeded: Enrico Caruso, Arturo Toscanini, and in more recent years Luciano Pavarotti, Riccardo Muti and Andrea Bocelli. Beyond Frank Sinatra, there are many relevant artists noted for their talent and repertoire: Louis Prima, Tony Bennett, Mario Lanza, Connie Francis, Perry Como, Frankie Laine, Dean Martin, Frankie Avalon, Vic Damone, and Al Martino. At the same time, many Italians singers and musicians were influenced by American music: Renato Carosone, Natalino Otto, Quartetto Cetra, Alberto Rabagliati, Fred Buscaglione, and more recently James Senese and Enzo Avitabile.


In 1917 Nick La Rocca’s Italian American band released the first jazz recording, Livery Stable Blues. But few people know that the first Italian contribution to the history of American music was older. In 1805 a bunch of Sicilian musicians were engaged to play in the newborn Marine Marching Band in Washington DC, and since then they passed on their knowledge of drums and trumpets to African-Americans who further created jazz. 

If this story is well known to the fans and experts, it’s not the same for the large audience. They just remember big names like Caruso and Sinatra, not knowing the great contribution that Italians gave to jazz, blues, musicals and film scoring, genres that go beyond pop-rock.

The American Dream was for million of Italians immigrants the eternal challenge of man entering into the unknown, seeking out a good future. Music was a reflection of this extraordinarily humanistic adventure, but also the indication of surprising results achieved by the descendants of those migrants; the thrilling epic of everyday experiences by millions of men and women accompanied by the successes of artists who created the music of our time.


This documentary does not want to be another Italian immigration journey that everyone is familiar with, but a tribute to quality music, a dreamlike atmosphere, and the cultural influences that created the everlasting magic of lyrics and compositions.

Among the connotative qualities of being Italian, there is the innate disposition to artistic and musical sensitivity and creativity. Music is the expression of a people, their beauty, their fantasy. Many Italian immigrants played in bands in their small villages and their familiarity with the musical instruments was well known and appreciated, as well as their knowledge of a wide range of popular repertoires.


It will not be a simple parade of names but the explanation of why those names have been and are still so important in the history of music. The other purpose is to make less-known Italian musicians known to younger generations through tons of anecdotes and curious facts. In the Mood in Our Own Way covers the entire history of the Italian contribution to American Music, including the craziest (Liberace and Weird Al Yankovic, both half-Italian) and Italian American Music Composers for Movies: from Henry Mancini to Bill Conti, from Angelo Badalamenti to the the Italian Masters: Nino Rota, Ennio Morricone and Giorgio Moroder.


America is a great nation, built on shared cultures and traditions. In the United States, it is especially true: history informs who we are. It helps us appreciate and understand things in a deeper way. Even the everyday things we take for granted, like the music we listen to. The catchy tunes we grew up with, some of our favorite albums and bands - have been influenced by the Italian-Americans in the US. 

Watch the following video to read the end credits with all the names and song titles quoted in the documentary:  




IN THE MOOD IN OUR OWN WAY

a documentary 
written, produced, 
directed and narrated by 
LUCA MARTERA

edited by
CARLA BRANDOLINI

linguistic consultant and additional voice narration
FRANK PISATURO


A SR Production, 2018


Official Press Releases

13 ottobre 2018

Italian American Media Center - Seeking a Place and a Patron in the US




A unique spot where you can find the most complete video collection on Italian American cinema, music, art, comedy and television. It seems unbelievable but there's no still a place like this in the entire land area of the US.

Not a boring center for media studies or a snobbish arthouse cinema but a living and friendly cultural place dedicated to the promotion of Italian culture in the United States.

Do you have a free public space and would like to become patron naming this place as a non-profit cultural activity?

As co-founder, I can offer my data base of 5000 items circa that has a value of $ 100,000. This data base consists of American and Italian videos that speak of the two countries: movies, documentaries, TV specials and shows, music videos, comedy sketches, commercials, and so on. 


The Italian American Media Center will be a place to make available this material to scholars, students, italophiles that living in the US.

My job will be to set up a rich calendar of cultural events during the entire year. Through movies, documentaries and TV shows, you can speak of cultural differences between the US and Italy with references to language, literature, music, comedy, art, architecture, food, design, fashion, tourism. 

If interested, we will study together a mixed offer (free and paid) for members tailored on the needs of your community and able to draw attention of domestic tourism with a mix of activities, including in addition to screenings: comedy monologues on culture shock, funny Italian lessons, winetasting and aperitivo, short music concerts, readings and conference-shows.

Send me a private email to ask for more details. 


WHO I AM
Documentary filmmaker, mass-media historian and comedy writer. I have been working between the US and Italy since 2010, making documentaries and TV specials on behalf of main Italian TV networks involving history, show business, lifestyles and current affairs tied to the two countries. Recently I got an honorable mention for my first documentary in English in the Russo Brothers Italian American Film Forum 2018. My documentary In the Mood in Our Own Way - granted by the NIAF - explores the history and influence that Italians and Italian Americans have had on music in the United States for the past 200 years.

Click here to read my updated cv.






25 maggio 2018

Un "documentario dal vivo" per raccontare gli Stati Uniti attraverso un secolo di cinema italiano


Se sappiamo bene come Hollywood ha rappresentato gli italiani e gli italo-americani - brutalmente, attraverso le 4 M di mamma, mandolino, mafia e macaroni - raramente, invece, si è indagato sul modo in cui gli italiani stessi hanno raccontato e rappresentato il popolo americano.

E' questo il tema del documentario dal vivo che sto portando in tour in Italia dal 2017. Si tratta di un divertente, scandaloso e affascinante viaggio tra storia, letteratura, antropologia, sociologia, emigrazione, mass-media attraverso una selezione delle sequenze più significative tratte da film e documentari italiani dagli anni del muto sino ai giorni nostri. 

La prima presentazione dal titolo Chi vuò fa' l'Amerikano? si è tenuta lunedì 23 ottobre 2017 al Centro Studi Americani di Roma nell'ambito del Festival Diplomacy. 



La seconda presentazione dal titolo Non solo Kansas City: Alberto Sordi, un romano in America da Ollio a Kissinger si è tenuta lunedì 13 novembre 2017 nella Sala del Mappamondo del Parlamento italiano.


La terza presentazione dal titolo AmericaNapoli - 100 anni di film vesuviani tra Hollywood e Cinecittà si è tenuta mercoledì 18 aprile 2018 al Palazzo delle Arti di Napoli. 



La quarta presentazione si è tenuta nell'ambito della rassegna da me curata L'America vista dall'Italia promossa dalla Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di Cinematografia al Cinema Trevi di Roma dal 15 al 24 maggio 2018.  


                                                                                                 da sinistra Luca Verdone, Max Tortora e Luca Martera

Sono centinaia i film prodotti in Italia e girati sia nello Stivale che direttamente negli States con battute, riferimenti e personaggi legati al Nuovo Mondo. Oltre alla figura dell'italo-americano che ha fatto fortuna (il cosiddetto prominent) ed è malato di nostalgia patriottica, diverse sono le tipologie-stereotipi ricorrenti: ufficiali dell’esercito guerrafondai e tutti d’un pezzo, bionde bellissime e ovviamente oche, mafiosi italo-americani tonti e dal volto orripilante, figli dei fiori perennemente su di giri, sadici agenti CIA con l’occhio ceruleo, emigrati di ritorno cafoni e arricchiti malati di nostalgia patriottica, soldati negri sempre ubriachi, avidi e grassi uomini d'affari con sigaro e cappellone texano, cowboy imperialisti e indiani un po’ troppo comunisti, miliardarie pluri-divorziate in cerca di latin lover.


Nel periodo muto e fascista, gli stereotipi sugli Stati Uniti riflettono i valori di quel tempo in cui si immagina un Eldorado esotico e tentacolare, popolato da cowboy giustizieri, indiani selvaggi, servitori negri, gangster vagamente latini (ma mai italiani per ragioni di censura), donne dai capelli platino in abito da sera e ricchi capitalisti in frac che fumano il sigaro e perennemente col bicchiere di whisky in mano.

Tutto cambia con l’arrivo degli Alleati nel 1943. Gli italiani vedono per la prima volta come parlano e sono fatti gli americani, che da liberatori regalano cioccolata, sigarette e calze di nylon a "segnorine" e sciuscià. Diversi film del Neorealismo firmati da Rossellini, De Sica e altri registi raccontano questo periodo difficile con uno sguardo talvolta critico e in alcuni casi anche anticipatore. Oltre al fenomeno delle “spose di guerra”, si parla infatti anche dei soldati di colore che fanno figli con donne italiane e vengono trattati come persone quando invece negli Stati Uniti sono ancora vittime della segregazione razziale, che rimarrà in vigore ancora sino a metà degli anni ‘60.
                                               

Numerosissimi sono gli incroci, gli scambi e le influenze tra cinema americano e italiano dagli anni ‘50. Dalla Hollywood sul Tevere a base di kolossal biblici di serie A e "sandaloni" e "peplum" di serie B ai premi Oscar a Federico Fellini, Anna Magnani e Sophia Loren, dal successo mondiale degli spaghetti-western di Sergio Leone alle centinaia di film a stelle e strisce girati in Italia da “Vacanze Romane” di William Wyler a “To Rome with Love” di Woody Allen.

Tutti i più grandi registi italiani si sono cimentati, almeno una volta, con temi e luoghi dell’immaginario a stelle e strisce: oltre ai già citati De Sica e Rossellini, figurano anche Fellini, Antonioni, Pasolini, Rosi, Petri, De Filippo, Monicelli, Lizzani, Montaldo, Scola, Salce, Ferreri, Bertolucci, Wertmuller, Cavani e più di recente Tornatore e Sorrentino. Per non citare i divertenti sfottò al capitalismo e consumismo americano di Totò, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Monica Vitti e Paolo Villaggio.


Né mancano interessanti e insoliti racconti sull’altra America negli anni caldi della contestazione e delle lotte per i diritti civili in numerosi documentari che riflettono lo sguardo e l'ideologia dei loro autori nel contesto di quei tempi: cattolico-pacifista (Cesare Zavattini, Mario Soldati), marxista-terzomondista (Antonello Branca, Ansano Giannarelli), nostalgico-reazionario (Luigi Barzini Jr., Giovanni Guareschi), anti-americano di estrema sinistra (Ugo Gregoretti, Giuseppe Ferrara, Andrea Frezza, Paolo Pietrangeli) e anarchico-libertario con il filone dei mondo-movies firmati da Gualtiero Jacopetti, Tinto Brass, Giancarlo Fusco e Luigi Vanzi, autore quest’ultimo di “America paese di dio” del 1965 con un commento lungimirante firmato da Italo Calvino.

La fine degli anni '70 segna il tramonto della stagione d'oro del cinema italiano con lo sfruttamento sistematico di tutti quei generi e sottogeneri che, tra omaggi-oltraggi, remake non dichiarati e parodie grossolane, continuavano a rifarsi a un immaginario made in USA popolato da poliziotti giustizieri, alieni, zombie e cannibali. 

Dagli anni ‘80 agli anni 2000, sono diversi i casi di film italiani che anticipano la cosiddetta "fuga di cervelli" negli States dovuta all'eterna crisi e la conseguente disoccupazione giovanile in Italia: da "Lontano da dove" di Stefania Casini a "Summertime" di Massimo Mazzucco, da “Once We Were Strangers” di Emanuele Crialese fino a "My name is Tanino" di Paolo Virzì. Per il resto prevale più il calcolo che la voglia di raccontare storie autentiche, capaci di catturare lo spirito del tempo. Ecco, quindi, che alcuni cineasti italiani hanno preferito volgere lo sguardo al passato con operazioni nostalgia, vagamente ricattatorie e decisamente ammiccanti al mercato americano. Il riferimento non può che andare agli Oscar vinti da Tornatore per "Nuovo Cinema Paradiso", Salvatores per "Mediterraneo", il compianto Troisi per "Il Postino" (il premio andò alle musiche, ma fu candidato anche come miglior film), Benigni per "La vita è bella" e Sorrentino per "La grande bellezza", quest'ultimo di fatto remake non dichiarato de "La Dolce Vita". 

Negli ultimi dieci anni, sembra consolidarsi invece una nuova ondata di registi italiani che dirigono film recitati in lingua inglese per il mercato globale, da Roberto Minervini  a Luca Guadagnino, da Gianfranco Rosi a Andrea Pallaoro, includendo in questa categoria il già hollywoodiano Gabriele Muccino.


Alla fine qual è il bilancio di cent’anni di Stati Uniti visti dal cinema italiano? Grosso modo è stata una battaglia che hanno perso sia gli italiani che gli americani. Un film è soprattutto un prodotto commerciale e non uno strumento per capire i popoli e quindi entrambe le cinematografie hanno badato, quasi sempre, più a sfruttare biecamente i rispettivi stereotipi che ad analizzare le differenze culturali con umorismo e reale interesse antropologico. Visto che entrambe le cinematografie si sono scambiate in un secolo di storia sorrisi e canzoni, applausi e risate, baci e schiaffi, abbracci e insulti, mani sul sedere e bombe, al termine dello show sarà assegnato il premio "Asino d'oro" ai peggiori film italiani e americani che hanno rappresentato i due popoli riducendoli a stereotipi da cartolina. Il premio si propone di stimolare produttori, sceneggiatori e registi di serie tv, show e film di Hollywood a "studiare di più" e se non altro a giocare con gli stereotipi, puntando su soluzioni e storie più intelligenti come, ad esempio, nella commedia "Un pesce di nome Wanda" dove gli Americani insultano gli Inglesi magnificando gli italiani...




Per richiedere la conferenza-show per scuole, università, aziende, associazioni, fondazioni e abitazioni private, leggi qui.